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Bologna, fallimento ristorante: due arresti per bancarotta fraudolenta

 I militari della Guardia di Finanza di Bologna hanno eseguito, su disposizione del Giudice per le indagini preliminari, Francesca Zavaglia, un’ordinanza di applicazione della misura degli arresti domiciliari nei confronti di una coppia di imprenditori, M.M., 55 anni, e S.M., 57, entrambi residenti a Bologna ed amministratori di una società bolognese operante nel settore della ristorazione, con contestuale sequestro preventivo delle quote societarie e dell’azienda-ristorante, in quanto ritenuti responsabili dei reati di bancarotta fraudolenta e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte.

Le indagini eseguite dal Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Bologna, sotto la direzione della Procura della Repubblica di Bologna, nella persona del procuratore aggiunto Morena Plazzi, hanno avuto origine dall’approfondimento delle vicende relativo al fallimento di una delle società che gestiva un noto ristorante, che fino a pochi mesi fa aveva sede nei pressi dell’Aeroporto Marconi di Bologna, e che hanno permesso di fare luce su un più ampio disegno criminoso, posto in essere dai due coniugi titolari dell’azienda. Nello specifico, il sistema consisteva nella gestione del ristorante attraverso differenti schermi societari via via succedutisi nel tempo che si autofinanziavano, non attraverso il ricorso al credito bancario o al finanziamento dei soci, ma bensì tramite la sistematica omissione del pagamento degli oneri fiscali e previdenziali per essere poi portati al fallimento senza fermare l’esercizio dell’attività di ristorazione che veniva affidata ad una nuova società di gestione.

In particolare, le indagini hanno svelato come la struttura societaria fosse stata sin dall’origine ideata e realizzata in funzione della realizzazione del piano criminale, separando, attraverso la stipula di contratti di affitto d’azienda, la gestione del ristorante, ad opera di società operative che accumulavano debiti erariali, dalla proprietà, risultata in capo ad un altro soggetto economico sempre riconducibile agli stessi coniugi. Tale separazione rendeva di fatto inattaccabile l’azienda stessa dalle lecite pretese dei creditori per i debiti contratti nell’ambito della gestione. In questo modo in quattro anni di gestione del ristorante era stato accumulato verso l’Erario dalla società fallita un passivo di oltre 750mila euro.

I coniugi, comunque, come emerso dalle ricostruzioni operate dalle fiamme gialle, non erano nuovi al suddetto meccanismo, avendo nel passato posto in essere analoghe condotte nella gestione di aziende operanti sempre nel settore della ristorazione, bar e mense accumulando, in circa 18 anni di attività attraverso 8 società (di cui 6 dichiarate fallite), debiti verso l’Erario per circa 6,7 milioni di euro. Contestualmente all’esecuzione dei sequestri sono state eseguite anche perquisizioni locali delle abitazioni degli indagati e delle società coinvolte.

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