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Bimbo ucciso a Cardito: tolta la patria potestà ai genitori

Il Tribunale dei minori di Napoli ha sospeso la potestà genitoriale a Felice Dorice e Valentina Casa, i genitori di Giuseppe, il bimbo di sette anni ucciso di botte domenica scorsa a Cardito, e di Noemi, la bambina di otto ricoverata al Santobono con tumefazioni gravissime al volto; la coppia ha anche un’altra figlia di quattro anni che ora si trova in una struttura protetta. I due piccoli sono stati pestati a sangue dal 24enne Tony Sessoubti Badre, nato in Italia da padre tunisino e madre italiana, compagno della trentenne Valentina che, per seguirlo, aveva lasciato tutto, il lavoro come colf a Sorrento e l’abitazione di famiglia a Massa Lubrense, e che oggi, a causa sua, ora ha perso i tre figli.

La Procura minorile aveva avanzato una richiesta urgente nelle scorse ore, che è stata tempestivamente accolta dai giudici; è stato nominato un tutore in attesa dell’udienza, fissata per le prossime settimane, nel corso della quale si deciderà chi si occuperà delle bambine. La decisione di sospendere la potestà genitoriale prelude agli approfondimenti che i giudici minorili devono compiere per decidere chi, in futuro, dovrà accudire le due bimbe; il primo passo è capire se i genitori siano idonei o meno. In caso negativo, potrebbe forse essere una delle nonne ad accoglierle in casa e prendersi cura di loro. In casi estremi si potrebbe ricorrere a un affido, ma al momento sono tutte ipotesi astratte. In questo momento l’obiettivo dei magistrati minorili è tutelare il più possibile le due sorelline, già così provate, e garantire loro quanto prima una situazione familiare ottimale e stabile.

Felice Dorice, intanto, ha scelto di parlare della tragica vicenda con Barbara D’Urso a “Pomeriggio 5”: “Non sapevo neppure che i miei figli vivessero a Cardito. Chiamavo Valentina, la loro madre, ma non mi rispondeva al telefono. O, quelle rare volte che lo faceva, inventava scuse per non passarmeli. Mi diceva che ormai loro non mi appartenevano più”. Il suo è un racconto angosciato: “Se avessi saputo che vita conducevano i miei figli avrei fatto di tutto per aiutarli. Valentina sapeva che poteva contare su di me e sulla mia famiglia”.

Quali fossero davvero i rapporti tra i genitori dei tre bambini e quanto ci sia di vero in questo racconto lo accerterà nelle prossime settimane la polizia: sulla pagina Facebook di Felice, che sui social si fa chiamare “Fabrizio”, tra i suoi 14 amici figura per esempio anche Valentina Casa. Alla trasmissione televisiva, comunque, sono intervenuti anche i familiari di Felice, tra cui la madre, Anna, e il fratello, Vincenzo, in collegamento con la loro abitazione di Pompei. È stato soprattutto quest’ultimo a puntare il dito contro Valentina Casa: “Quando mio fratello la chiamava per chiederle dei bambini, lei era sempre molto evasiva. Di tanto in tanto glieli lasciava incontrare, ma solo nella stazione della Circumvesuviana: a volte a Sorrento, a volte a Sant’Agnello. La nostra famiglia non sapeva che da settembre i bambini vivessero a Cardito”.

I Dorice spiegano di aver saputo la notizia della morte di Giuseppe domenica sera, quando sono stati convocati in commissariato: “Ci hanno detto: dobbiamo darvi una brutta notizia, purtroppo. Il bambino è deceduto. Siamo caduti dalle nuvole, Felice si è sentito male”. Il giorno successivo il papà e lo zio sono andati al Santobono, a chiedere notizie di Noemi: “Il primario di Neurochirurgia ci ha rassicurati: la bambina sarà dimessa presto e non avrà cicatrici. Almeno ci resta questa consolazione. Speriamo di potere riabbracciare presto lei e la sorellina”.

La famiglia Dorice non risparmia le accuse a Valentina Casa e chiede che la sua condotta sia accuratamente vagliata dalla Procura, cosa che peraltro è già in corso. Il punto è sempre lo stesso: è possibile che, trovandosi nello stesso appartamento, la mamma non si sia accorta del brutale pestaggio attuato da Tony? I familiari del papà hanno molti dubbi e chiedono giustizia: “Vogliamo che anche lei paghi per quello che è accaduto non solo Tony”.

Tony, intanto, è nel carcere di Poggioreale, rinchiuso in isolamento nel padiglione Avellino. Indossa una tuta, ha le occhiaie, la barba incolta. “Sembrava uno che non dormiva da giorni”, dice il consigliere regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli, che ieri è andato in visita ispettiva nell’istituto accompagnato dal direttore Maria Luisa Palma. “Ho chiesto io di stare da solo. Se mi facessero del male o dovessero uccidermi, non pagherei per quello che ho fatto. Invece voglio pagare, perché quello che ho fatto è tremendo. Altrimenti mi sarei impiccato, ma se morissi soffrirei meno di ciò che merito”, dice il 24enne quando vede l’esponente politico. Piange, si mette le mani sul volto, scuote ripetutamente la testa. “Non so se sei credente, ma ti devi affidare a qualcosa di veramente grande, perché quello che hai fatto non può essere perdonato”, replica Borrelli. E Tony, che in mattinata aveva chiesto di parlare con una suora, insiste: “L’ho ucciso, l’ho ucciso. Ho confessato tutto. E so che non potrò mai ricevere alcun perdono”.

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