NAPOLI. Quattordici persone sono state sottoposte a misura cautelare (10 in carcere e quattro ai domiciliari), su un totale di 30 indagati, nellambito di unoperazione che ha sgominato tre organizzazioni criminali specializzate nel traffico illecito di rifiuti pericolosi.
I finanzieri del comando provinciale di Napoli, coordinati dalla procura partenopea, hanno inoltre sequestrato sei aziende, numerosi automezzi e 500 tonnellate di rifiuti. Accertata anche l’esistenza di un traffico di rifiuti da fuori regione e l’esistenza di siti abusivi di stoccaggio.
Secondo gli investigatori, i tre sodalizi criminosi che controllavano società e ditte individuali operanti nel settore del commercio di rifiuti di rottami di metalli ferroso e non ferroso, nella raccolta, nel trasporto e nel recupero degli stessi.Veniva così posto in essere un traffico illecito di rifiuti di materiale ferroso e non ferroso, proveniente per la maggior parte dalla demolizione di autovetture, dallo scarto delle attività commerciali e industriali, nonché dalla raccolta dei rifiuti per strada. Il materiale, allo stato rifiuto, veniva indicato sui documenti di trasporto come Mps (materia prima secondaria) da destinare alle fonderie per la fusione definitiva o ad altre aziende per la eventuale successiva lavorazione.
Le organizzazioni, riferiscono gli inquirenti, agivano in conto proprio e in collaborazione con altri soggetti, mediante l’utilizzo di operatori fittizi (le cosiddette società cartiere) che emettevano fatture per operazioni inesistenti necessarie per giustificare la provenienza degli ingenti quantitativi di materiali ceduti alle fonderie, conseguendo illeciti profitti anche con l’evasione fiscale di rilevanti somme di denaro e provocando quindi un ingente danno all’Erario.
In particolare, queste società, operanti nel campo dell’acquisto e vendita dei materiali ferrosi, provvedevano alla raccolta e stoccaggio degli stessi ed alla loro messa in riserva. Dopo questa procedura il materiale ferroso – costituito in maggior parte da rifiuto – avrebbe dovuto subire un ulteriore trattamento presso le stesse aziende, se in possesso di specifiche autorizzazioni al trattamento, oppure presso altre imprese in possesso delle prescritte autorizzazioni. In realtà, il materiale, costituito principalmente da rifiuto di metalli, dopo vari passaggi tra imprese veniva nella maggior parte dei casi, venduto a prezzi concorrenziali alle fonderie che quindi operavano la fusione del materiale ferroso classificato quale materia prima secondaria mentre, in altri casi veniva esportato nei Paesi dell’est asiatico dove è molto forte la richiesta di tale tipologia di materiali a causa della famelica necessità di materie prime delle imprese siderurgiche operanti in quei mercati.

