Casal di Principe - San Cipriano - Casapesenna

Niente fondi, chiude il ristorante anticamorra Nco a Casal di Principe

Il ristorante “Nuova Cucina Organizzata” di Casal di Principe, in provincia di Caserta, gestito da un coop sociale che ha in cura anche alcuni beni sequestrati alla camorra, dal prossimo 7 gennaio chiuderà i battenti perché attende il pagamento di 30 mensilità del budget salute. Lo ha detto il presidente Antonio De Rosa nel corso della presentazione del ‘Pacco alla Camorra’ edizione 2019, che si è tenuta al Consiglio Regionale della Campania.

Senza il pagamento dei fondi pubblici, ha spiegato De Rosa, l’attività è insostenibile e i sette addetti, tutti appartenenti ad aree disagiate, saranno licenziati. Il presidente del Consiglio regionale, Rosa D’Amelio, ha assicurato che ad horas interesserà il presidente della Giunta regionale, Vincenzo De Luca, per lo sblocco dei fondi la cui erogazione è di competenza degli enti di ambito.

In una nota la cooperativa sociale “Agropoli”, che gestisce il ristorante, spiega: “In diverse circostanze e a più riprese abbiamo evidenziato come, con il decreto della  giunta regionale della Campania numero 282 del 2016, consentisse solo per le prestazioni sociosanitarie erogate dai centri accreditati, le grosse strutture, il beneficio delle anticipazioni economiche, a esclusione delle cooperative che invece gestiscono i budget di salute ed attraverso questo sistema utilizzano beni confiscati alla criminalità in provincia di Caserta. Due pesi e due misure, con risultati pessimi ed ‘allarmanti’. Oggi capiamo il senso delle ‘fritture di pesce’ e la camorra ringrazia. 

La nota del comune di Casaluce, capofila dell’ambito territoriale C6, inoltrataci in data 13.12.2019, nel goffo tentativo di giustificare il mancato pagamento delle fatture degli ultimi  due anni (2018/2019) a cui si aggiunge il secondo semestre 2012, sempre frutto dell’ennesimo rimpallo Comuni/Regione/Asl, evidenzia un quadro politico ed amministrativo ‘apocalittico’ da cui si evince, in modo inequivocabile, che nessuno degli attori istituzionali coinvolti ha la reale intenzione di risolvere la questione, ma anzi si sta conducendo questo sistema al suicidio. Abbiamo precisato in tutti gli ambiti istituzionali che con queste modalità operative si sarebbe messa a rischio l’esistenza stessa della cooperazione sociale e la conseguente gestione dei beni confiscati, soprattutto nel casertano. Poiché gli inserimenti lavorativi dei soggetti svantaggiati, previsti dai budget di salute, si svolgono in attività di imprenditorialità sociale attivati per lo più su beni confiscati alla criminalità organizzata, i ritardi nei pagamenti delle prestazioni socio/sanitarie sostenuti dai budget di salute, quindi Lea socio/sanitari obbligatori per legge, sono diventati non più ‘sostenibili’.   

A questo punto, dobbiamo constatare che non si tratta più solo di inefficienza, incapacità incompetenza e inettitudine tecnico-amministrativa, ma di una sottile strategia per favorire i grossi potentati della sanità e per smantellare, finalmente e per sempre, il riformismo innovativo insito nella sperimentazione del sistema, ormai divenuto modello organizzativo/operativo, delle cure domiciliari. Riteniamo sia giunto il momento in cui ognuno deve fare la sua parte, noi, la nostra l’abbiamo già fatta con impegno, coraggio ed abnegazione. Ma queste doti, ora, non bastano più. Il balletto del rimpallo delle responsabilità non ha senso, soprattutto perché non fornisce soluzioni, non indica percorsi, ma anzi si cerca solo di scaricare su altri le proprie responsabilità. Non si può consentire di liquidare la questione con un generico richiamo al dovere, ‘rinnovando il sollecito’ ai Comuni morosi e all’Asl e una ‘blanda richiesta’ di chiarimento alla Regione Campania. 

Di fronte a questa irresponsabile, caotica e drammatica gestione della prospettiva del settore, il management della cooperativa non può fare altro che ridimensionare, a malincuore, le proprie attività imprenditoriali operando l’immediata chiusura, a partire dal 7 gennaio 2020, del ristorante pizzeria sociale Nuova Cucina Organizzata ubicata, come tutti  sanno, a Casal di Principe, su un bene confiscato alla peggiore delinquenza locale con il conseguente licenziamento del personale, e procedere, poi, progressivamente, alla chiusura totale di tutte le altre attività”.

Infine, un appello al presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “Per anni ci hanno etichettato come ‘territorio omertoso e poco coraggioso’, ma tutto quanto sta accadendo testimonia che il coraggio non è affatto mancato e chi, invece, è venuto meno è proprio lo Stato (per nostra natura ‘odiamo gli indifferenti’). E per non rendere vano questo nostro sacrificio, ci appelliamo al presidente della Repubblica perché chi ha le dovute responsabilità almeno possa pagare”.

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