Gricignano

Gricignano e la polizza zona Nato, Aquilante: “Sceneggiata giuridica”

Gricignano (Caserta) – Sul caso della riscossione della polizza assicurativa a garanzia dei lavori nella cosiddetta “Zona Nato” di Gricignano, situata nei dintorni della cittadella americana della Us Navy, per la quale è in corso un contenzioso giudiziario, interviene l’architetto Andrea Aquilante, già vicesindaco e assessore all’Urbanistica.

“Da oltre un anno non faccio politica attiva a Gricignano, ma quando mi sento tirato in causa, non posso fare a meno di intervenire. Purtroppo non ho accesso agli atti ufficiali e mi è complicato essere preciso, ma veniamo ai fatti a mia conoscenza”, esordisce Aquilante, per poi raccontare: “Tutti sapete che la passata amministrazione di cui facevo parte mise all’incasso la polizza assicurativa a garanzie delle opere di urbanizzazione che il Consorzio per Gricignano avrebbe dovuto realizzare (e che non ha mai realizzato completamente) nella zona Cooperative (dietro Nato). Dopo tale iniziativa è arrivata la prima amministrazione Santagata, poi il Commissario e infine la seconda amministrazione Santagata, quella in carica e purtroppo poco si è saputo in merito a questo procedimento in corso”.

Oggi si apprende che, il 28 maggio scorso, il Tribunale Civile di Napoli Nord in Aversa, dove si procedeva per ottenere l’incasso della polizza, ha sospeso il giudizio in attesa della definizione del procedimento pendente innanzi al Tar Campania (RG 872/2020). E proprio in merito al ricorso al Tar, Aquilante spiega: “Nel mese di marzo scorso, il Consorzio per Gricignano ha promosso ricorso al Tar contro il Comune di Gricignano, per i danni subiti per la mancata autorizzazione alla realizzazione di alcune opere mancanti e quindi di completamento di quanto previsto dalla convenzione, nonché per ‘danni di immagine aziendale’ per un totale di circa 2 milioni di euro. Secondo il Consorzio, la convenzione scadeva il 12 settembre 2015 in forza del ‘Decreto del Fare’ che prolungava i termini di scadenza di ulteriori 3 anni, perché nei fatti era scaduta il 12 settembre 2012, cioè prima delle elezioni che videro eletta l’amministrazione Moretti. Secondo i nostri legali, invece, e soprattutto secondo il dirigente dell’Ufficio Tecnico, ma anche secondo me e secondo chiunque abbia un poco di sale in testa, questo Decreto del 2013 non poteva essere applicato alla convenzione in questione, poiché esso prorogava, ovvero allungava, i termini di scadenza dei contratti e delle convenzioni in essere stipulati con la Pubblica amministrazione. In altre parole, il Decreto non poteva assolutamente prolungare i termini di una convenzione già scaduta da circa un anno”.

“Per giunta, – prosegue Aquilante – la richiesta di autorizzazione per il completamento dei lavori, di cui al ricorso, è stata presentata al Comune ritenendo unilateralmente applicabile tale Decreto, 3 (dico tre) giorni prima della scadenza della Convenzione e di questi 3 anni ulteriori. Con la (mancata) autorizzazione, si chiedeva al Comune di realizzare (incredibile ma vero) 1 milione e 800mila euro (dico un milione e ottocentomila) di lavori (tanto quanto sempre stimato dal Consorzio stesso e sempre in modo unilaterale), in soli tre giorni. Incredibile ma vero. Per la precisione, presentarono un foglio di carta, i grafici arrivarono dopo mesi”. “Secondo me – sostiene l’architetto con un pizzico d’ironia – è veramente difficile perdere questa causa al Tar, Coppola (riferito agli imprenditori che fanno parte del consorzio ricorrente, ndr.) non la vincerebbe neanche se fosse il fratello di Palamara. Tra l’altro, il Tar non quantifica danni, ma si limita a verificarne la legittimità degli atti, se non sbaglio, e dunque rispedirebbe la palla al Tribunale Civile, o nominando periti e cose simili. Avverso la sospensione del Tribunale Civile è possibile promuovere reclamo oppure ricorso in Cassazione entro e non oltre 15 giorni dalla data in cui è stata notificata al Comune, cioè il 1 giugno 2020. Dunque, entro il 15 giugno prossimo. Voglio sperare che l’Amministrazione si attivi in tal senso, anche se ad oggi non vedo all’Albo Pretorio alcuna delibera di incarico legale”.

Aquilante, poi, si lascia andare a qualche commento che definisce “senza peli sulla lingua”. “Tutta questa sceneggiata giuridica – dice l’ex vicesindaco – sembra essere il frutto di una strategia ben precisa, anche se mi sfugge chi sia il vero regista. I 2 milioni chiesti al Comune sembrano quasi compensare il milione e 800mila di opere mancanti, quasi a dire ‘tanto ti dovevo, tanto mi devi e siamo pari’. Ma spero di sbagliarmi. Non conosco assolutamente gli obiettivi che l’amministrazione intende perseguire, né li voglio conoscere, ma certamente non potranno essere raggiunti scaricando eventuali colpe e responsabilità su chi c’era prima. Fate quello che volete e assumetevene le responsabilità. Una volta si diceva ‘metteteci la faccia’, in questo caso io direi ‘metteteci il culo’. Il vostro”.

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