Aversa

Coronavirus in Russia, il docente aversano Savino: “Ecco cosa succede a Mosca”

Aversa (Caserta) – «In Russia i primi casi sono stati considerati come polmonite. Cosa, del resto, verificatasi anche in Italia e Germania». Giovanni Savino, 36 anni, aversano, vive e lavora in Russia dal 2010. A Mosca insegna Storia contemporanea presso l’Istituto di Scienze sociali dell’Accademia presidenziale russa dell’economia nazionale e del servizio pubblico. Si occupa, in particolare, di nazioni e nazionalismi e sue pubblicazioni appaiono regolarmente su riviste specialistiche e anche sui media, in russo, in inglese e in italiano.

L’emergenza Covid lo ha costretto a una lunga permanenza in casa. L’8 marzo è tornato dall’Italia e, per le misure prese a Mosca, è stato messo in quarantena assieme alla famiglia per due settimane. Con la moglie è stato sottoposto a tampone due volte, ma i risultati non sono mai arrivati. «La seconda volta che sono venuti – dice Savino – ho chiesto se andava tutto bene e mi hanno risposto che non essendo stato mandato all’ospedale di Kommunarka (allora il primo centro Covid a Mosca), non dovevo preoccuparmi». «Poi – continua – sono cominciate misure più stringenti: dal 18 marzo le lezioni si son trasferite online, quindi il lavoro è da casa, con i vantaggi e gli svantaggi che la didattica a distanza comporta. Anche le mie figlie studiano a distanza, ma per loro l’anno scolastico finirà il 15 maggio. Invece, nel mio caso, farò gli esami e sarò in commissione di laurea via computer». Questo perché, nonostante le misure di autoisolamento predisposte dal 25 marzo, in Russia vi è un picco dei casi, negli ultimi giorni con una media di 10000-11000 nuovi ammalati.

«Il sindaco di Mosca Sergei Sobianin – è ancora Savino a parlare – sostiene che in realtà nella capitale vi siano già 300.000 ammalati, a fronte delle cifre ufficiali che parlano di 90.000. Il problema del coronavirus è che per molto tempo qui è stato diagnosticato come polmonite». «Le misure prese in Russia per fronteggiare il Covid-19 – continua Giovanni, che è figlio di Vittorio, medico, ma noto soprattutto per il suo impegno nel campo dell’Atletica Leggera – non sempre rappresentano una strategia compiuta nel combattere la pandemia, e spesso differiscono di regione in regione. Anche lo stesso concetto di “autoisolamento” non è uguale alle misure di quarantena o ai vari lockdown adottati in Europa e nel mondo. Le misure di autoisolamento, adottate nella maggioranza delle regioni e delle repubbliche della Federazione Russa, non prevedono (a differenza della quarantena) l’impossibilità di uscire di casa, ma ne limitano i casi: a Mosca, ad esempio, si può andare a fare la spesa (i supermercati sono aperti e non hanno ingressi contingentati), si può camminare per il proprio quartiere, ma per usare il trasporto pubblico, recarsi in altre parti della città, andare in ospedale serve una speciale autorizzazione da richiedere sul sito del comune». 

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