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Coronavirus, il primo focolaio europeo creatosi in Germania a gennaio

Il coronavirus è entrato in Europa più volte e il primo focolaio potrebbe essere quello isolato a gennaio in Germania, a Monaco. Lo comunica una lettera di medici tedeschi pubblicata sul New England Journal of Medicine del 5 marzo. Lo studio del team sottolinea quindi che il primo contagio, su pazienti asintomatici o con sintomi lievi, è avvenuto in Germania. Ad avvalorare questa tesi anche la mappatura genetica del virus che ha permesso di ricostruire l’albero genealogico individuando i ceppi originari del virus.

Come scrive Insideover, “il virus italiano, indicato come CDG1/2020, sembra discendere, così come altri ceppi tra cui quello svizzero, finlandese, scozzese, brasiliano e messicano, proprio da quello tedesco originatosi nella Baviera, indicato come BavPat1/2020, o comunque avere un ‘parente comune’, ragionevolmente derivante dalla cinese sbarcata a Monaco”. Una tesi che smentisce anche la “mappa del contagio” mandata in onda dalla Cnn, che mostra l’Italia (al centro da cui partivano raggi verso tutti gli altri paesi del globo) come il focolaio del coronavirus.

Inoltre, una mappa genetica pubblicata sul sito Netxstrain, ricostruendo una sorta di albero genealogico del virus, indica che il focolaio tedesco potrebbe avere alimentato silenziosamente la catena di contagi al punto da essere collegato poi a molti casi in Europa e in Italia. Analizzando il percorso e le mutazioni genetiche del coronavirus, gli studiosi hanno rilevato che è entrato in Europa più volte. “Dal primo febbraio circa un quarto delle nuove infezioni in Messico, Finlandia, Scozia e Italia, come i primi casi in Brasile, appaiono geneticamente simili al focolaio di Monaco”, rileva Trevor Bedford, del Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle, fondatore di Netxstrain.

Il 33enne di Monaco che incontrò collega di Shangai risultata positiva – Il “paziente 1” di Monaco, un uomo di 33 anni, tedesco, aveva mostrato i primi sintomi il 24 gennaio. I sintomi dell’uomo erano migliorati e il 27 gennaio era tornato al lavoro. Prima di avvertirli, il 20 e il 21 gennaio aveva partecipato a un meeting in cui era presente una collega di Shanghai, poi risultata positiva, che è rimasta in Germania dal 19 al 22 gennaio senza accusare alcun disturbo. Nei quattro giorni seguenti sono risultati positivi anche molti dipendenti della stessa azienda tedesca. La donna aveva cominciato a stare male durante il volo di ritorno in Cina, dove era  stata trovata positiva al virus 2019-nCov il 26 gennaio. Il 27 aveva informato i partner tedeschi delle propria positività e in Germania erano iniziati i test sui colleghi che l’avevano incontrata, fra cui l’uomo di 33 anni, trovato positivo al virus sebbene ormai asintomatico. Il 28 gennaio venivano trovati positivi altri tre impiegati della stessa compagnia, che avevano avuto contatti con l’uomo quando era asintomatico.

Il dubbio sugli asintomatici – Il caso era diventato celebre a fine gennaio come esempio della capacità del coronavirus di trasmettersi anche in assenza di sintomi. Sebbene la sede dell’azienda fosse stata chiusa dopo la comparsa dei primi casi, i ricercatori ritengono che il focolaio di Monaco possa essere collegato a una buona parte dell’epidemia in Europa, compresa l’Italia. “Il messaggio importante – rileva Bedford – è che il fatto che un focolaio sia stato identificato e contenuto non significa che questo caso non abbia continuato ad alimentare una catena di trasmissione che non è stata rilevata finché non è cresciuta al punto da avere dimensioni consistenti”. “È da notare – scrivono i medici tedeschi – che l’infezione sembra essere stata trasmessa durante il periodo di incubazione, quando i sintomi erano lievi e non specifici. In questo contesto il fatto che il virus sia stato trovato in quantità rilevanti nell’espettorato dell’uomo anche nel suo periodo di convalescenza pone il problema della trasmissibilità del virus anche dopo il termine dei sintomi, sebbene tale carica virale rilevata con il test sia ancora da confermare attraverso una coltura del virus”.

Ricciardi (Oms): “Sorveglianza anche su pazienti dimessi” – “Il fatto che la viremia possa essere presente anche dopo la scomparsa dei sintomi era già noto”, conferma Walter Ricciardi, rappresentante del Comitato esecutivo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e consigliere del ministro della Salute, Speranza. “E ci deve indurre alla sorveglianza dei pazienti dimessi dopo ospedalizzazione, ai quali è consigliabile fare un tampone anche dopo le dimissioni”.

Il bilancio in Germania al 5 marzo – Intanto, al 5 marzo salgono a 349 i casi di coronavirus in Germania, come riferito dal ministero della Salute. I dati aggiornati mostrano un deciso aumento nelle ultime ore: fino a mercoledì, infatti, i casi erano 262. Il Land più colpito resta il Nordreno-Vestfalia, con 175 casi. Seguono il Baden-Wuerttemberg con 65 e la Baviera con 52. A Berlino ne risultano 9.

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