Politica

Verso le elezioni, intervista al senatore Romano: “Un nuovo tipo di cittadinanza”

di Nicola Rosselli

Aversa – Senatore Romano, ci dia una sua analisi politica sulla genesi del commissariamento del Comune di Aversa.

L’analisi della crisi comunale ad Aversa, da cui le dimissioni del Sindaco, è indubbiamente articolata per le diverse motivazioni che ne sono state la causa. In sintesi alcuni fatti, oggettivamente descrittivi: una maggioranza netta, per consensi avuti e numero di consiglieri, nell’arco di circa 3 anni si è dissolta; la narrazione nel sentire comune ha rilevato soprattutto personalismi, divisioni, implosioni di partiti e movimenti, collegamenti interistituzionali precari o tralasciati. Ne deriva, inevitabilmente, che anche ciò che è stato fatto a livello di amministrazione cittadina ha subito prevedibili e preconcette valutazioni di parte. Attardarsi, dunque, nell’attribuire all’uno o all’altro avvenimento l’origine di questa crisi non può sottacere la questione politica di fondo. Ma è tempo adesso di guardare oltre, instaurando quel dialogo molto spesso assente che ha acuito il distacco tra collettività e politica, tra giovani e impegno sociale, che ha ribaltato le individualità con gli individualismi, la comunità con i personalismi.

Quale futuro per Aversa?

Viviamo in un territorio dove con l’imperversare da anni di crisi lavorative, degradi ambientali e sociali – a cui stiamo dando con energia concrete risposte a livello legislativo e governativo, non senza difficoltà e ostacoli – si rischia la desertificazione economica e culturale. Basti vedere l’emigrazione di tanti giovani verso il nord Italia e non solo. Di qui l’istituzione Comune, anche a seguito dell’abolizione delle province, verrà ad assumere ancor più un ruolo di assoluto rilievo nel dare risposte in una visione aperta e non limitata in angusti perimetri territoriali. Le contingenze non sono tali da sperimentare inedite formule di amministrazione dell’emergenza o di salute pubblica. I fatti accaduti necessitano valutazioni equilibrate, non meno nette e chiare, anche per favorire lo sviluppo di un’adeguata dialettica, per dare una risposta compiuta a tanti cittadini, giovani in particolare, sfiduciati e pertanto volti al disimpegno. Insomma non un mero e sterile scontro, non l’esasperazione a tutela di superati posizionamenti ma una rideclinazione della vera politica come interprete della comunità che ha il diritto-dovere di partecipare e contribuire a creare un nuovo tipo di cittadinanza.

Quale percorso politico per il “nuovo tipo di cittadinanza” aversana?

L’obiettivo deve basarsi su un metodo. Occorre lavorare in profondità e mettere in rete quanti si riconoscono in un cantiere politico spirito di una nuova cittadinanza aperta e inclusiva, solidale, a trazione democratica, esperta in fragilità sociali ed emarginazioni. Aspirare a una vocazione maggioritaria non può che fondarsi su un’articolazione organizzativa convintamente unita, un pluralismo culturale e sociale cementato da comuni valori guida di riferimento, che sappia rappresentare i cittadini e trasformare le loro istanze in politiche pubbliche, concretizzando in soluzioni pratiche i problemi delle persone. È questa un’esperienza di successo che già a livello nazionale il governo Renzi sta attuando e che deve essere elemento catalizzatore di progetti territoriali, costruendo così una sinergica filiera istituzionale che partendo da Comune e Regione sia in dialogo e cooperi con quella nazionale ed europea.

Qualche anticipazione: ha già in mente un futuro sindaco?

È prematuro. Come dicevo, la sfida è tale che occorre procedere senza ambizioni particolaristiche, con alto senso del dovere e spirito costruttivo. Ad Aversa ci attendono ancora parecchi mesi prima delle elezioni. Non si tratta di uno scontro intergenerazionale ma di un percorso comune di donne e uomini degni di credibilità, che hanno passione per quella particolarissima forma di volontariato sociale che è il vivere per la politica e che cercano di evitare i guasti impliciti del vivere di politica.

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