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Mafia, il boss Bevilacqua voleva riorganizzare clan con i figli: arresti su asse Sicilia-Germania

Associazione mafiosa, traffico di droga, corruzione aggravata e detenzione di armi da fuoco. Queste le accuse a carico di 46 indagati da parte della Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta che ha chiesto e ottenuto una misura cautelare, emessa dal gip del tribunale nisseno, eseguita dai carabinieri del Ros e del comando provinciale di Enna in tutta Italia e in Germania. Scattato anche un sequestro di beni per un milione di euro.

I carabinieri sono entrati in azione, con l’operazione “Ultra”, a Barrafranca e Pietraperzia, in provincia di Enna, Catania, Palermo e Wolfsburg, in Germania. Gli indagati, tra cui un giovane che all’epoca dei fatti era minorenne, sono accusati di fare parte o di essere contigui alle famiglie mafiose di Barraffranca e Pietraperzia. Uno degli indagati, Giuseppe Emilio Bevilacqua, è stato rintracciato e catturato in Germania grazie al supporto del Bka, ufficio federale della polizia criminale tedesca e con il coordinamento operativo dell’Agenzia di polizia europea Europol.

L’inchiesta è stata avviata nel 2018, dopo la concessione dei domiciliari a Raffaele Bevilacqua, già condannato per mafia, per ragioni di salute. Secondo gli investigatori l’uomo, non appena uscito dal carcere, avrebbe “ripreso immediatamente la direzione della famiglia mafiosa con il fondamentale apporto dei suoi familiari”. L’appartamento di Catania nel quale scontava i domiciliari era diventato crocevia di importanti incontri con altri storici affiliati, fra cui Alessandro Salvaggio e Salvatore Privitelli, nel corso dei quali venivano sarebbero state pianificate strategie e azioni da compiere. Bevilacqua, quindi, avrebbe portato avanti “un progetto di riorganizzazione” della famiglia mafiosa.

E in questa iniziativa, secondo i carabinieri, avrebbero assunto “un ruolo cardine” i suoi figli, Flavio Alberto e Maria Concetta, quest’ultima avvocato del foro di Enna. Il primo sarebbe stato “l’interfaccia del padre” con il territorio occupandosi di “tenere i contatti” con gli altri affiliati e di “concordare” le azioni da intraprendere. La donna, che secondo gli inquirenti avrebbe “approfittato” della sua professione” incontrava nel suo studio di Barrafranca gli affiliati a cui avrebbe consegnato i pizzini scritti dal padre con gli ordini da eseguire. Maria Concetta Bevilacqua, inoltre, “partecipava alla scelte strategiche del gruppo criminale, organizzava gli incontri presso la casa di Catania e, ancora una volta sfruttando il suo ruolo di legale, attuava – evidenziano i carabinieri – una serie di manovre volte ad evitare il ritorno in carcere del congiunto”.

Arrestato dirigente Comune Barrafranca – C’è anche un dirigente del Comune di Barrafranca tra gli arrestati: si tratta di Giuseppe Zappalà, responsabile del settore Gestione del territorio-Infrastrutture e servizi manutentivi del Comune. I Bevilacqua, secondo gli investigatori, erano in grado “di incidere sulle scelte del Comune di Barrafranca attraverso amministratori compiacenti”. Per i carabinieri “è stata accertata la diretta e fondamentale partecipazione di Zuccalà nell’assegnazione di un appalto con il metodo dell’affidamento diretto all’imprenditore Salvatore Blasco” che secondo i militari “è in stretti rapporti con la famiglia Bevilacqua”. IN ALTO IL VIDEO

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