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Nomadi: 30 dischi in 50 anni di carriera

Durante un’intervista per presentare il nuovo album, Beppe Carletti ha dichiarato a rockol.it che in occasione dei 50 anni della band celebrati nel 2013 avrebbe voluto partecipare al Festival di Sanremo con una canzone scritta appositamente da Francesco Guccini e intitolata “Nomadi”.Carletti ha spiegato però che Guccini non diede il suo assenso per la partecipazione del brano all’edizione 2014 del Festival, anche se non è chiaro il motivo. La canzone di Guccini per ora è rimasta inedita ma Carletti ha lasciato intendere che potrebbe inserirla in un futuro disco insieme ad altri brani composti per l’occasione dagli autori che negli anni hanno scritto per i Nomadi come Alberto Salerno, padre di “Io vagabondo”.

Il disco è il primo album completamente autoprodotto dalla band. “Non è tanto una questione di libertà, né Emi né Warner ci hanno mai imposto alcunché. È che i tempi erano giusti per farlo. Abbiamo curato ogni dettaglio, anche il missaggio e la ritmica, qui siamo davvero noi. Con la stessa grinta e la voglia di dire come stanno le cose di sempre”. Il titolo stesso è un invito a non vivere passivamente il proprio passaggio sulla Terra, “anche se mi rendo conto che col narcisismo di questi tempi il messaggio potrebbe essere equivocato. Ma i valori di libertà e rispetto che i Nomadi hanno sempre cantato parlano chiaro sul senso della frase”. E in effetti basta pescare a caso fra le circa 300 canzoni del repertorio: Auschwitz, Dio è morto, Noi non ci saremo, Come potete giudicar, Il vecchio e il bambino.

“Che macello fare una scaletta di concerto ogni volta, dobbiamo fermarci a 30, e adesso dobbiamo pure inserire le nuove”. Il disco uscirà con un calendarietto pieghevole in cui per ogni mese dell’anno ci sono segnate le date storiche della band (giorno di nascita dei componenti, concerti più importanti, incontri con Dalai Lama e Papa) e un ricco libretto di foto: “Bisogna sempre dare qualcosa di più, sennò il disco chi lo compra ormai?”.

“noi  – asserisce ancora il portavoce – siamo fuori target da sempre, posto che vorrei sapere esattamente cos’è un target. Ed è proprio per questo che continuiamo. Perché siamo sempre uguali a noi stessi. E anche il pubblico: quando torniamo in un posto rivediamo esattamente le stesse facce, anche se ogni spettatore poi si porta qualcuno di nuovo. Ma non solo le facce degli altri sono le stesse: a volte scopriamo che per pubblicizzare un nostro concerto hanno attaccato una foto di 30 anni fa”.

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