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Governo M5S-Pd, Zingaretti: “Sì a Conte premier”. Salvini: “Uniti dall’odio verso di me”

La delegazione del Pd guidata dal segretario Nicola Zingaretti al Quirinale ha comunicato il sostegno a un governo con il Movimento 5 Stelle guidato da Giuseppe Conte. Ma a patto che non sia una semplice staffetta, bensì un “nuovo inizio”. Il colloquio tra la delegazione dem e il presidente Sergio Mattarella è durato poco più di mezz’ora. Al termine Zingaretti ha dichiarato: “Alla luce degli equilibri parlamentari abbiamo riferito al presidente di aver accettato la proposta del M5s di indicare in quanto partito di maggioranza relativa il nome del presidente del Consiglio dei ministri. Questo nome ci è stato indicato dal M5s nei giorni scorsi”.

“Abbiamo altresì confermato risolutamente l’esigenza ora di costruire un governo di svolta e discontinuità”, ha aggiunto Zingaretti, per poi chiarire: “Non c’è alcuna staffetta da proseguire e nessun testimone da raccogliere, semmai una nuova sfida da cominciare”. “Amiamo l’Italia – ha concluso – e pensiamo valga la pena provare questa esperienza: sottrarsi alla responsabilità del coraggio di tentare è l’unica cosa che non possiamo permetterci intendiamo mettere fine alla stagione dell’odio, del rancore e della paura”.

Ma nel Pd ci sono diversi malumori. Carlo Calenda ha rassegnato le dimissioni dalla direzione del partito. “Il Pd ha preso la sua decisione – ha twittato l’ex ministro del governo Renzi, che insiste per le elezioni anticipate – ho ritenuto di fare chiarezza prima dell’incontro fra Zingaretti  e il Presidente della Repubblica, rassegnando le mie dimissioni. Lascio una dirigenza di cui non mi sento più parte – dichiara Calenda – non una comunità che sono orgoglioso di rappresentare. Le 280mila persone che mi hanno accordato il loro voto di preferenza alle elezioni europee sapevano perfettamente come mi sarei comportato in caso di accordo con i 5S. A loro devo innanzitutto coerenza”. “Lavorerò in Europa nel gruppo SeD – aggiunge – mentre in Italia rafforzerò SiamoEuropei per dare una casa a chi vuole produrre idee concrete per una democrazia liberal-progressista adatta a tempi più duri e non ha paura del confronto con i sovranisti. Cercherò di mobilitare forze nuove. La mancanza di decoro generalizzata degli attori di questa crisi dimostra chiaramente che c’è l’urgenza di chiamare all’impegno una nuova classe dirigente”.”Le elezioni arriveranno – conclude – le avete solo spinte più in là di qualche metro. Quando sarete pronti a lottare ci troveremo di nuovo dalla stessa parte”.

Critico anche Matteo Richetti: “Ho usato l’unico strumento possibile per esprimere il mio dissenso. Zingaretti sta facendo un lavoro encomiabile e difficilissimo ma c’è il rischio evidente che nasca un governo di basso profilo. Chiedo di alzare il tiro di ciò che stiamo costruendo. La fiducia? Vedremo, si vota la fiducia a un governo e a un programma. Io oggi non vedo né un programma né un governo. Ma tra i nostri elettori c’è preoccupazione e smarrimento”.

Anche sul fronte grillino Alessandro Di BattistaGianluigi Paragone e Davide Barillari esprimono forti dubbi. “Pretendo la revoca delle concessioni autostradali ai Benetton – afferma Di Battista – un gruppo che ha socializzato i costi e privatizzato i profitti e che dopo la tragedia del Ponte Morandi non deve più toccare palla”. “Pretendo che si porti a compimento la riforma dello sport per togliere potere clientelare dalle mani di Malagò (avvistato due giorni fa ‘stranamente’ all’Olimpico accanto a Veltroni)”. E pretendo che “si realizzi finalmente una legge durissima sui conflitti di interessi e contro l’accentramento di potere, immenso male del nostro Paese. Non era solo un problema riguardante Berlusconi evidentemente. È il ‘deep state’ (lo stato occulto) il nemico principale degli interessi dei cittadini. A me interessa contrastarlo. Sono le mie idee e le idee devono restare protagoniste. Io non ho sentito nessuno del Pd pronunciarsi su questo in questi giorni”. “Non voto la fiducia a questo governo – ha detto Paragone – a meno che non entrino Stefano Fassina o Emiliano Brancaccio al ministero dell’Economia. Il consigliere 5S della Regione Lazio, Barillari, annuncia: “Aspetto il voto Rousseau e poi prendo le mie decisioni”.

Al Colle si sono recati anche Forza Italia: “Il governo M5s-Pd è una soluzione sbagliata e inadeguata ad affrontare i grandi problemi. Abbiamo manifestato al Presidente della Repubblica la necessità di ridare la parola agli italiani. L’Italia ha urgente bisogno di una svolta liberale e liberista”, ha detto Silvio Berlusconi dopo l’incontro con Mattarella. Netta anche la posizione di Fratelli d’Italia: “Per noi l’unico o sbocco possibile è lo scioglimento immediato delle Camere ed il ritorno alle urne”, ha detto Giorgia Meloni, spiegando di aver chiesto al presidente “di valutarlo anche nel caso in cui M5S e Pd confermassero la loro volontà di procedere verso il ‘patto della poltrona’, che è un inganno”.

“L’unico collante dell’accordo tra M5S e Pd è l’odio nei confronti della Lega e di Salvini, ora iniziano a scriverlo anche sui giornali”. E’ quanto afferma Matteo Salvini, in una diretta Facebook, aggiungendo: “Sono pronti a tutto pur di non dare la parola agli italiani, non c’è una maggioranza in questo Parlamento. Il bene del Paese è sciogliere le Camere subito”. “Qualcuno parla di bene dell’Italia, di responsabilità, temi, programmi; tradotto, si parla di poltrone. – sostiene Salvini – La verità squallida che sta emergendo è che alcune centinaia di parlamentari disperati sono pronti a tutto pur di non mollare la poltrone e dare la parola agli italiani”. “Non c’è una maggioranza in questo Parlamento; qualcuno pensa che il Parlamento degli opposti e dei perdenti possa dare un futuro a questo Paese”.

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