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Frode in appalti forniture Forze Armate, 31 indagati

Un generale ispettore dell’Aeronautica Militare, un colonnello in servizio all’aeroporto di Pratica di Mare, un brigadiere capo della Guardia di finanza sono finiti ai domiciliari nell’operazione ‘Minerva’ condotta dalla Polizia di Stato e coordinata dalla Procura di Roma che ha portato alla luce un sistema corruttivo in una serie di appalti per forniture a Esercito, Carabinieri, Aeronautica e Guardia di Finanza. Il gip Tamara De Amicis ha disposto la misura della sospensione dal servizio anche nei confronti di due colonnelli, un tenente e un brigadiere generale dell’Aeronautica.

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31, complessivamente, gli indagati tra pubblici ufficiali appartenenti alle Forze Armate con diverso grado e imprenditori, accusati, tra l’altro, di frode nelle forniture, corruzione, turbativa d’asta ed altro negli appalti per gli approvvigionamenti delle Forze Armate. L’ordinanza dispone per 7 indagati gli arresti domiciliari, 5 misure interdittive di sospensione dall’esercizio del pubblico ufficio, nonché 19 misure di divieto temporaneo di contrattare con la Pubblica Amministrazione e di esercitare attività imprenditoriali e uffici direttivi di persone giuridiche e impresa.

L’attività di indagine è partita da un procedimento avviato a Frosinone su una associazione per delinquere finalizzata all’evasione fiscale e alla creazione di fondi neri che vedeva coinvolta una società aggiudicataria di diverse gare d’appalto per fornitura alle Forze armate. “In particolare – scrive il gip nell’ordinanza – era emersa l’esistenza di una rete di soggetti che sfruttando conoscenze all’interno delle amministrazioni appaltanti mostravano di riuscire ad ottenere facilitazioni nell’aggiudicazione delle gare”. Un sistema di tangenti in danaro o sottoforma di “piaceri” come l’assunzione di un parente. In totale le persone finite nel registro degli indagati sono 64. Tra gli appalti finiti al centro dell’indagine anche quelli relativi alla digitalizzazione degli aeroporti di Pratica di Mare e Centocelle, fornitura di gradi e arredamento di ufficio.

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Le indagini, durate quasi un anno, inizialmente hanno fatto emergere episodi di frode contrattuale ai danni delle Amministrazioni dello Stato appaltanti da parte delle ditte aggiudicatarie della produzione dei nuovi distintivi di grado per le Forze Armate, nell’ambito del riordino dei ruoli e delle carriere previsto dal decreto legislativo numero 94 del 2017 che ha introdotto nuove qualifiche apicali. Nel proseguo dell’attività investigativa è stato documentato uno specifico e ben collaudato sistema corruttivo tra imprenditori ed Ufficiali delle forze armate, ricostruito grazie alle attività di intercettazione telefonica, ambientale e telematica supportata da servizi di osservazione e pedinamento, che vedono alcuni soggetti ripetutamente coinvolti in episodi di corruzione e turbata libertà degli incanti in vari settori.

Nel primo troncone delle indagini, le ditte aggiudicatarie della fornitura dei nuovi distintivi di grado per le uniformi delle Forze Armate hanno utilizzato un sistema basato sulla costituzione di un “cartello” concordato verso un unico fine, ovvero quello di non farsi concorrenza, o di un accordo post-aggiudicazione in favore di chi avrebbe poi prodotto effettivamente il materiale. Nella seconda parte delle indagini, sono stati accertati autonomi e distinti episodi delittuosi commessi da Ufficiali dell’Aeronautica Militare che si pongono in condizione di stabile asservimento ad interessi privati.

A margine di tali vicende, è stata anche acclarata una truffa contrattuale perpetrata nella fornitura di tende modulari a struttura pneumatica per l’Esercito Italiano e in particolare le truppe in missione all’estero tramite una “gara a procedura aperta” per un importo complessivo di 9 milioni e 64.335,57. Complessivamente, le indagini hanno permesso di svelare turbative d’asta e frodi negli appalti delle Forze Armate per un valore pari a 18 milioni e mezzo di euro. Disposto un decreto di sequestro preventivo in via d’urgenza delle somme di denaro corrisposte ad alti ufficiali delle forze armate per il reato di corruzione.

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“Le scatole quelle degli alamari… c’hanno made in Cina fuori… Ma se ci mettessimo l’etichetta fuori? Se po’ levà la scritta ‘Made in Cina’… gliela copriamo ok”. Questa una delle conversazioni intercettate tra i 31 indagati. Gradi e distintivi in velcro, tubolari, alamari dei Carabinieri, secondo quanto si legge nell’ordinanza del gip De Amicis, avrebbero dovuto esser fabbricati in Italia, ma venivano fatti arrivare dal distretto industriale di Shenzen in Cina. Ma anche per i gradi metallici o i cosiddetti ‘tubolari’ da appuntare sulle spalle ci si rivolgeva alla Cina. Così come per una gara di fornitura dei cappelli da alpini, era pronta la triangolazione tra ditte compiacenti che portavano fino in Oriente.

“I gradi metallici giunti dalla Cina all’interno delle valigie, sono stati quindi consegnati” a un tenente colonnello, ma questi presentavano alcuni difetti, ovvero “hanno le piastrine che si scollano o sono già scollate da un lato”, si lamenta un militare intercettato. Il suo interlocutore lo rassicura: “Ora glielo dico subito, può essere che l’hanno fatto di fretta”. Nel corso della conversazione tra due ufficiali dell’Esercito “emerge chiaramente” che un Tenente Colonnello “è perfettamente consapevole” che la produzione non sta venendo presso la ditta aggiudicatrice dell’appalto: “Tu sai benissimo che quei gradi, li stanno chiudendo in un’altra azienda e poi li porteranno lì”.

“Le indagini hanno messo in luce un sistema diffuso di rapporti tra imprenditori e pubblici ufficiali per falsare le gare attributive di commesse della pubblica amministrazione”. È quanto scrive il gip De Amicis nell’ordinanza. “Si tratta – continua – di rapporti collusivi che si fondano per lo più su reciproche utilità: gli imprenditori risultano vincitori delle gare e i pubblici ufficiali ricevono delle utilità, per lo più somme di denaro, attestate solitamente nell’importo del 10% del valore del contratto, o anche altre utilità, come l’assunzione in favore di parenti”. “Il modus operandi – continua il gip – è così pervasivo che investe tutti i settori in cui l’amministrazione necessita di beni o servizi: dall’abbigliamento alle derrate alimentari, dall’attività di digitalizzazione dei documenti all’acquisto dei macchinari per la cura dei giardini, dalle tende da campo per le forze armate, ai sistemi tecnici di allarme antintrusione e all’arredamento. Sembra che non vi sia settore delle forze armate in cui i pubblici ufficiali abbiano chiaro il valore della propria funzione, mortificata, e con essa, la Repubblica, dal contagio delle tangenti, consegnate dentro gli uffici o dentro un’automobile davanti a un bar”.

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