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Capua, il pentito Zagaria: “Spesi 50mila euro per candidatura compagna di Antropoli”

Fiumi di danaro distribuiti ad amministratori in carica e candidati prima delle varie tornate elettorali per assicurarsi gli appalti. A raccontarlo è il collaboratore di giustizia Francesco Zagaria, alias “Ciccio ‘e Brezza”, durante il processo in corso alla Corte d’Assise di Santa Maria Capua Vetere (Caserta), in cui è imputato per associazione camorristica assieme all’ex sindaco di Capua, Carmine Antropoli, primario dell’ospedale napoletano Cardarelli, che risponde invece di concorso esterno.

A Zagaria la Dda contesta anche il duplice omicidio di Sebastiano Caterino e Umberto De Falco. “Per le Regionali del 2015 – racconta Zagaria, imprenditore di Casapesenna da anni residente a Capua, che la Dda ritiene colluso con il clan guidato dal boss omonimo Michele Zagaria – ho speso circa 50mila euro per sostenere la candidatura, in quota Forza Italia, di Lucrezia Cicia (estranea alle indagini e che non fu eletta, ndr.), compagna di Antropoli, il quale mi disse che se avessimo eletto la Cicia in Consiglio Regionale le cose per me sarebbero andate bene. Ovviamente ero interessato ad avere appalti pubblici con la mia azienda Prisma Costruzioni”.

Francesco Zagaria, che ha affermato di essere diventato “l’uomo più potente del clan dopo la cattura del boss Michele Zagaria”, avvenuta il 7 dicembre del 2011, e di “comandare a Capua”, ha raccontato di essersi impegnato a procacciare voti anche in occasione delle elezioni amministrative di Capua nel 2011 e nel 2016, e di aver avuto come riferimento “per gli appalti pubblici nell’amministrazione capuana” l’ex assessore Guido Taglialatela, anch’egli imputato, cui avrebbe versato varie tangenti: “Ho dato a Taglialatela in totale almeno 20mila euro – ha riferito Zagaria – pagandolo con 1500-2000 euro ogni volta che mi faceva avere qualche lavoro pubblico, come l’asfaltatura di alcune strade, o mi faceva sapere che era stato pubblicato qualche bando di gara”.

Zagaria ha spiegato di aver avuto stretti legami anche con l’altro imputato, l’ex assessore capuano Marco Ricci. Quest’ultimo, ma anche Taglialatela e Antropoli, continua sempre l’imprenditore, gli avrebbero anche chiesto di risolvere alcune loro faccende personali. “Ricci mi chiese di intervenire a favore del gestore del bar dell’istituto industriale di Capua, che era stato minacciato da Alessandro Zagaria, imprenditore del clan, per conto di Michele Zagaria. Andai da Alessandro Zagaria, che conosco molto bene, gli parlai del fatto che Ricci mi era molto vicino e le cose si misero a posto”.

L’esame di Zagaria, che ha già superato le dieci ore, sarà completato nella prossima udienza, prevista a febbraio. L’ex sindaco Antropoli è accusato di aver stretto un patto con Francesco Zagaria, considerato referente del boss omonimo Michele Zagaria. Un patto che avrebbe condizionato le elezioni comunali di Capua del 2016, cui Antropoli non si candidò perché era stato sindaco per due consiliature dal 2006 al 2016, facendo però candidare un proprio fedelissimo, che poi perse. Secondo i carabinieri ci sarebbe stato più di un incontro, sempre prima delle elezioni comunali del 2016, tra Antropoli e i due affiliati, in cui si parlava di politica. A processo ci sono anche gli ex assessori Marco Ricci e Guido Taglialatela.

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