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Casapesenna, don Salvatore Zagaria: il parroco scomunicato “a mezzo stampa”

Don Salvatore Zagaria, un nome che non dice nulla alla stragrande maggioranza delle persone, ma che può definirsi l’ennesimo esempio di quella Chiesa che non riesce ad essere in comunione con i propri insegnamenti. Siamo di fonte ad un prete privato dell’unica cosa a cui veramente tiene, quella di esercitare il suo ministero di sacerdote. La Diocesi di Alife ha introdotto per lui una nuova forma di scomunica, quella “a mezzo di comunicato stampa” dalle pagine del bollettino di quella stessa diocesi, Clarus.

Don Salvatore, sacerdote in “carico” alla Diocesi di Aversa, senza un apparente motivo, vantando una fantomatica “conversione” mai avvenuta, smentita dalla stessa Chiesa ortodossa delle Nazioni, con tre comunicati stampa, senza altro segno antecedente e successivo di adesione ad altra confessione cristiana, si è trovato scomunicato da un’altra Diocesi, ma, come evidenziano i suoi legali, senza alcun atto formale.

Mentre per don Michele Barone la Chiesa ha agito solo a seguito di un servizio del Le Iene, contro un altro prete di Casapesenna si accanisce attraverso un comunicato di una diocesi che non sarebbe nemmeno stata competente. Un prete che non è accusato di alcun crimine o altro disdicevole episodio di condotta sessuale scandalosa, come per diversi preti casertani di cui si sono occupate le cronache. Una “scomunica” perché don Zagaria ha invitato i rappresentanti di altre confessioni cristiane a Casapesenna, nella Diocesi di Aversa, “che sarebbe stata competente a sanzionarlo e che non ha mosso un dito, non ha proferito parola, nemmeno sugli atti illegittimi di un’altra diocesi sul suo territorio” hanno commentato i legali del sacerdote.

Il tutto mentre la Congregazione per gli Istituti di vita consacrata con ben due comunicazioni ufficiali riconosce che don Zagaria è un prete della diocesi di Alife e lo stesso Istituto centrale per il sostentamento del Clero riconosce tra i suoi membri il prete “scomunicato” a mezzo stampa. Ma non riconoscendogli lo stipendio. “Ci domandiamo – concludono i difensori di don Salvatore – dove sia la carità cristiana di un prete privato della sua dignità sacerdotale e di ogni forma di sostentamento, mentre il Vaticano ci informa che perfino Papa Francesco assegna un alloggio, il sostentamento ed un lavoro alle ex suore costrette alla prostituzione”.

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