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Oscar Europei, Marcello Fonte miglior attore. A Guadagnino il premio del pubblico

Anche se non è andata come ci si aspettava, dato il cospicuo numero di candidature sia del “Dogman” di Matteo Garrone sia del “Lazzaro felice” di Alice Rohrwacher, l’Italia non esce sicuramente a mani vuote dalla 31ma edizione degli Efa (European Film Award), meglio noti come Oscar del Cinema Europeo, tenutasi nel sontuoso teatro della Maestranza di Siviglia.

Il merito è tutto del folletto Marcello Fonte, interprete indimenticabile dell’opera di Garrone, che così termina alla grande la sua personale favola internazionale, cominciata al Festival di Cannes e completatasi qui con il meritatissimo titolo di miglior attore del Vecchio Continente. Ma merito, anche, di Luca Guadagnino, che grazie al suo, ormai classico, “Chiamami con il tuo nome” si è aggiudicato l’ambito Premio del Pubblico. Un valido riconoscimento lo ha ottenuto, infine, il lungometraggio della Rohrwacher, insignito dell’alloro assegnato dalla giuria delle Università Europee.

Sin qui il non trascurabile bottino tricolore anche se l’autentico trionfatore della serata è stato il polacco “Cold War” di Pawel Paliwkowski, drammatica narrazione di un amore impossibile ambientata nella Polonia post-bellica, che ha portato a casa gli allori per il film, la regia, la sceneggiatura e l’attrice Joanna Kulig. Commedia dell’anno il britannico “Morto Stalin se ne fa un altro” diretto dall’italo-scozzese Armando Iannucci, mentre il trofeo per la pellicola rivelazione dell’anno è finito, giustamente, nelle giovani mani del belga Lukas Dhont per il suo “Girl”, lacerante storia di una ballerina trans.

Ovazioni doverose per il premi alla carriera attribuiti, quest’anno, alla spagnola Carmen Maura, all’inglese Ralph Fiennes e al greco Costa-Gravas. Denominatore comune di tutti i discorsi di ringraziamento è stato il sottolineare il senso di appartenenza a un’Europa unita e accogliente, un messaggio che, fino a poco tempo fa, sembrava scontato ma che, ora, dalla Settima Arte potrebbe ripartire per giungere a una ricostituzione, culturale innanzitutto, auspicabile per ognuno di noi.

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