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“Da 5 Bloods – Come Fratelli”, su Netflix il nuovo film di Spike Lee

Altra uscita in pandemia, Da 5 Bloods – Come Fratelli avrebbe dovuto essere presentato fuori concorso a Cannes, andare successivamente al cinema, poi su piattaforma. Invece, è arrivato subito su Netflix, in un periodo mai più adatto.  Il riferimento è diretto agli avvenimenti che stanno scuotendo gli Stati Uniti al grido di Black lives matter in seguito alla morte di George Floyd. Non che Spike Lee avesse atteso il momento per rivendicazioni di questo tipo. Da sempre regista simbolo delle lotte afroamericane (Fa’ la cosa giusta, Malcolm X) già con l’ultimo BlacKkKlansman – storia di un poliziotto nero infiltrato nel Ku Klux Klan – era tornato prontamente sull’argomento.

Molti film sono stati ambientati durante la guerra del Vietnam, ma forse nessuno si era focalizzato prima sulla massiccia presenza di ragazzi afroamericani fra i militari: pur rappresentando l’11% della popolazione statunitense, la percentuale di persone di colore che affrontava i Viet Cong ammontava al 32%. Cinque di loro potrebbero essere gli ipotetici protagonisti di Da 5 Bloods: avendo un trovato una cassa di lingotti d’oro, decidono di nasconderla e tornare a riprenderla dopo la fine della guerra, come risarcimento per il trattamento degli afroamericani da parte del governo. Ambientato nel presente, alternando dei flashback, il film mostra il loro tentativo di recupero.

Di nuovo, la storia si fa pretesto atto a esplorare come dal passato al presente continui il filo conduttore che lega sfruttamento e prosperità negli Stati Uniti. La tesi sostenuta è la seguente: sebbene il paese sia stato fondato sulla pelle degli afroamericani, dalla schiavitù alla guerra in Vietnam, essi sono sempre stati relegati ai margini della società e destinati alla disuguaglianza. Chiari i riferimenti a personaggi emblematici tramite interessantissimi inserti fotografici: fra gli altri, Crispus Attucks, primo a essere ucciso nel massacro di Boston durante la guerra di indipendenza; Milton Lee Olive III, primo afroamericano a ricevere la medaglia d’onore in Vietnam, dove morì appena diciottenne.

Ma se al tempo di Martin Luther King erano caratterizzati da un’unità di popolo tesa a fortificare la rivendicazione dei propri diritti, ciò che Spike lee descrive nel presente è proprio quella perdita. I cinque fratelli hanno smarrito ciò che li legava in guerra per diventare, in pieno stile americano, dei vili cercatori d’oro. E non c’è miglior cappellino da indossare nella ricerca che quello su cui è scritto Make America great again. IN ALTO IL TRAILER

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