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Mafia nell’Agrigentino, si costituisce uno dei ricercati: viveva in Belgio

“Non si chiama mafia…si chiama Cosa Nostra”, così dicevano i boss del mandamento della “Montagna” durante uno dei tanti summit documentato dai carabinieri del reparto operativo di Agrigento nell’ambito dell’operazione, denominata appunto “Montagna”, dei giorni scorsi.

Intanto, nelle ultime ore, sono scattate le manette ai polsi del 58esimo indagato nella maxi retata antimafia. Antonio Licata, detto Sandro, 26 anni, di Favara, si trovava all’estero si costituisce: all’alba di lunedì i carabinieri erano andati a cercarlo a casa per notificargli l’ordinanza di custodia cautelare ed eseguire la perquisizione di rito. Nell’abitazione favarese del giovane, indicato dagli inquirenti come il braccio destro del presunto boss Giuseppe Quaranta nella gestione del traffico di droga della cosca, avevano trovato solo i genitori.

Il ventiseienne favarese, ritenuto dai pm della Dda Alessia Sinatra e Claudio Camilleri uno “ragionieri” della cosca, che gestiva i conti del giro di droga ma si sarebbe occupato anche di tagliarla e custodirla, da un anno e mezzo si sarebbe trovato in Belgio. Lì – ha raccontato ai carabinieri – lavorava onestamente e faceva il pizzaiolo. Licata, dopo avere concordato la consegna, accompagnato dal suo difensore, l’avvocato Angelo Nicotra, si è presentato nella notte fra mercoledì e giovedì al reparto operativo dei carabinieri a Villaseta.

Nei suoi confronti è stata notificata un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari per l’accusa di associazione a delinquere finalizzata allo spaccio, con l’aggravante “di agevolare l’associazione criminale mafiosa “Cosa nostra”, essendo gran parte dei ricavi – scrivono gli inquirenti – destinati a fare fronte alle esigenze degli appartenenti all’associazione mafiosa e su tutte le necessità economiche delle famiglie dei sodali in carcere”.

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