Caserta

Camusso a Caserta: “Firema simbolo di politica industriale mancata”

“Caserta è un centro importante che ha avuto gravi problemi per il lavoro. Qui le risposte sono mancate”. Lo ha affermato il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso in visita martedì mattina a Caserta per presentare all’assemblea degli iscritti la nuova “Carta dei diritti universali del lavoro”, che dovrebbe sostituire, tramite un’iniziativa di legge popolare, lo Statuto dei Lavoratori.

Camusso si riferisce in particolare all’ex Firema, oggi Tfa, azienda casertana che produce carrozze ferroviarie acquistata nell’estate scorsa dalla cordata capeggiata dagli indiani della Titagarh, dove la sindacalista ha incontrato i lavoratori dopo l’assemblea generale degli iscritti della Cgil tenutasi al cinema San Marco.”La Firema di Caserta – ha detto la leader della Cgil – è il simbolo di una politica industriale mancata, dove invece di fare sistema e provare a valorizzare il comparto ferroviario, si è preferito vendere tutto all’estero”.

Camusso ha incontrato all’esterno del sito un gruppo di ex dipendenti che attende di essere riassorbito nell’organico così come stabilito nell’accordo di cessione firmato al Mise, da sindacati e nuova proprietà. In totale sono 160 i lavoratori fuoriusciti dopo il cambio di proprietà, 80 di essi avrebbero dovuto rientrare con l’arrivo di alcune commesse, che al momento però non sono arrivate.

“In questo territorio – ha spiegato Camusso – vi sono imprese con le quali abbiamo definito accordi ma esistono ancora delle criticità, qui vogliamo riproporre il tema di partire dal lavoro”.

La segretaria casertana della Cgil, Camilla Bernabei, ricorda poi che “la disoccupazione giovanile nel Casertano è oltre il 50 per cento mentre quella femminile si attesta al 55 per cento. In Campania i dati sono leggermente più bassi, ma sempre intorno al 50 per cento. Qui, dunque, la situazione è ancora drammatica sebbene negli ultimi mesi l’emorragia di posti di lavoro registrata gli anni scorsi va rallentando”.

Sul Jobs Act Camusso sottolinea che la Cgil non ha cambiato opinione: “Pensiamo sia sbagliato una politica di sottrazione dei diritti dei lavoratori. Ciò che si è mosso sul piano dell’occupazione nel nostro Paese è figlio prevalentemente della decontribuzione, peraltro modificata dalla legge di stabilità”. “Avevamo chiesto – ha proseguito Camusso – un provvedimento più significativo per il Mezzogiorno, anche vincolato alla creazione di lavoro, ma non abbiamo avuto risposte; ed intanto con il Jobs Act è stata attuata una vera e propria mistificazione: si è raccontato al Paese che ci sarebbe stato in lavoro sicuro ma poi sono esplosi i voucher, la modalità per sommergere lavoro che prima era regolare”.

Rincara la dose Bernabei. “Il Jobs Act – dichiara – non è stato in grado di far emergere il lavoro nero, vera piaga del Casertano e di tutto il Sud, ma ha rappresentato per le aziende solo uno strumento per ottenere sgravi fiscali ed effettuare passaggi ad altre attività produttive”.

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