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Disabili maltrattati e umiliati in struttura socio-assistenziale: arrestati gestori

Gli ospiti con disabilità venivano picchiati, colpiti con getti di acqua fredda, oggetti scagliati addosso, sottoposti a continue punizioni fisiche e umiliazioni psicologiche. E’ quanto emerso dalle indagini su una struttura di Cesate, in provincia di Milano, dava alloggio a nove pazienti adulti con disabilità psichiche accertate. I due gestori, una 68enne e una 25enne, sono stati sottoposti agli arresti domiciliari, mentre due operatori ad obbligo di dimora e altri tre sospesi per sei mesi dall’attività di educatore socio assistenziale. Le vittime sono state tutte rapidamente ricollocate dai carabinieri, con l’ausilio dell’Ats, in una struttura idonea, dove riceveranno la dovuta assistenza. – continua sotto – 

L’attività investigativa, condotta dai carabinieri di Busto Arsizio (Varese), coordinata dal pm Rosaria Stagnaro della Procura di Milano e iniziata dopo una segnalazione ai carabinieri di Castellanza, ha accertato che le vessazioni, le violenze e le punizioni corporali sono iniziate nel 2017. Gli ospiti della comunità erano costantemente obbligati a stare seduti a tavola in posizione perfettamente eretta, alcune volte con bastoni infilati nella cintura e in una bandana legata alla loro testa. Chi non resisteva veniva costretto a saltare i pasti osservando gli altri mangiare. La mattina, se qualcuno non si voleva alzare, veniva colpito con secchiate di acqua fredda. Durante la giornata se un ospite dava fastidio veniva colpito con oggetti, bagnato con spruzzini o lasciato fuori dalla struttura al freddo anche per tutta la notte, durante l’inverno, tanto da provocargli ecchimosi da ipotermia. – continua sotto – 

In alcune occasioni erano costretti a sfilarsi la biancheria intima davanti a tutti e dimostrare fosse pulita, in caso contrario venivano obbligati a lavarla a mano nei bagni. “Fai schifo, sei un animale”, una delle frasi intercettate dagli inquirenti, “quanti mesi ci hai messo per nascere? Meno di nove, perché sei un rompi…”, le parole pronunciate da un operatore a un disabile nato con una grave patologia neonatale. E, ancora, “ti faccio ricoverare, ti mando via”. Infine, chi si lamentava veniva minacciato di dover subire il “metodo Anna”, ovvero “un calcio nel c..o così forte che te lo sfondo”. IN ALTO IL VIDEO

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