Esteri

Messico, cortei per Lopez: morto mentre era in stato di fermo

In Messico diverse ong locali fanno appello affinché le forze dell’ordine rispettino il diritto dei cittadini a manifestare in quanto “legittimo esercizio di diritti ed espressione del malcontento sociale”. Tutto questo avviene mentre nel Paese si moltiplicano le proteste per la morte di Giovanni Lopez, un uomo di trent’anni deceduto il 5 maggio scorso mentre si trovava in custodia presso il commissariato di polizia nello stato occidentale di Jalisco. Le forze dell’ordine hanno infatti comunicato le circostanze del decesso e diffuso il video dell’arresto del ragazzo un mese dopo il fatto.

Secondo alcune fonti concordanti, Lopez è stato fermato perché non indossava la mascherina, che in Jalisco è obbligatoria nei luoghi pubblici per effetto delle norme per contenere la diffusione del Covid-19. La polizia ha però smentito questa ipotesi. Il giovane sarebbe poi deceduto mentre era in stato di fermo, per le conseguenze di un trauma cranico causato da un forte colpo alla testa. Una volta reso noto l’accaduto, le proteste sono scoppiate nella capitale dello Stato di Jalisco, Guadalajara.

In questo contesto il Frente por la libertad de expresion y la protesta social (Fleps) ha denunciato le violenze delle forze dell’ordine occorse nelle proteste di ieri, e ha invitato i corpi di polizia a considerare l’uso della forza solo “come ultima risorsa, da applicare sempre sotto i principi di legalità, proporzionalità e stretta necessità”. Anche le Nazioni Unite hanno condannato l’uccisione di Lopez. L’ufficio messicano dell’Alto commissariato dell’Onu per i diritti umani ha esortato il governo del presidente Andreas Manuel Lopez Obrador ad avviare un’indagine urgente, esaustiva e indipendente su quanto avvenuto. IN ALTO IL VIDEO

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