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Carinaro, Masi lascia tutti gli incarichi: “Scarsa collaborazione e troppi ostacoli”

Carinaro (Caserta) – Stefano Masi rassegna le dimissioni dalle cariche di capogruppo di maggioranza e delegato all’Urbanistica. Lo comunica in una lettera indirizzata al sindaco Nicola Affinito, al presidente del Consiglio Comunale, Elisabetta Mauriello, e a tutto il gruppo di maggioranza di “Carinaro Rinasce”. Dietro la decisione, come si apprende dalla lettera, ci sono motivi legati alla “scarsa collaborazione” ricevuta e ai troppi “ostacoli” trovati finora lungo il cammino amministrativo, anche se, al momento, Masi omette i particolari.

Ecco il testo integrale della missiva: «Gentile Sindaco, al momento in cui assegnasti le deleghe a ciascuno dei colleghi di maggioranza, come ricorderai, nell’accettare quella all’Urbanistica che tu volesti offrirmi, ti anticipai che l’incarico affidatomi avrebbe potuto essere temporaneo. In particolare, ti comunicai che vi avrei dato seguito nel solo caso in cui avessi pienamente condiviso la direzione che l’amministrazione avrebbe intrapreso in un settore così sensibile, dati i rilevantissimi interessi coinvolti. Così come, prima di accettare la designazione a capogruppo della maggioranza, con autentica lungimiranza, rappresentai che la costituzione del gruppo unico avrebbe avuto un senso solo qualora la nostra compagine fosse stata realmente coesa.

Purtroppo, a distanza di quasi undici mesi dal conferimento dei prestigiosi incarichi, sono costretto a prendere atto che non vi sono più le condizioni perché io possa continuare a farmi carico di tali responsabilità e ciò, mi duole dirlo, per la scarsa collaborazione generalmente riscontrata, così scarsa da avermi convinto che le condizioni mancassero dall’inizio. Ricorderai che, già in occasione del Consiglio comunale del 13 settembre 2019, nel rispondere ad un’interrogazione del gruppo di minoranza richiedente la revoca di una convenzione relativa a un’imponente variante al Puc, stipulata dal Commissario Prefettizio, dottor Palmieri, la maggioranza preannunciò che fosse in via di definizione il procedimento amministrativo per l’acquisizione di un parere urbanistico.

Da allora nulla, o quasi, è stato prodotto, anche e soprattutto a causa della molteplicità di ostacoli burocratici che questo procedimento ha incontrato lungo il percorso e che questa amministrazione, non ci si può più nascondere, non ha saputo o voluto superare. Né l’aver preannunciato, a causa di tutto ciò, nello scorso mese di gennaio, le mie dimissioni a tutti i colleghi di maggioranza ha sortito l’effetto sperato. Si è cominciato, ricorderai, con la mancata assegnazione dei capitoli di spesa all’allora neo Responsabile dell’Area Urbanistica che, inspiegabilmente, per tutto il 2019, non è stato messo in condizione di operare, mentre, invece, altri funzionari dell’Ente, con estrema facilità se non vera disinvoltura, utilizzavano risorse che il Peg non assegnava loro.

Poi il cieco rigore nell’applicazione della restrittiva normativa sulle consulenze, senza che si siano mai considerati né la compensabilità delle spese allora soggette al limite dal Decreto Legge numero 78/2010, come statuito dalla Corte dei Conti, né i vari pronunciamenti della giustizia contabile che, in assenza di un parametro di spesa idoneo, avrebbero comunque permesso la celere e legittima acquisizione della prestazione professionale. Un procedimento amministrativo elementare come l’acquisizione di un parere pro-veritate, che altrove è adottato con la rapidità del battito di ciglia, nel nostro Comune è diventato come la tela di Penelope: scalata la montagna, appena vicini alla meta, ecco che viene fuori un nuovo inghippo e tutto ricomincia da capo. E ciò, paradossalmente, avviene in un contesto generale in cui la superficialità amministrativa non è certo infrequente così come non lo è la clemenza nel giudicarla. Un odioso doppiopesismo che genera, anche nel più ingenuo, più di qualche cattivo pensiero e su cui tu, più di tutti, hai l’onere di far chiarezza.

Caro Sindaco, molti altri sono gli sbarramenti che ho incontrato rispetto a questo procedimento e che, per ora e in questa sede, per sola carità di Patria, ometto di evidenziare; tu li conosci tutti, così come conosci i tanti consigli che inutilmente ho provato a dare affinché l’iter amministrativo si concludesse con celerità e legittimità. Da ultimo, dopo che finalmente sembrava si fosse giunti alla meta, grazie all’atto di indirizzo che la giunta ha finalmente approvato dopo quasi 9 (!) mesi dal nostro insediamento, scopro che non si è deciso di impegnare somme da subito disponibili ma di prevedere lo stanziamento nel redigendo bilancio 2020-2022. E’ del tutto evidente che la soluzione adottata porterà i propri frutti, se mai li porterà, a voler esser positivi non prima del mese di ottobre: considerati la rilevanza della questione e le dichiarazioni rese durante il Consiglio del 13 settembre 2019, quella adottata dalla giunta è una risposta che non temo a definire politicamente indecente, rispetto a un problema tutt’altro che marginale del paese, alla cui risoluzione in troppi, è evidente, non hanno proficuamente collaborato.

Nell’atto giuntale, solo per rimanere alla coda di questa vicenda, si sarebbe potuto e dovuto fare diversamente, ad esempio individuando le somme inserite nel capitolo di bilancio delle consulenze, il 310, che, anche utilizzato in dodicesimi, presenta sufficiente capienza. Sarebbe bastato assegnare al responsabile dell’area Urbanistica parte di quelle somme affinché il procedimento si concludesse rapidamente. O, ancora più nettamente e molto prima, con un saggio ma fermo esercizio dei poteri sindacali e datoriali si sarebbero potute percorrere molte altre strade affinché i problemi incontrati trovassero celere soluzione. Naturalmente mi rendo conto che non ha molto senso che io continui a prospettare soluzioni se c’è chi rema nella direzione opposta o, forse più semplicemente, non la pensa come me: mi tocca semplicemente prenderne atto. Essendo un semplice consigliere, infatti, non rientrava nei miei compiti né dare indirizzi a chicchessia, se non attraverso il voto consiliare, né trovare soluzioni di ordine tecnico: per fare queste cose nel nostro Ente vi è chi è pagato profumatamente, più di quanto sia mai accaduto nella storia di Carinaro, con i risultati che ciascuno può liberamente valutare.

Ciononostante, nel superiore interesse della nostra comunità, ho provato, praticamente da solo, a consigliare te e gli altri colleghi di maggioranza sia in questa vicenda urbanistica che in altre vicende amministrative, che pure avevo portato alla vostra attenzione. Ancora quindici giorni fa, in un messaggio privato inviatoti, ancora una volta invano, il mio ultimo disperato appello affinché ti facessi immediatamente promotore di un atto giuntale che rendesse la procedura da subito ultimabile. Né rispetto alla mia decisione assume alcun rilievo ciò che pur si sussurra, cioè che il proponente la variante al Puc potrebbe autonomamente rinunciarvi: il problema che realmente denuncio non è certo (o non solo) la mancata acquisizione di un parere, astenendomi perciò dal compiere dietrologie o speculazioni politiche, ma, più in generale, ciò che lamento è la mancanza di capacità della politica di governare i processi portandoli a compimento con determinazione; se manca ciò, è evidente, non saremo in grado né di giudicare obiettivamente noi stessi né di valutare l’operato di chi è pagato per trovare soluzioni.

È davvero incomprensibile che non si sia capito che la mancata acquisizione del parere non è la malattia, per cui potrebbe umanamente pur comprendersi l’assai poco nobile disinteresse generale da me riscontrato, ma il sintomo; è davvero sciocco che qualcuno si sia lasciato ingannare dalla sua forma esteriore: oggi si è manifestato rispetto a un problema della delega che per te seguivo e, se il morbo non sarà curato, presto si manifesterà in mille altri settori e procedimenti, come già si è visto in altre vicende, anche se solo in parte e a sprazzi, senza che si sia ritenuto di dover provvedere con fermezza e decisione. E allora, se così è, inutile dirti che sono sinceramente dispiaciuto per come siano andate le cose ma comprenderai che la solitudine con cui ho dovuto affrontare quanto denunciato non mi ha messo oggi in condizione di poter compiere una scelta differente. Scelta le cui motivazioni devono in maniera trasparente esser rese pubbliche, affinché tutti coloro che hanno avuto un ruolo nella presente vicenda, ancorché marginale, siano chiamati ad assumere le proprie responsabilità al cospetto di chi ci osserva.

Considerati i risultati globalmente ottenuti, in ogni caso, è evidente che io abbia fallito nei compiti a me affidati e, sebbene ritengo ciò sia accaduto non per colpe ascrivibili al sottoscritto, sento comunque il dovere di compiere un atto di dignità personale e politica che spero serva a scuotere coscienze troppo sopite e a indirizzare la maggioranza, con convinzione, nella direzione di quella netta discontinuità e di quel reale e sincero cambiamento, promesso in campagna elettorale e tanto desiderato dai nostri concittadini. Forse non è tardi per realizzare quelle promesse ma, per fare ciò, serve da subito una vera svolta: una svolta, sincera e a 180 gradi, che solo tu, con l’autorevolezza della carica ricoperta e con i poteri che la legge ti riconosce, puoi realizzare.

Se così sarà, ma sta a te dimostrarlo con i fatti, continuerò con piacere a svolgere il mio ruolo di consigliere di maggioranza, viceversa ritengo che una separazione consensuale dei nostri percorsi politici sarebbe la scelta meno lacerante dal punto dei rapporti umani, come già preannunciai poco tempo fa quando ti comunicai la mia disponibilità a restituirti ogni delega assegnatami, disponibilità che oggi ti confermo nuovamente.

Quanto alle questioni globalmente denunciate, con le dimissioni dall’incarico di capogruppo consiliare della maggioranza e di delegato all’Urbanistica, che ti trasmetto con questa lunga e per me dolorosa missiva, faccio la mia parte assumendo una quota di responsabilità. A te Sindaco, alla giunta, ai cittadini di Carinaro, a chi lo vorrà, il compito di individuare gli ulteriori responsabili dell’assurdo ritardo accumulato nonché, e questo è ancora più importante, delle profonde cause che lo hanno determinato».

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