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Bibbiano, una madre: “Mia figlia portata via come un pacco”. E spunta apparecchio per “rimuovere” ricordi

“Hanno preso mia figlia, l’ho seguita finché non è stata buttata in macchina”. E’ una delle testimonianze del caso Bibbiano, il piccolo comune in provincia di Reggio Emilia dove un’inchiesta, denominata “Angeli e Demoni”, vuole far luce su presunti atti illeciti nell’affido di alcuni incarichi riguardanti i servizi sociali e sul programma sugli affidi dei minori dell’Unione dei comuni della Val d’Enza.

Quest’ultimo episodio è accaduto lo scorso il 3 aprile, intorno alle 9 del mattino. A raccontarlo a “Fuori dal Coro”, il programma di Rete 4 condotto da Mario Giordano, sono Anna e Franco, i genitori di una bambina portata via da un gruppo di 11 persone, come mostrano le immagini tratte dalla videosorveglianza. “Hanno bussato pesantemente alla porta – racconta la madre della minore – dicendo di essere della protezione animali. Ho chiesto loro di mostrarmi il tesserino, ma non lo hanno fatto. Ho deciso di non farli entrare, ma loro hanno staccato la luce per disattivare le telecamere di sorveglianza”. Alla fine, però, gli uomini alla porta sono riusciti ad avere accesso all’abitazione, hanno chiesto alla donna i documenti del cane. Era una scusa perché, mentre lei si allontanava, ha sentito la figlia piangere al piano di sopra. “La tenevano come un pacco, era in pigiama. L’ho seguita disperata finché non l’hanno buttata in macchina”, ha detto Anna.

70 CASI RIAPERTI – E mentre le indagini proseguono, in Emilia Romagna aumenta il numero delle potenziali vittime: non sarebbero più soltanto le dieci finite sotto inchiesta, perché il Tribunale dei minori di Bologna ha riaperto almeno altri 70 casi di figli sottratti ai genitori.

L’INCHIESTA – L’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Valentina Salvi, è iniziata lo scorso 27 giugno con l’esecuzione di una serie di misure cautelari a carico di operatori e altro soggetti a vario titoli coinvolti in un sistema di affidi illeciti. Secondo gli inquirenti, da labili segnalazioni di presunti abusi sessuali si era messo in moto un meccanismo vizioso in cui, attraverso colloqui manipolativi e relazioni falsificate, si arrivava alla sottrazione dei minori alle famiglie di origine e all’affido a coppie cosiddette favorite. Tutto è partito da “un aumento esponenziale anomalo delle segnalazioni di abusi sessuali su minori provenienti dal Servizio sociale dell’Unione dei Comuni della Val d’Enza, con corrispondente emanazione di provvedimenti di allontanamento”, come ha scritto il giudice per le indagini preliminari.

IL GRUPPO DI TERAPEUTI – Nel mirino degli investigatori il gruppo di psicoterapeuti e operatori sociali della “Hansel e Gretel”, onlus di Moncalieri (Torino), diretta dal 68enne Claudio Foti, il cosiddetto “guru”. Tra le accuse, quelle dei soggetti coinvolti a vario titolo, quelle di abuso d’ufficio, falso in atto pubblico, violenza privata, tentata estorsione, peculato d’uso e lesioni personali gravissime. Tra i metodi utilizzati per indurre falsi ricordi di un vissuto traumatico che spezzassero il legame con la famiglia naturale c’era quello, da parte dei terapeuti, di personificare personaggi mostruosi delle favole, messe in scena che spesso finivano coi bambini urlanti e in lacrime.

APPARECCHIO PER “RIMUOVERE” RICORDI – Non solo, da un audio, mandato in onda da “Chi l’ha visto?”, spunta fuori l’utilizzo di uno apparecchio, l’Emdr, utilizzato in psicoterapia per stimolare la memoria di eventi specifici. Sarebbe stato uno dei tanti modi con cui gli operatori manipolavano i ricordi e la volontà dei bambini. Nell’audio si ascolta la voce della terapeuta che sta svolgendo con uno dei piccoli una seduta di “rimozione” di ricordi negativi che sarebbero riferiti al periodo in cui il bambino viveva con i genitori naturali: “Te l’ho messa fortissima, ecco. Tu non te ne accorgi neanche, ma cancella tutti i brutti i ricordi, si usa anche con i reduci di guerra dell’Afghanistan dell’Iraq”.

SINDACO DEL PD TRA INDAGATI – Nell’inchiesta sono indagati il sindaco di Bibbiano, Andrea Carletti (Pd), sottoposto ai domiciliari (intanto sospeso dalla carica dalla prefettura e autosospesosi dal partito), la dirigente dei servizi sociali Federica Anghinolfi e l’avvocato Marco Scarpati, il quale, secondo l’accusa, avrebbe ottenuto un ingiusto vantaggio patrimoniale per gli incarichi a lui affidati dall’Unione dei Comuni della Val d’Enza, della quale Carletti era delegato alle Politiche sociali. I cinque sono tutti accusati di abuso d’ufficio: oltre ad Anghinolfi, Carletti e Scarpati, figurano anche l’istruttrice direttiva amministrativa del servizio sociale, Barbara Canei, e la responsabile dell’ufficio di Piani dell’Unione, Nadia Campani. Al centro di questa specifica vicenda vi è lo stralcio che vede sotto accusa gli affidamenti ad personam fino al 2015 (“in contrasto con la natura occasionale degli stessi” come si legge nel capo d’imputazione), per poco meno di 15mila euro. “Simulando – viene contestato dalla Procura – l’effettuazione di una formale procedura a evidenza pubblica per l’affidamento dell’incarico di consulente giuridico a favore del servizio sociale, procedura, in realtà, intrisa di macroscopiche e gravissime irregolarità volte a favorire Scarpati”. Ma nel mirino in questo contesto c’è anche Anghinolfi, perché firmataria delle determine relative alle nomine fiduciarie del legale, nonché Canei (per aver predisposto le determine di spesa) e su Carletti e Campani perché entrambi “in costante raccordo con la Anghinolfi e pienamente consapevoli della totale illiceità del sistema, disponevano la sistematica attribuzione di tutta la materia legale relativa ai minori affidati al Servizio sociale ad un singolo soggetto”.

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