Addio a Valentino, il maestro che ha vestito un’idea eterna di bellezza

di Redazione

Si è spento a Roma, all’età di 93 anni, Valentino Clemente Ludovico Garavani, uno dei giganti assoluti della moda italiana e internazionale. «Si è spento nella serenità della sua residenza romana, circondato dall’affetto dei suoi cari», ha annunciato in una nota la Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti.

Nato l’11 maggio 1932 a Voghera, in provincia di Pavia, Valentino aveva intuito giovanissimo che la moda sarebbe stata la sua vita. Sostenuto dai genitori, Mauro Garavani e Teresa de Biaggi, studiò moda e lingua francese prima di trasferirsi a Parigi, dove si aprì alle grandi opportunità dell’Haute Couture. Lì lavorò come apprendista accanto a Jean Dessès e Guy Laroche. Rientrato in Italia, affinò la sua esperienza con Emilio Schuberth e Vincenzo Ferdinandi. Nel 1957 fondò la maison Valentino; due anni dopo aprì il primo atelier in via Condotti, a Roma.

Gli esordi e l’incontro decisivo – L’inizio non fu semplice: dopo un primo investimento, i soci decisero di indietreggiare. La svolta arrivò nel 1960 con l’ingresso in società di Giancarlo Giammetti, allora studente di architettura conosciuto in un bar della capitale. Fu l’avvio di un sodalizio durato una vita: Valentino alla guida creativa, Giammetti al business e alla comunicazione, affiancato negli anni da Daniela Giardina, figura storica della maison.

La consacrazione e il jet set – Il riconoscimento internazionale arrivò nel 1962 con la sfilata a Palazzo Pitti: il consenso della stampa fu unanime. Da quel momento, il suo mondo si popolò delle donne più iconiche del Novecento e oltre: Jacqueline Bouvier Kennedy Onassis, con un rapporto iniziato nel 1964, Elizabeth Taylor, Sharon Stone, Linda Evangelista, fino a Sophia Loren, Rania di Giordania, Julia Roberts, Gwyneth Paltrow e Anne Hathaway. «Sono un grande lavoratore, un creatore di moda», rivendicava. «Ho realizzato il sogno della mia vita: creare abiti femminili. Io so cosa vogliono le donne». Alla domanda su cosa desiderassero davvero, rispondeva: «Vogliono essere belle».

Il rosso Valentino e l’identità visiva – Creatore della tonalità più iconica della moda, il rosso Valentino, spiegava: «Quando si vede una donna vestita di rosso si prova un grande sollievo. Il rosso è un colore che abbellisce moltissimo». Un colore nato da un viaggio in Spagna, mescolato con un tocco di arancione, diventato firma riconoscibile. Fu anche tra i primi a comprendere il valore dell’identità visiva: la “V” in metallo, lanciata nel 1968 con la storica collezione bianca, divenne simbolo di raffinatezza. Otto attrici hanno ritirato un Oscar indossando un suo abito.

L’addio alle passerelle e l’arte – Nel 2007 lasciò il timone creativo della casa di moda, ma non abbandonò mai davvero la scena. Continuò a disegnare per amiche ed eventi artistici: nel 2012 realizzò 25 costumi per il New York City Ballet; nel 2019 firmò gli abiti per La Traviata al Teatro dell’Opera di Roma, su regia di Sofia Coppola. «Questa era la mia passione: creare abiti, per tutto il resto sono un disastro!», diceva spesso, con ironia e lucidità.

Le vicende societarie e la filantropia – Prima dell’addio alla moda, nel 1998 il marchio fu venduto alla Hdp Holding di Maurizio Romiti; nel 2002 passò al gruppo Marzotto. Nel luglio 2012 la maison approdò a Mayhoola for Investments del Qatar; nel 2023 il gruppo Kering acquisì il 30% del capitale del Gruppo Valentino per 1 miliardo e 700 milioni euro. Nel 2016, insieme a Giammetti, creò la Fondazione omonima con finalità filantropiche. Dopo di lui, l’eredità creativa è passata ad Alessandra Facchinetti, poi a Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli, fino all’attuale Alessandro Michele.

Una vita, molte dimore – Eleganza, perfezione e fede: prima di ogni sfilata recitava una preghiera dietro le quinte. Amava i carlini, il giardinaggio, le feste e le sue case: una villa sull’Appia Antica a Roma, un appartamento a Londra, una residenza su Park Avenue a New York, uno chalet a Gstaad. Il luogo simbolo restava il castello di Wideville, alle porte di Parigi, dimora del Seicento voluta da Luigi XIV. Questo universo è raccontato nel documentario del 2008 The Last Emperor di Matt Tyrnauer, che restituisce anche il rapporto, fatto di scontri e rapide riappacificazioni, con Giammetti.

L’ultimo saluto – La camera ardente sarà allestita presso PM23, in piazza Mignanelli 23 a Roma, mercoledì 21 e giovedì 22 gennaio, dalle ore 11 alle 18. Il funerale si terrà venerdì 23 gennaio, alle ore 11, nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, in piazza della Repubblica 8.

Lucido fino alla fine, guardava il presente senza sconti: «Oggi chi ha denaro non sempre ha classe e memoria». E sul futuro, con il suo inconfondibile spirito teatrale: «Dopo di me, il diluvio». Valentino Garavani non ha solo creato abiti: ha costruito un’idea di bellezza che continua a parlare al tempo. E quella, davvero, non passa mai di moda.

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