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Strage funivia, il manovratore: “E’ colpa mia, faccio i conti con Dio”

“Mi sento un peso enorme sulla coscienza. Prego e faccio i conti con me stesso e faccio i conti con Dio”. E’ quanto ha affermato agli inquirenti Gabriele Tadini, il manovratore della funivia Stresa-Mottarone che ha ammesso di aver manomesso il freno d’emergenza con il “forchettone”. Il 64enne, in isolamento in una cella di massima sicurezza nel carcere di Verbania, era diventato capo servizio dopo 40 anni di lavoro nella società che gestiva l’impianto dove domenica mattina è precipitata una cabina, provocando la morte 14 persone, tra cui due bimbi. Insieme a lui sono stati arrestati Luigi Nerini, proprietario della società che gestisce l’impianto, la “Ferrovie Mottarone srl”, e il capo operativo del servizio, Enrico Perocchio. – continua sotto – 

Come riporta La Stampa, Tadini era diventato responsabile del funzionamento della funivia. Durante l’interrogatorio con i carabinieri, ha dato la sua versione dei fatti. “L’impianto idraulico dei freni d’emergenza aveva dei problemi, perdeva olio e le batterie si scaricavano continuamente. Dopo la riapertura del 26 aprile, avevamo già fatto due interventi. Ma non erano stati risolutivi. La funivia continuava a funzionare a singhiozzo. Il problema si ripresentava, serviva altra manutenzione”, ha raccontato durante l’interrogatorio. “Tenere i freni scollegati permetteva alla funivia di girare. Mai avremmo potuto immaginare che la cima traente si spezzasse”, ha proseguito dicendosi pentito. “Era in buone condizioni: non presentava segni di usura. Quello che è successo è un incidente che non capita neppure una volta su un milione”. – continua sotto – 

Chi è Gabriele Tadini – Nato nel 1958, sposato con due figli, Gabriele Tadini ha avuto anche una breve carriera politica tra le fila della Lega. Alla fine degli Anni Novanta era riuscito a entrare in consiglio comunale con l’attuale sindaco di Stresa, Marcella Severino. Il legale del 64enne racconta che alla fine della confessione il suo assistito, fervente cattolico, era molto provato: “Mai avrebbero pensato di far correre quel rischio ai passeggeri. Siamo tutte persone umane, possiamo fare delle scelte sbagliate senza rendercene conto”. “Non credo che il forchettone potesse incidere sulla fune”, ha spiegato invece il difensore di Tadini, Marcello Perillo, chiarendo comunque a più riprese che sta cercando di “recuperare delle persone”, cioè dei consulenti, che possano fare chiarezza sulla eventuale correlazione tra le anomalie del sistema frenante e la rottura del cavo traente. Per l’avvocato un aspetto da valutare è capire “questi freni su quali delle due funi insistevano”. – continua sotto – 

Sabato la richiesta dei domiciliari – Tadini ammetterà dunque sabato davanti al gip di Verbania di aver disattivato il sistema frenante con la scelta dei forchettoni per evitare il blocco della cabina. “Ho corso il rischio ma l’ultima cosa al mondo che pensavo è che si potesse rompere il cavo traente”, avrebbe detto in carcere in un colloquio col suo legale Marcello Perillo. “È pentito”, ha aggiunto il difensore preannunciando che chiederà i domiciliari per il suo assistito. – continua sotto – 

Nerini e Perocchio negano accuse – Intanto, continuano a negare le accuse gli altri due fermati. Luigi Nerini, titolare della società, ha dichiarato di non aver mai avallato il blocco dei freni, sottolineando che utilizzava abitualmente la funivia con i suoi figli. Anche Enrico Perocchio si è dichiarato del tutto estraneo ai fatti: “Si è messo a disposizione della magistratura immediatamente, invece è stato sbattuto in carcere. Dice che solo un pazzo poteva bloccare i freni e la presenza dei forchettoni non gli era stata mai segnalata”, ha dichiarato il suo avvocato Andrea Da Prato. Di tutt’altro avviso, il Procuratore di Verbania Olimpia Bossi, secondo cui i tre, in concorso tra loro, avrebbero agito con “deliberata volontà di eludere gli indispensabili sistemi di sicurezza dell’impianto di trasporto per ragioni di carattere economico e in assoluto spregio delle più basilari regole di sicurezza, finalizzate alla tutela dell’incolumità e della vita dei soggetti trasportati”. Per questo, se le loro responsabilità verranno provate in giudizio, rischia una “pena detentiva elevatissima”. IN ALTO UNA PLAYLIST VIDEO

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