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Quattro chiacchiere con Matteo Fumagalli tra Youtube e libri

Un’espressione individuale di pensiero che si apre al collettivo per evolversi in interattivo. È forse in questo modo che potrebbe essere sintetizzata la comunicazione moderna, caratterizzata da video caricati sui social e, soprattutto, su Youtube. La rivoluzione digitale ha cambiato il modo di fare dibattito e su questo argomento si sprecano interventi, saggi e studi. Ancor di più se tutto questo viene sperimentato su ciò che, a primo impatto, sembra essere lontano anni luce dal digitale (valutazione viziata da un certo pregiudizio): il mondo dei libri.

Ne abbiamo parlato con Matteo Fumagalli, docente e Youtuber affermato, che ha scelto come protagonista indiscusso del suo canale “Il libro e il mondo editoriale”, cercando sempre di rivolgersi agli utenti con “leggerezza, ma mai con superficialità”, come lui stesso sottolinea. Ventisettenne originario della Brianza, Matteo ci accoglie entusiasta, forse colpito dal tema. Porre l’attenzione sull’evoluzione della comunicazione, soprattutto nel campo letterario, è, infatti, necessario per comprendere il successo che è alla base di una piattaforma generalista come quella di Youtube. “Faccio video da tre anni – ci racconta -, la crescita è stata graduale, ma caratterizzata anche da picchi. Mi rivolgo un po’ a tutti. Mi seguono, in particolare, due blocchi: il target 18-24 anni e quello 24-35 anni, ma in realtà ho utenti di ogni età, anche molto grandi”.

Sulla sua attività ci dice che, pur trattando argomenti diversi come il cinema, predilige parlare di libri. “La mia rubrica più seguita è sicuramente quella sui libri trash (ride, ndr.) che stronco. Ovviamente cerco di farlo in modo divertente sì, ma anche costruttivo. Il fatto che io definisca brutto un libro, non significa che debbano farlo anche gli utenti che mi seguono. Molto spesso mi scaglio contro libri che affrontano in modo superficiale tematiche importanti e forti. Libri che, ad esempio, romanticizzano il rapporto dominatore-sottomessa (ahimè, ormai un cliché delle opere per adolescenti) o che trattano la violenza domestica o la bulimia come semplici espedienti letterari senza approfondire. In questi casi si può creare un proficuo dibattito nei commenti. Ci sono persone che, magari, mi consigliano libri in cui quella determinata tematica è trattata in modo molto più appropriato. Insomma, si cerca di riflettere sulla costruzione di un buon romanzo che non lasci nulla al caso”.

A questo punto, un po’ curiosi e smaliziati, gli chiediamo di parlarci del suo rapporto con le critiche. “Casi isolati, soprattutto di utenti molto giovani, fan di autori/youtuber di cui ho stroncato il libro. Spesso e volentieri non guardano neanche il video, commentano a prescindere. Non gli do peso. Sono, invece, molto attento a commenti che descrivono una diversa interpretazione della storia stroncata. Grazie a essi mi è capitato di rivalutare alcune opere”.

“Su Youtube non mi pongo come docente. C’è un’assoluta parità con i miei followers. Sarebbe una scelta egomaniaca porsi su un piano superiore. Non costruisco muri, i commenti che ricevo mi arricchiscono”, afferma. Sulla comunicazione e sulla sua evoluzione risponde in modo franco: “La regola base per ogni tipo di comunicazione è considerare sempre il media di riferimento. In un salotto letterario non potrei certamente parlare come su Youtube e viceversa. C’è un codice comunicativo differente da rispettare”.

Affrontiamo, poi, la difficoltà di trattare l’argomento “libri” sui social e, in particolare, su una piattaforma del genere. “Il lato negativo di una comunicazione digitale è l’equivoco, la cattiva interpretazione di ciò che volevi realmente dire. Non puoi chiarire immediatamente”. “Più che altro, risulta difficile la sfida di far amare la letteratura a chi non la ama. Non si deve essere eccessivamente accademici, ma si deve essere rigorosi, professionali e chiari. Noi dobbiamo sfruttare le nuove tecnologie per motivare le persone ad appassionarsi alla lettura”, conclude con tono appassionato e felice.

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