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Bari, omicidio durante faida tra Capriati e Strisciuglio: responsabili presi dopo 16 anni

Ad Aversa (Caserta) e Lecce, nelle rispettive case di reclusione, i carabinieri del comando provinciale di Bari hanno dato esecuzione a due ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse del gip del Tribunale di Bari Francesco Agnino, su richiesta della pm della Direzione distrettuale antimafia, Renato Nitti, nei confronti di Giorgio Martiradonna, 49 anni, e Roberto Boccasile, di 34, ritenuti tra i responsabili dell’omicidio del 18enne Vito Romito, avvenuto a Bari, nel quartiere San Paolo, il 30 novembre del 2004.

Il provvedimento restrittivo è stato adottato in base agli elementi raccolti in un’indagine – riaperta nel giugno 2017 a seguito delle dichiarazioni rese da un collaboratore di giustizia – conclusa nel settembre del 2019 dal nucleo investigativo dei carabinieri del comando provinciale di Bari e svolta attraverso articolate e complesse attività tecniche e dinamiche corroborate dalle dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia. Tali elementi hanno consentito di accertare le responsabilità dei due arrestati (Martiradonna quale mandante, Boccasile tra gli esecutori materiali) per il fatto di sangue inquadrabile nella lotta – tra il clan Capriati – cui il Martiradonna ed il Boccasile sono vicini – ed il clan Strisciuglio, gruppo di cui faceva parte la vittima.

Le indagini hanno fatto emergere come l’agguato a danno di Romito fosse stato deciso da Martiradonna, elemento di spicco del clan Capriati operativo, tra l’altro, nella città vecchia di Bari, quale risposta all’omicidio – avvenuto pochi giorni prima (27 novembre 2004) – di Antonio Fanelli, detto “salzizz”, 34enne, anch’egli appartenente alla compagine criminale. Fanelli fu freddato da alcuni colpi di pistola – ad opera di un commando composto da soggetti appartenenti al clan Strisciuglio – mentre si trovava nel borgo antico, nei pressi dell’abitazione di un altro affiliato al clan; nel corso dell’agguato rimasero feriti anche Luigi Martiradonna (fratello di Giorgio) e Davide Monti.

I killer di Vito Romito – la mattina del 30 novembre 2004 – raggiunsero il luogo ove si intrattenevano alcuni componenti del clan Strisciuglio al quartiere San Paolo a bordo di almeno due ciclomotori e, dopo aver individuato la presenza di alcune persone all’esterno di un bar, l’esecutore materiale, armato di una pistola calibro 7.65, si avvicinò ed aprì ripetutamente il fuoco; Romito morì per le gravi ferite riportate al petto ed al collo. Il giudice per le indagini preliminari ha riconosciuto, per il fatto, la sussistenza dell’aggravante del metodo mafioso’ e dell’agevolazione del clan Capriati in relazione alle ragioni poste a fondamento dell’omicidio, da individuarsi nella contrapposizione fra i due clan e delle modalità plateali della condotta illecita, volta a provocare allarme sociale, attribuendo evidenza pubblica all’azione delittuosa e rafforzando il messaggio omertoso a chi doveva intenderlo.

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