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Salone del libro, la sfida dell’editore “fascista”: “Ci sarò, vogliono solo attaccare Salvini”

Apre tra le polemiche il Salone del Libro di Torino. L’editore Francesco Polacchi, fondatore della casa editrice Altaforte, sfida l’esclusione dalla kermesse nel capoluogo piemontese, decisa mercoledì dopo la richiesta di Comune e Regione, e annuncia: “Alle 10 ci sarò per ribadire che la logica di Altaforte non si piega al pensiero unico”. Regione Piemonte e Comune di Torino hanno presentato un esposto contro Polacchi e la procura ha aperto una inchiesta per apologia di fascismo.

“Le mie dichiarazioni sono state usate come scusa, sono stato denunciato per un reato di opinione. Sono disponibile a chiarire la mia posizione con la Procura, ma ritengo che la pietra dello scandalo sia il libro ‘Io Matteo Salvini’. E’ un attacco al ministro dell’Interno, che comunque non voglio tirare per il bavero”, ha detto Polacchi. “Una revoca inaccettabile – aggiunge – andremo per via legali”.

“Siamo passati in cinque, sei giorni da un problema di contrattualistica privata a un problema di politica. La questione dal punto di vista simbolico si era fatta talmente grande che è anche giusto che sia passata al livello politico e quindi il presidente Chiamparino e la Appendino hanno preso una decisione politica. E per come si erano messe le cose è la decisione migliore”, commenta il direttore editoriale del Salone del Libro di Torino, Nicola Lagioia, al suo arrivo al Lingotto nel giorno d’inaugurazione della Fiera preceduta da infinite polemiche.

“Non è una rivalsa nei confronti di Salvini, è una scelta a protezione e tutela del Salone del Libro, di Torino e del nostro Paese”. Lo ha detto la sindaca di Torino, Chiara Appendino, davanti al Lingotto, dove si apre oggi il Salone del Libro, in merito al caso Altaforte. “Questo soggetto – ha aggiunto – ha annunciato che farà causa. Noi faremo valere le nostre ragioni staremo a fianco degli organizzatori”. “Abbiamo cercato di trovare una soluzione di mediazione per tutti. Di fronte alla scelta di avere Halina, che rappresenta l’antifascismo fuori dai cancelli del Salone, e Altaforte, che è indagata per apologia di fascismo dentro, come istituzioni ci siamo presi la responsabilità politica di fare una scelta di campo e stare a fianco di chi rappresenta l’antifascismo”, ha sottolineato Appendino. “Abbiamo deciso di utilizzare la strada a nostra disposizione cioè la denuncia. Naturalmente la magistratura ha i suoi tempi”, ha spiegato la sindaca.

Il ministro dei Beni Culturali, Alberto Bonisoli, si dichiara “assolutamente d’accordo con le scelte fatte insieme dal sindaco Chiara Appendino e dal presidente della Regione Sergio Chiamparino perché quando si fa politica si tratta anche di scegliere”, sottolineando che “sono state dette delle cose gravi, di cui non si può far finta di nulla. E bisogna prendere delle posizioni”.

Proprio Salvini ha commentato: “Sono pericolosissimi i processi alle idee e i roghi dei libri. Siamo nel 2019 alla censura dei libri in base alle idee. – ha denunciato il leader della Lega durante un comizio a Pesaro – Ma non ha mai portato fortuna il rogo e la censura dei libri. Alle idee si risponde con le idee non con la censura. Alla faccia dei compagni democratici che decidono chi può andare al Salone del libro e chi non ci può andare, fanno i processi alle idee”.

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