Aversa

Aversa, scioglimento: le opinioni di Luciano e De Rosa

Mentre il Tar Campania boccia la richiesta di sospensiva del decreto di scioglimento del civico consesso grazie alla costituzione in giudizio dell’ex consigliere comunale del Pd, Alfonso Golia, e rinvia la decisione nel merito al prossimo 6 marzo, continua il dibattito politico. Accanto all’appello di Valerio Taglione di “Casa don Diana” a stare a riposo per questo giro a tutti gli amministratori uscenti, si registrano diverse prese di posizione. Tra questi Luciano Luciano e Luca De Rosa, che tornano a fare capolino sulla scena politica in quella che si preannuncia una lunga campagna elettorale sino al prossimo 26 maggio, data prevista per le amministrative.

Da Luciano, già più volte assessore in quota Forza Italia, oggi componente del direttivo cittadino della Lega, un ritorno sempre nel centrodestra, parole di speranza: «Con la caduta dell’amministrazione De Cristofaro, si spera riprenderà forma e sostanza il dibattito sui bisogni della nostra città e sulle sue prospettive di riscatto. L’ambiente, il riordino urbanistico, la sicurezza, le infrastrutture, queste sono alcune delle principali voci dell’agenda delle cose da affrontare». «Il tempo – conclude Luciano – è quello giusto. Le risorse pubbliche ormai scarseggiano e una nuova politica dovrà inaugurare, anche istituzionalmente, la stagione delle responsabilità. La politica dovrà ora essere chiamata a rendere il conto ai cittadini attraverso la propria concreta capacità di progetto, di decisione, di azione e di servizio».

Più pessimista l’analisi di Luca De Rosa, già assessore della giunta guidata da Lello Ferrara, che denunzia come: «Ad Aversa dal 2001 ininterrottamente le stesse forze economiche, sociali e politiche vincono le elezioni, con veri e propri plebisciti, con maggioranze bulgare. I clan alleati in queste maggioranze non sono però mai stati in questi 18 anni in grado di produrre una sola settimana consecutiva di governo: permanenti conflitti affaristici e perennemente mutanti alleanze su spartizioni e oscure manovre di sottopotere sono stati il loro quotidiano agire». Per De Rosa: «Così sarà anche adesso: questa caduta del sindaco avviene senza un dibattito pubblico, senza un documento politico, una lettura pubblica dei processi. In modo clandestino, di notte, alla chetichella, 13 consiglieri appongono una firma davanti ad un notaio. Non una parola davanti alla città. In poche ore il nome del sindaco cadrà nell’oblio, i vecchi asti, i rancori, i litigi, saranno ricomposti in nome di nuovi patti di potere, di nuove spartizioni dei brandelli in decomposizione della città. E’ evidente che questa caduta non rompe proprio nulla di questo schema. Ma quale gruppo, forza, associazione, partito, comunità, quale confraternita o bocciofila vorrà finalmente decidersi ad aprire una discussione pubblica sulla città ed i suoi destini?».

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