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Alleanza camorra-‘ndrangheta per spaccio nell’area stabiese e sorrentina: 26 arresti

Il clan D’Alessandro aveva assunto il monopolio del mercato degli stupefacenti in un’ampia zona del Napoletano, tra Castellammare di Stabia, Santa Maria La Carità, Vico Equense, sulla penisola sorrentina (dove smerciavano cocaina a imprenditori e professionisti) e, grazie all’alleanza con il clan Afeltra-Di Martino, si era esteso all’area dei Monti Lattari. E’ quanto emerge da un’indagine dei carabinieri del Nucleo investigativo di Torre Annunziata (Napoli) che oggi hanno notificato 26 misure cautelari (arresti in carcere, ai domiciliari e obblighi di presentazione). Sequestrati beni per 15 milioni di euro: 12 veicoli, 13 fra appartamenti e ville, 46 conti correnti, libretti di risparmio, depositi di titoli, carte di credito, 4 imprese (un caseificio, un negozio di pelletteria, una società di taxi a Castellammare di Stabia, un negozio di oggetti cimiteriali a Rosarno, in Calabria) e le quote di un’azienda di cibo di asporto di Castellammare e una edile di Salerno.

In carcere: Antonino Alfano, 33 anni; Marco Cimmino, 33; Francesco Di Maio, 37; Sergio Mosca, 62; Marco Schettino, 45; Vincenzo Schettino, 43; Giovanni Schettino, 43; Giovanni Tufano, 41; Ciro Vitale, 43; Francesco Delle Donne, 38; Giuseppe Vuolo, 39; Carmine Barba, 41; Antonio Longobardi, 41; Nino Spagnuolo, 43; Vincenzo Starita, 40. Ai domiciliari: Francesco Ciurleo, 36; Giuseppe Antonio Ferraro, 48; Raffaele Polito, 30; Alfonso Perillo, 52; Roberto Somma, 36; Luigi Staiano, 32; Tommaso Naclerio, 50. Altri cinque indagati sono stati sottoposti a obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

Le indagini sono state condotte tra il 2017 e il 2018. In quel periodo il clan D’Alessandro ha preso il controllo totale del mercato degli stupefacenti in tutta l’aria stabiese (Castellammare di Stabia, Santa Maria la Carità, Vico Equense), e sulla penisola sorrentina. Il “sistema” si è esteso anche nei Monti Lattari dopo la strategica alleanza con il clan Afeltra. Il cartello aveva previsto una piattaforma unica per la distribuzione della marijuana nelle piazze di spaccio. Ed era il direttorio, composto dai vertici del clan D’Alessandro, a imporre il prezzo minimo di vendita. In questo modo si ricavava anche il denaro per garantire il necessario agli affiliati detenuti e alle loro famiglie.

Per l’acquisto della sostanza, il gruppo D’Alessandro aveva rapporti con una rete di “broker”, personaggi fondamentali della filiera droga, che hanno il compito di procurare lo stupefacente attraverso nuovi canali, oltre ad avere il ruolo di intermediari per la conclusione di questi affari. Il principale canale di approvvigionamento del cartello è in Calabria, riconducibile alla potente cosca di ‘ndrangheta dei Pesce, egemone nella zona di Rosarno e nella strategica – per il traffico di droga – Piana di Gioia Tauro. Nella zona sono da sempre considerati il riferimento nel settore della distribuzione dei narcotici. Durante le indagini i carabinieri hanno intercettato due trasporti di marijuana provenienti da Rosarno e destinati ai D’Alessandro. Vennero sequestrati 25 chili di cannabis, era nascosta nella frutta. I corrieri sono stati arrestati. Ma per il trasporto dello stupefacente sono state utilizzate anche donne incinte per eludere i controlli. Una di queste donne è stata arrestata, stava trasportando un chilo di marijuana.

Nel corso della stessa indagine sono stati sequestrati altri carichi provenienti dalla stessa organizzazione: uno a Poggiomarino di 3 chili e mezzo e uno, più consistente, sulla Napoli – Bari, all’altezza di Avellino: 26 chili. Ma non solo marijuana. La Penisola Sorrentina è diventata anche uno dei principali luoghi di smercio della cocaina. In questo caso la clientela è composta soprattutto da professionisti e imprenditori. Gli investigatori hanno puntato anche a colpire il patrimonio dei familiari degli indagati, scoprendo sostanziali differenze tra i redditi dichiarati e i beni posseduti. Il gip ha emesso un decreto di sequestro preventivo di 10 auto, due moto, 13 tra appartamenti e ville residenziali, 46 tra conti correnti, libretti di risparmio, depositi di titoli, carte di credito, un’impresa casearia, un negozio di articoli di pelletteria, una società di taxi a Castellammare, un negozio di oggettistica cimiteriale a Rosarno, oltre a quote societarie in una azienda di Castellammare di Stabia che si occupa di cibo per asporto e un’impresa edile di Salerno. Per un valore complessivo di 15 milioni di euro. IN ALTO IL VIDEO

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