San Marcellino

San Marcellino, sventata rapina all’ufficio postale: banda presa prima del colpo

Nella giornata del 23 giugno, a Caserta, gli agenti della Squadra Mobile e i carabinieri della locale compagnia hanno dato esecuzione al decreto di fermo di indiziato di delitto emesso da questa Procura della Repubblica, nei confronti di sci persone gravemente indiziate, in concorso tra loro, del delitto di associazione per delinquere e di tentata rapina ai danni dell’Ufficio Postale di San Marcellino, sito al corso Italia 167, delitto quest’ultimo non consumato a causa del provvedimento pre-cautelare emesso. Si tratta di: Franco Pontone, 57 anni, di Sant’Antimo; Francesco Di Spirito, 56, di Sant’Antimo; Fabio Puca, 41, di Mugnano; Costantino Pietroluongo, 56, Sant’Antimo; Pasquale Pietroluongo, 37, di Sant’Antimo; Carmine Ruggiero 37, di Giugliano.

L’esecuzione del fermo di indiziato di delitto si rendeva necessario poiché gli indagati, utilizzando un’abitazione ubicata in prossimità dell’Ufficio postale e da lì avendo realizzato un tunnel della lunghezza di circa 200 metri nella conduttura fognaria sottostante e terminante al di sotto dell’obiettivo, dopo avere più volte effettuato i necessari sopralluoghi, avevano compiutamente pianificato le modalità esecutive della rapina, da attuare dopo le ore 8,30 circa del 24 giugno 2020. Il disegno criminoso – emerso da univoche intercettazioni e da riscontri inconfutabili – prevedeva, in particolare, l’introduzione nell’Ufficio Postale dal sottosuolo, da attuare dopo la consegna del denaro da parte delle guardie giurate, con la pianificazione della successiva apertura della cassaforte da parte della Direttrice, previo sequestro di tutti i dipendenti e loro collocazione, con violenza e minaccia, nei bagni, il tutto garantendosi l’impossibilità di ogni loro comunicazione, sottraendo ogni strumento di comunicazione. Durante la rapina sarebbe stata utilizzata almeno un’arma da fuoco, effettivamente sequestrata nel corso delle perquisizioni operate sempre in data di ieri, cosi da impedire ogni possibile resistenza da pane dei dipendenti dell’Ufficio postale.

L’esecuzione della rapina era prevista per la data odierna ed il fermo di ieri ha dunque impedito la consumazione del delitto. Nelle giornate immediatamente antecedenti al fermo, l’associazione per delinquere si era munita di telefoni cellulari dedicati. di veicoli da utilizzare per la fase esecutiva, tute e strumenti essenziali per la realizzazione delle operazioni finali di scavo e di sfondamento della pavimentazione, in vista dell’irruzione nell’Ufficio postale, materiale sequestrato all’atto delle persecuzioni immediatamente antecedenti l’esecuzione del fermo del pm. L’organizzazione della rapina, caratterizzata da una elevata specializzazione criminale e dalla previsione di specifici compiti e mansioni da parte degli autori, è stata connotata da una peculiare attenzione ed ha visto una prolungata stesi per effetto della emergenza pandemica Covid-1 9, tanto da essere ritardata di alcuni mesi. L’accesso all’Ufficio postale, finalizzato ad impossessarsi dei valori ivi custoditi, sarebbe avvenuto alle ore 8,30 circa del 24 giugno 2020, dopo l’arrivo del portavalori depositante le pensioni del mese di luglio, avendo poi gli autori pianificato di darsi successivamente alla fuga attraverso il sottostante sistema fognario, prima dell’arrivo delle forze dell’ordine. A seguito di intercettazioni, telefoniche ed ambientali, era possibile accertare che i soggetti fermati si erano associati tra loro per commettere una serie indeterminata di delitti contro il patrimonio, programmando rapine in esercizi di credito e risparmio – quali, ad esempio, uffici postali – mediante la tecnica “del buco”, utilizzando i cunicoli fognari nei quali scavavano apposite gallerie o fori, onde accedere agli obiettivi prescelti. I ferrati si erano dati una stabile organizzazione, con accurata ripartizione di compiti e dotazione di mezzi, costituendo persino un fondo cassa comune per sostenere i “costi” necessari.

La programmazione prevedeva l’individuazione dei luoghi destinati a fungere da base di partenza per le operazioni di scavo, in ragione della loro adeguatezza e prossimità agli obiettivi — studiati con attenzione, anche mediante plurimi sopralluoghi, nonché una equa suddivisione – paritaria – dei profitti tra i sodali, tutti “professionisti” dello specifico ramo criminale. Il tutto dotandosi di apparecchi di comunicazione, veicoli “puliti” e strumenti atti allo scavo. La Procura della Repubblica dirigeva le indagini, avvalendosi della Polizia Giudiziaria, Squadra Mobile di Caserta e della Compagnia Carabinieri di Caserta, operanti validamente in sinergia nello svolgimento delle investigazioni. I fermati sono stati condotti nella casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere.

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