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Le mafie gestivano scommesse on line: 68 arresti tra Reggio Calabria, Catania e Bari

68 arresti (18 a Reggio Calabria, 28 a Catania, 22 a Bari) e un’ottantina di perquisizioni sono stati eseguiti, la scorsa notte, da Guardia di finanza, Dia, polizia e carabinieri. Tre inchieste, tre procure (Reggio Calabria, Bari e Catania) e centinaia di uomini impegnati nel blitz coordinato dalla Direzione nazionale antimafia e dal procuratore Federico Cafiero De Raho. Eseguito anche un sequestro di beni in Italia e all’estero per oltre un miliardo di euro. Le mafie, in sostanza, si sono spartite e controllano il mercato della raccolta illecita delle scommesse on line. Il volume delle giocate relative agli eventi sportivi, e non solo, era molto più vasto. Dalle indagini, infatti, è emerso un giro d’affari superiore ai 4,5 miliardi di euro.

REGGIO CALABRIA – L’operazione, condotta dalla Guardia di finanza e dagli uomini della Dia, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, guidata dal procuratore capo Giovanni Bombardieri, ha visto l’esecuzione di un decreto di fermo nei confronti di 18 soggetti, e il sequestro dell’intero profitto dell’organizzazione criminale, oltre a quello di 23 società estere, 15 società italiane operanti nel settore dei giochi e delle scommesse, 24 immobili, 7 automezzi,33 siti nazionali e internazionali di “Gambling on line” ed innumerevoli quote societarie e conti correnti nazionali ed esteri, per un valore complessivo corrispondente ad oltre 723milioni di euro.

Le indagini hanno accertato l’esistenza di una pluralità di associazioni per delinquere operanti sul territorio nazionale nel settore della raccolta del gioco e delle scommesse con i marchi “Planetwin365” (fino al 2017), “Betaland” ed “Enjoybet” (con condotta tuttora perdurante) le quali, in rapporto sinallagmatico con la ‘ndrangheta, da un lato consentivano a quest’ultima di infiltrarsi nella propria rete commerciale e di riciclare gli imponenti proventi illeciti, dall’altro traevano esse stesse significativo supporto per l’ampliamento della propria rete commerciale e per la distribuzione capillare del proprio marchio sul territorio. Ciò è stato possibile grazie agli accordi stretti con soggetti collegati alle cosche reggine e, in primis, con i rampolli emergenti delle locali organizzazioni ‘ndranghetiste, Danilo Iannì, Domenico TeganoFrancesco Franco, delle quali potevano sfruttare i metodi caratteristici di un’associazione mafiosa, la forza di intimidazione derivante dal vincolo associativo e la condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva, per commettere delitti e per acquisire, in modo diretto o indiretto, la gestione o comunque il controllo di attività economiche illegali.

Per realizzare i loro progetti, Domenico Tegano e Franco, a loro volta, si sono avvalsi del peso criminale delle rispettive figure paterne: Pasquale Tegano (vertice dell’omonima cosca, più volte condannato per il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso) e Roberto  Franco – capo dell’omonima “‘ndrina” operante nel rione Santa Caterina di Reggio Calabria e aderente al sodalizio che fa capo alle famiglie “De Stefano-Tegano” – coinvolto, più di recente, nell’operazione denominata “Sistema Reggio” ed attualmente detenuto. Emerge, inoltre, come le questioni legate ai debiti contratti dai diversi clienti/scommettitori relativi alla concessione di fidi nel settore del gioco e delle scommesse e alla fornitura di sostanze stupefacenti, fossero “agevolmente” risolte grazie al sempre disponibile intervento di soggetti di alto profilo criminale, come Carmelo Consolato Murina e Domenico Aricò.

Non solo, altra manifestazione di appartenenza alla ‘ndrangheta è risultata l’organizzazione, da parte delle “nuove leve” criminali reggine, nel 2016, di un pellegrinaggio al Santuario della “Madonna di Polsi”, a San Luca, evocativo di una ritualità tipica della ‘ndrangheta in quanto, in occasione dei festeggiamenti in onore della Madonna di Polsi, esso è stato per decenni il luogo individuato dalle varie “‘ndrine” per stringere alleanze e per progettare strategie criminali. Il pellegrinaggio organizzato dagli indagati acquisisce particolare significato allorquando questi definiscono il percorso stesso da seguire: si prevede infatti inizialmente un passaggio – in segno di rispetto – davanti ai carceri di Reggio Calabria “San Pietro” e “Arghillà” nonché nei pressi dell’abitazione di Franco. Vengono, quindi, attentamente vagliate e scelte anche le modalità di trasporto e i partecipanti: verrà quindi utilizzato un autocarro scoperto, allestito in modo adeguato alla circostanza (impianto di amplificazione, generatore elettrico, eccetera), ed invitati soggetti ritenuti idonei a partecipare all’evento, precisando che avrebbero preso parte esponenti delle “locali” di Archi, Condera e Cannavò: “…facciamo il triangolo delle bermuda Archi, Condera e Cannavò…”. Non ultimo, le evidenze investigative certificano come l’organizzazione criminale in questione fosse particolarmente sollecita nel provvedere ai bisogni dei numerosi detenuti presso le case circondariali, attraverso la cosiddetta “colletta”, ovvero l’invio di “soldi” e la fornitura di “generi alimentari”.

Acquisiti i profili criminali, le investigazioni si sono soffermate sulle attività condotte da Danilo Iannì, Domenico Tegano e Francesco Franco, i quali – insieme ad altri, tra cui Santo FurfaroFrancesco Sergi (detto “Zeus”) – avevano la disponibilità di siti web illegali “.com” ovvero “.it” (formalmente e/o di fatto riconducibili ai vertici delle società che hanno gestito i marchi “Planetwin365” e/o “Betaland”) e promuovevano nel territorio di competenza l’attività tipica dei “bookmaker”, organizzando e gestendo la raccolta illegale del gioco e delle scommesse attraverso una ramificata rete commerciale che utilizzava i siti “www.betclu.com”, “www.fullbetter.com”, “www.europabet24.com”, “www.sportbet75.net”, “www.premierwin365.it”, “www.dominobet.it”,  “www.futurebet2021.com”, “www.future2bet2021.com” e “www.fsa365.com”. Avvalendosi dei medesimi siti “.com” l’associazione aveva inoltre sviluppato ulteriori reti commerciali in ToscanaLiguriaLombardia e nelle province di SiracusaCatania Crotone, con il necessario coinvolgimento di ulteriori responsabili.

E’ stata così accertata l’esistenza di un articolato sodalizio criminale che – grazie agli accordi territoriali con le organizzazioni mafiose – si è infiltrato nel tessuto economico nazionale, con specifico riferimento al comparto dei giochi e delle scommesse, compiendo una pluralità di violazioni che vanno dalla raccolta fisica delle scommesse in assenza della prevista concessione rilasciata dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, all’utilizzo di siti online“.com” completamente illegali, all’uso dei Centri trasmissioni dati (Ctd) e dei Punti vendita ricariche (Pvr), come schermo giuridico fittizio dietro cui celare la raccolta illegale. Sotto il profilo giuridico, infatti, i Ctd e i Pvr devono operare alla stregua di un “internet point”, mettendo a disposizione del giocatore gli strumenti e i canali informatici necessari per raggiungere la piattaforma aziendale gestita all’estero, ossia devono limitarsi a svolgere una mera attività di agevolazione del contatto commerciale tra il cliente ed i “bookmaker”, concessionari esteri, senza avere alcuna possibilità di influenza sulla conclusione del contratto di scommessa e, meno che mai, sulla gestione della stessa. In realtà, si è accertato come questa apparente operatività aziendale occultasse la raccolta fisica delle scommesse e dei giochi, sottoposti al sistema concessorio nazionale, attraverso l’apertura, a favore dei singoli punti commerciali, di una serie di “fidi” con conseguenti successive compensazioni delle poste di “dare” ed “avere” (con cadenza mensile, trimestrale o semestrale), a seconda delle vincite accumulate dalla clientela. Tale rete commerciale aveva una struttura gerarchica a catena che vedeva al vertice i cosiddetti “master”, ovvero l’apice della rete commerciale del “brand” in un determinato territorio, raccogliendo sotto la propria responsabilità, talvolta con ulteriori intermediari, una serie di punti commerciali che si relazionavano direttamente con la clientela.

Ciascuno dei componenti della rete commerciale vantava dei profitti in percentuale sul totale del giocato; sicché, prima di essere trasferiti all’estero, agli utili derivanti dalla raccolta (al netto delle vincite dei giocatori) erano sottratte le provvigioni spettanti a ciascuno. Talvolta i “master”, che vantavano il controllo piramidale di un numero significativo di punti commerciali, “bancavano” una quota parte delle scommesse condividendo con il “bookmaker” il rischio d’impresa connesso all’andamento delle attività, così partecipando alle vincite e alle perdite nella percentuale pattuita (“co-banco”). Questa modalità operativa genera sempre un’attività illecita: il “co-banco”, infatti, cela l’esistenza di una società di fatto tra il “bookmaker” ed il “master”, che condividono i rischi economici connessi alla gestione del servizio e che vi conferiscono il primo, il sistema gestionale in remoto ed il secondo, la rete commerciale dedita alla diffusione del prodotto. Ne deriva, allora, come il soggetto gerente il servizio non sia l’apparente concessionario, ma la società di fatto, che utilizza quella concessione per esercitare l’attività di gestione e raccolta dei giochi e delle scommesse. Tuttavia, poiché tale operazione avviene senza alcuna autorizzazione dell’Adm, ne deriva la realizzazione di una forma vietata di cessione della concessione, ovvero di un suo utilizzo da parte di un soggetto terzo (la società di fatto), che si interpone tra il concessionario e l’utente finale; in entrambi i casi, l’attività di raccolta delle scommesse è esercitata da soggetto privo di concessione ed è, perciò, illecita.

Nel corso delle indagini è stato inoltre rilevato l’esercizio, da parte di alcuni componenti dell’articolato sodalizio criminale, di una pluralità di attività illecite quali l’esercizio abusivo di attività creditizia, l’organizzazione di corse clandestine di cavalli con la contestuale raccolta illegale delle scommesse, la creazione di alcune sale adibite a “bische clandestine” gestite da soggetti appartenenti e/o vicini a cosche di “‘ndrangheta”, operanti sul territorio reggino, il riciclaggio e il traffico di sostanze stupefacenti. È stata altresì accertata l’ostentazione da parte alcuni associati di auto e di orologi di lusso (Ferrari, Rolex, etc), di frequenti soggiorni in suite in hotel a 5 stelle (tra i quali il “Bellagio” di Las Vegas), la disponibilità di cospicue somme di denaro contante, come dimostrano le seguenti immagini pubblicate sui relativi profili “social” degli stessi indagati.

Episodio emblematico della disponibilità di rilevanti somme di contante e del “modus operandi” utilizzato dall’organizzazione per il riciclaggio delle stesse, è stato rilevato nel novembre del 2016 quando, a seguito di un controllo di polizia eseguito a Salerno dalla Guardia di finanza, venivano rinvenuti e sequestrati a bordo dell’auto di un associato che si stava recando a giocare in un casinò, 42.980 euro in contanti. Lo stesso responsabile, dopo il sequestro della somma, si preoccupava di trovare delle giustificazioni da opporre alla Guardia di finanza, e avviava immediate telefonate con una serie di amici/soci ai quali chiedeva di mandargli delle attestazioni di vincita (schedine vincenti) presso le agenzie scommesse, di importo inferiore ai 3mila euro. Significativo, al riguardo, il passaggio di una di tali conversazioni nella quale l’interlocutore, non riuscendo a comprendere le motivazioni di tale richiesta, attesa la strumentalità della stessa, rispondeva “Che vuol dire ‘hai vinto?’”. Inoltre, è stata accertata l’infiltrazione della cosca Piromalli nelle imprese riferibili a  Santo Furfaro, tra cui il “Susan Bowling”, sito all’interno del Parco Annunziata di Gioia Tauro, ed un’impresa al noleggio, su scala nazionale, di slot e Vlt.

Le indagini sono state progressivamente ampliate, con il significativo contributo del centro operativo della Direzione investigativa antimafia di Reggio Calabria, nei confronti delle società di diritto maltese “SKS365 Malta LTD” (già “SKS365 Group Gmbh”), titolare del marchio “PlanetWin365” e “Oia Services LTD”, titolare dei marchi “Betaland” ed “Enjoybet”, che hanno strutturato sul territorio italiano una ramificata rete commerciale costituita da Ctd, Pvr ed Agenzie. Va precisato, con riferimento alla “SKS365” che le investigazioni hanno riguardato esclusivamente la proprietà/management che ha gestito la società fino al 2017, ovvero prima della sua cessione ai nuovi proprietari, nei cui confronti non sono emersi elementi di responsabilità. Grazie alle puntuali dichiarazioni rese da alcuni collaboratori di giustizia, è stato accertato che dette società, anche dopo aver aderito alla procedura di regolarizzazione per emersione prevista dalle leggi di stabilità 2015 e 2016 (“Sanatoria”), hanno continuato ad effettuare una raccolta parallela a quella legale attraverso siti web “.com” gestiti, anche nella modalità di “co-banco”, da soggetti riconducibili a diverse organizzazioni mafiose, così integrando, tra l’altro, il reato di esercizio abusivo di attività di giuoco o di scommessa. Ciò è avvenuto sulla base del presupposto che – come confermato dagli stessi collaboratori di giustizia – in determinate aree del paese, tra le quali il territorio calabrese e, in particolare, la provincia di Reggio Calabria, non è possibile accedere al mercato dei giochi e delle scommesse senza il preventivo accordo con i sodalizi criminali che ne detengono il controllo.

Con specifico riferimento alla diffusione sul territorio calabrese delle varie agenzie a marchio “Planetwin365” sono stati inoltre appurati rapporti di natura illecita posti in essere da Antonio Zungri, nella sua qualità di “master regionale Calabria”, nonché da David Laruffa, quale “Agente Calabria”, con esponenti di ‘ndrangheta ovvero gravitanti in contesti di crimine organizzato. In particolare, le indagini hanno accertato l’infiltrazione di esponenti della cosca Pesce-Bellocco, nella rete commerciale, destinata alla distribuzione territoriali del predetto brand. Inoltre, con il determinante contributo del Nucleo speciale tutela privacy e frodi tecnologiche della Guardia di Finanza, che ha eseguito un’articolata attività tecnica di ispezione informatica presso la principale società italiana che ha creato e gestito la parte software delle predette aziende estere, è stato rilevato che queste ultime, nonostante avessero aderito alla “sanatoria”, hanno di fatto continuato ad effettuare la raccolta illecita del gioco e delle scommesse sul territorio nazionale, attraverso siti non autorizzati, con suffisso “.com”, quali “Palace777”, “BetFaktor”, “GoldenGool”, “PlanetWin365”,  “PremierWin365” e “JokerBet”.

Conseguentemente, hanno agevolato l’infiltrazione della criminalità organizzata di tipo mafioso nel tessuto economico nazionale con il relativo conseguimento di ingenti illeciti profitti, omettendo peraltro di dichiarare maggiori ricavi per un importo pari ad 2 miliardi, 465 milioni e 614.580,42 euro, cui corrisponde Ires non versata per 21 milioni e 865.722,64 e un’imposta unica sulle scommesse non versata per 38 milioni e 399.700,04 euro. Con riferimento ai marchi “Betaland” ed “Enjoybet”, riconducibili alla società maltese “Oia Services Ltd”, sono state accertate le medesime illecite modalità di gestione dell’attività grazie anche agli accordi con gli esponenti della cosca “Tegano”.  Anche in questo caso è stato accertato che la “Oia Services Ltd”, pur avendo aderito alla sanatoria, attraverso la sua rete commerciale, negli anni 2015 e 2016, ha omesso di dichiarare in Italia ricavi per 440 milioni e 123.958,47, cui corrisponde Ires non versata per 8 milioi e 070.869,23 e un’imposta unica sulle scommesse pari a 12 milioni e 342.571,52.

Infine, sempre seguendo il medesimo percorso investigativo, è stata approfondita la rete commerciale sviluppata sul territorio italiano dalla “Gvc New Limited”, ulteriore società maltese collegata alla citata “Oia Services Limited”. Al riguardo, è stato accertato come detta società negli anni dal 2012 al 2014 abbia esercitato sul territorio nazionale la raccolta illecita del gioco e delle scommesse per 237 milioni e 719.818,01 euro, cui corrisponde un’Ires evasa penalmente rilevante pari a 4 milioni e 109.200,31 euro e un’Imposta Unica sulle Scommesse per 9 milioni e 136.245,26 euro. In esito alle suddette risultanze investigative, è stato disposto il sequestro per equivalente di complessivi oltre 93 milioni di euro in relazione alle imposte evase (Ires e Ius), nonché di ulteriori 123 milioni di euro quale profitto illecito conseguito dall’organizzazione criminale.

CATANIA – Guardia di Finanza, Polizia e carabinieri hanno dato esecuzione a 28 provvedimenti di fermo, anche nei confronti di esponenti dei clan mafiosi Santapaola-Ercolano e Cappello, dediti al controllo illecito del mercato delle scommesse sportive e dei giochi esercitati attraverso rete telematica e raccolte da banco. I reati contestati sono quelli di associazione mafiosa; di associazione a delinquere, a carattere transnazionale, finalizzata all’illecito esercizio sul territorio nazionale di giochi e scommesse sportive; riciclaggio; autoriciclaggio; intestazione fittizia di beni; di truffa a danno dello Stato; omessa e infedele dichiarazione dei redditi, reati aggravati dalla finalità di agevolazione dell’associazione di stampo mafioso, per avere consentito ai due sodalizi mafiosi summenzionati l’infiltrazione e la connessa espansione nel settore dei giochi e delle scommesse on line, nonché autoriciclaggio dei proventi derivanti dalle attività criminose delle stesse associazioni.

Eseguiti anche sequestri preventivi di beni per un valore di circa 70 milioni di euro localizzati sia in Italia che all’estero, nonché di 46 agenzie di scommesse/internet point, ricadenti nelle province di Catania, Messina, Siracusa, Caltanissetta e Ragusa. Sequestrati, in particolare, circa un centinaio di rapporti bancari e conti correnti accesi in Italia e nelle Isole di Man, mentre altrettanti conti correnti e depositi bancari sono stati individuati in altri Paesi. I finanzieri hanno inoltre sequestrato 25 centri scommesse attivi nelle province di Catania, Messina e Siracusa; i carabinieri ne ha sequestrata una con sede in Misterbianco (Catania) mentre altre 20 sono stati individuate dalla polizia, riconducibili direttamente o indirettamente al clan Cappello. Le indagini, condotte dalle tre forze di polizia, sono state distinte ed autonome tra loro ma coordinate dalla Procura di Catania secondo un unico progetto investigativo che prevedeva la suddivisione delle aree di intervento in modo che finanzieri e carabinieri si occupassero delle attività illecite facenti capo ad esponenti di spicco della famiglia catanese di Cosa Nostra, ed in particolare a Carmelo Placenti, Giuseppe Gabriele Placenti e Vincenzo Placenti, la cui attività criminale per conto della famiglia Santapaola-Ercolano anche in settori diversi da quello del gioco on line era già ben nota ai militari dell’Arma, mentre la polizia seguiva le attività illecite riconducibili ad esponenti di rilievo del clan Cappello.

Le indagini si sono avvalse tutte, oltre che di attività tecniche e dinamiche, del contributo di un collaboratore di giustizia che era stato, grazie alle proprie competenze tecniche specifiche, l’ideatore della struttura organizzativa utilizzata dai sodalizi mafiosi per operare nel settore e che è stato quindi in grado di fornire la chiave di lettura idonea a disvelare il sistema illecito. Un volume di scommesse, quantificato, solo per il sito web “revolutionbet365.com”, in circa 20 milioni di euro per il periodo dall’ottobre del 2016 al giugno del 2017, del tutto sconosciuto all’Erario. Tale attività criminale ha assicurato ai sodalizi mafiosi catanesi un profitto complessivo di oltre 50 milioni di euro tra il 2011 e il 2017. Le agenzie di scommesse controllate direttamente o indirettamente dai sodalizi mafiosi simulavano un’attività di trasmissione dati per la raccolta “on line” di scommesse, ma in realtà operavano la tradizionale raccolta “da banco” per contanti. La riconducibilità ai sodalizi mafiosi di tali agenzie veniva schermata attraverso un reticolo di società estere (localizzate principalmente nelle Antille Olandesi a Curaçao) amministrate da prestanome, che permetteva alle consorterie criminali di riciclare, anche attraverso il passaggio di denaro sui conti correnti accesi in Paesi non cooperativi, i guadagni illecitamente conseguiti.

Il gruppo Placenti, attraverso il sito “revolutionbet”, aveva compiuto un autentico salto imprenditoriale assurgendo al primario ruolo di “bookmaker” in grado di imporsi nel mercato regionale del gaming con una rete commerciale di 8 master sotto i quali hanno operato 28 commerciali, 7 “sub-commerciali” e 20 “presentatori”. I Placenti avevano così messo a frutto il ruolo di “master” ricoperto negli anni 2011 -2015 nell’area catanese per conto del noto marchio “Planetwin365”. Nello specifico, Carlo Paolo Tavarelli e Ivana Ivanovich, negli anni “pre-sanatoria” dal 2011 al 2015, responsabili dei settori vendita e marketing, nonché titolari di quote societarie della holding “SKS365”, attiva in Italia con il brand “Planetwin365”, promuovevano e alimentavano una parallela rete Planet per l’esercizio abusivo di giochi e scommesse che avveniva sia attraverso la raccolta “da banco”, non consentita ai punti di commercializzazione (Pdc), che mediante la creazione e il funzionamento di siti web paralleli (quelli con estensione .com) affidati alla gestione di un esperto informatico (ora collaboratore di giustizia), quale “master” per la Sicilia, e ai fratelli Placenti, quali “master” per l’area catanese.

Gli ingenti guadagni originati dall’attività organizzata di raccolta delle scommesse, sono stati reintrodotti dalle compagini criminali nel circuito economico legale mediante l’acquisizione di svariate attività commerciali, la maggior parte delle quali operative nel gaming avente la loro sede non solo in Italia ma anche all’estero. Gli accertamenti patrimoniali condotti dai Finanzieri di Catania hanno disvelato, in capo al gruppo “Placenti”, l’esistenza di un patrimonio sproporzionato rispetto alle capacità reddituali e, per le attività commerciali, schermato mediante fittizie intestazioni. Le indagini, estese ai loro compartecipi – titolari delle software house, società di servizi necessarie per il funzionamento dei siti scommesse nonché le figure apicali della holding “Sks365” per il marchio “Planetwin365” – hanno consentito a questa Procura di emettere provvedimenti ablativi cautelari per 42 unità immobiliari e 36 società commerciali (tra le quali oltre a società nazionali ed estere attive nel gaming anche un autosalone, una società di rimessaggio di barche e noleggio di moto d’acqua, una palestra, una squadra di calcio militante nel campionato di Promozione). Tra i beni di particolare pregio, vi sono una villa sul mare, edificata ad Augusta e non censita al catasto e un lussuoso appartamento di 11 vani sita a Castelnuovo di Porto a Roma (fittiziamente intestato a un Gruppo europeo di interesse economico maltese) nonché 5 appartamenti in Austria (Vienna e Innsbruck).

Queste le persone fermate dalla Guardia di Finanza: Anna Aurigemma, Salvatore Barretta, Orazio Bonaccorso, Antonio Chillè, Federico Di Ciò, Cristian Di Mauro, Carmelo Di Salvo, Danilo Mario Giuffrida, Simone Insanguine, Gaetano Liottasio, Angelo Fabio MAzzerbo, Riccardo Tamiro. Carmelo Placenti, Giuseppe Gabriele Placenti e Vincenzo Placenti sono stati, invece, fermati dai carabinieri del comando provinciale di Catania e del Ros.

Per quanto concerne le indagini condotte dai poliziotti della Squadra mobile di Catania e dello Sco, queste hanno consentito di accertare che, con analoghe modalità tecniche ispirate a suo tempo dall’odierno collaboratore di giustizia, gli interessi del clan Cappello nel gaming on line clandestino venivano curati, sul versante catanese, da Giovanni Orazio Castiglia, legato da rapporti diretti di parentela a Salvatore Massimiliano Salvo, esponente di vertice del predetto clan, mentre sul versante aretuseo emergeva la figura dell’imprenditore Antonino Iacono, residente a Pachino (Siracusa), quale garante degli stessi interessi. Venivano così a delinearsi due distinte associazioni a delinquere, dedite all’esercizio del gaming on line clandestino, che perseguivano interessi illeciti coincidenti con quello perseguito dalla compagine mafiosa di riferimento e che operavano, pertanto, al fine di agevolare e rafforzare l’operatività del clan Cappello.

Castiglia è ritenuto organizzatore e direttore dell’associazione per delinquere, promossa da Salvo Salvatore Massimiliano (al quale è contestato il ruolo di capo promotore), finalizzata all’esercizio abusivo di attività di gioco e scommesse, alla truffa aggravata ai danni dello Stato, al riciclaggio e all’autoriciclaggio, all’intestazione fittizia di beni attraverso l’illecito esercizio dell’attività di giochi e scommesse a distanza, riconducibili a società operanti all’estero (Albania, Romania e Malta) in violazione della normativa di settore, di quella fiscale, anti-riciclaggio, ovvero attraverso la creazione di diverse reti di gioco “on line” finalizzate alla raccolta abusiva di scommesse su eventi sportivi ed al gioco d’azzardo. In particolare, si fa riferimento alla rete operante su siti con estensione “.com” denominati, tra gli altri, “Futurebet, Futurebet2021”, “Future2bet2021”, “Betworld365”, “Betcom29”, “Betcom72”, mutevoli in ragione degli interventi di oscuramento da parte dell’Autorità amministrativa, non autorizzati dall’A.D.M., tutti operanti su server esteri (Malta, Austria, Inghilterra), utilizzati all’interno di sale scommesse, Internet point, C.E.D., C.T.D ed esercizi commerciali.  Queste attività, in alcuni casi, erano fittiziamente intestate a soggetti compiacenti.

Della “doppia veste” degli illeciti conseguiti erano certamente consapevoli i vertici della associazioni in parola, tra cui Giovanni Conte, organizzatore della rete di agenzie operanti nei territori di Siracusa, Augusta (Siracusa), Gela (Caltanissetta), Vittoria (Ragusa) e Floridia (Siracusa), braccio destro di Fabio Lanzafame e responsabile della gestione territoriale della rete “.com”; Davide Cioffi, socio responsabile-accettazione della rete “.com”; Gino Vincenzo D’Anna, responsabile tecnico- finanziario della rete “.com”; Pietro Salvaggio, socio di Fabio Lanzafame, responsabile per la Sicilia occidentale della rete di siti “.com”, nonché tutti coloro che, all’interno della rete illecita rivestivano il ruolo di “master”, tra cui Antonino Russo e Francesco Nania, Andrea Di Bella, Santo D’Agata, Angelo Antonio Susino, Giovanni Di Pasquale e Salvatore Truglio.

A Giovanni Orazio Castiglia è stato, inoltre, contestato il reato di concorso esterno nell’associazione mafiosa Cappello perché, pur non essendo stabilmente inserito nel sodalizio, contribuiva sistematicamente e consapevolmente alla realizzazione di talune attività ed al raggiungimento degli scopi del clan, avendo organizzato e garantito la diffusione sul territorio di Catania e Siracusa della rete necessaria per realizzare i giochi on line, acquisendo agenzie, dirigendo i master e gli agenti, gestendo il flusso di denaro necessario per le vincite, in tal modo fornendo un contributo causale di rilievo per il mantenimento e la realizzazione degli interessi del predetto clan mafioso. Castiglia e Antonino Iacono, tra l’altro, sono ritenuti organizzatori e direttori anche di una ulteriore associazione a delinquere – anch’essa facente capo al leader promotore Salvatore Massimiliano Salvo – che in termini e modalità del tutto speculari rispetto a quella prima citata, operava specialmente nelle province di Siracusa e Ragusa nella raccolta abusiva di scommesse “on line” tramite i siti con estensione “.com” denominati, tra gli altri, “Premierwin365”, “Special2bet”, “Goplay33”, “Racing dogs”, “betcom29.com”, “stanleybet”, anch’essi mutevoli in ragione degli interventi di oscuramento da parte dell’Autorità amministrativa, non autorizzati dall’A.D.M. e tutti operanti su server esteri (Malta, Austria, Inghilterra).

Questi i fermati dalla Polizia: Giovanni Orazio Castiglia, 32 anni; Davide Cioffi, 46; Giovanni Conte, 53; Santo D’Agata, 45; Gino Vincenzo D’Anna, 51; Andrea Di Bella, 27; Giovanni Di Pasquale, 50; Antonino Iacono, 59; Francesco Nania, 42; Antonino Russo, 38; Pietro Salvaggio, 55; Angelo Antonio Susino, 44; Salvatore Truglio, 35.

BARI – 22 arresti – 7 in carcere e 15 ai domiciliari – e altri 22 indagati, il sequestro di beni per complessivi 200 milioni di euro, 167 soggetti monitorati, più di 500mila intercettazioni telematiche, telefoniche, video e ambientali: sono i numeri del blitz eseguito dalla Guardia di Finanza di Bari nei confronti di esponenti dei clan mafiosi Parisi e Capriati, nell’ambito di un’indagine della Dda avviata nel 2015. I due gruppi criminali, in contatto anche con le organizzazioni mafiose di Sicilia, Campania e Calabria, avrebbero costituito una vera e propria “multinazionale delle scommesse” movimentando oltre 1 miliardo di euro da Malta a Curacao, passando per le Isole Vergini e le Seychelles. Il centro di potere di questa mafia del “clic” è stato individuato in Vito Martiradonna, 70 anni, storico esponente della malavita barese, ritenuto a capo del gruppo sgominato stamattina dalla Dda con l’accusa di aver organizzato un giro di gestione di scommesse on-line basato a Malta ed in altri Paesi a fiscalità ridotta. Martiradonna, più noto come “Vitin l’Enel”, è finito in carcere su ordine del gip Gianluca Anglana insieme ai figli Francesco, Michele e Mariano (al momento irreperibile), ritenuti i responsabili del marchio ParadiseBet, ex sponsor del Bari Calcio.

Insieme a loro in manette sono finiti Antonio Buontempo, 42 anni, Giovanni Paolo Memola, 39 anni, e Tommy Parisi, 35 anni, figlio di Savinuccio, noto cantante neomelodico. Ai domiciliari invece Michele Buontempo, 39 anni, Francesco Catacchio, Michele Cinquepalmi, Santino Concu, di Cagliari, Giuseppe De Candia, di Altamura, Alessandro di Bello, di Foggia, Mariella Franchini, Andrea Gaiti di Gazzaniga, Fabrizio Gerolla di Torino, Giuseppe La Gala di Foggia, Luigi Lucarelli di Bari, Gianpaolo Mapelli di Calcinate, Raffaele Tagliente di Taranto, Dante Taranto di Napoli, Paolo Carlo Tavarelli di Napoli. Il gip ha rigettato le richieste cautelari a carico di Roberto Cuttone, di Milazzo, Michele Claudio Giacalone di Marsala, Luigi Emilio Minelli di Taranto e di una cittadina serba, Ivana IvanovicAntonio e Michele Buontempo sono i nipoti di Martiradonna, figli di sua sorella Lucia. Giovanni Paolo Memola è cugino di Antonia e Loredana Ricco, mogli di Michele e Francesco Martiradonna, mentre Mariella Franchini è la cognata di Vito Martiradonna.

Tutto ruota intorno a una serie di marchi per le scommesse, a partire dalla ParadiseBet di Londra e la Centurionbet di Malta. Vito Martiradonna, secondo l’accusa, “spende la sua fama di “cassiere” del clan Capriati per i rapporti con le organizzazioni criminali, anche di stampo mafioso” e si occupa “del reimpiego dei profitti illeciti e dei rapporti con la polizia giudiziaria e con i servizi segreti per ottenere informazioni sulle indagini” e “provvede per conto dell’associazione alla bonifica dei siti e delle autovetture in uso all’associazione”. I figli di Martiradonna sono ritenuti i responsabili della gestione della rete di siti per le scommesse, che vedono in Giovanni Paolo Memola il tecnico informatico, in Mariella Franchini detta “la zia” (è la zia dei Martiradonna) il cassiere: a tutti loro la Procura contesta l’associazione per delinquere di stampo mafioso, con caratteristiche transnazionali avendo operato fin dal 2009 tra l’Italia, Malta, la Romania, Curacao e le Isole Vergini. A Tommaso Parisi e ad altre quattro persone è invece contestata l’intestazione fittizia di beni. Vengono poi contestati numerosi reati fiscali e tributari. Dal 2012 al 2016 il gruppo di società avrebbe raccolto scommesse per 649 milioni di euro, evadendo – secondo l’accusa – imposte per circa 11,6 milioni.

I destinatari dei provvedimenti cautelari sono tutti importanti esponenti della criminalità organizzata pugliese, reggina e catanese, oltre a diversi imprenditori e prestanome. Guardia di finanza, polizia, carabinieri e personale della Dia hanno anche eseguito una ottantina di perquisizioni in diverse città. I reati contestati, a vario titolo, vanno dall’associazione mafiosa al trasferimento fraudolento di valori, dal riciclaggio all’autoriclaggio, dall’illecita raccolta di scommesse on line alla fraudolenta sottrazione ai prelievi fiscali dei relativi guadagni. Dalle indagini è emerso che i gruppi criminali si erano spartiti e controllavano, con modalità mafiose, il mercato delle scommesse clandestine on line attraverso diverse piattaforme gestite dalle stesse organizzazioni. Il denaro accumulato illegalmente, il cui percorso è stato monitorato dalla Guardia di Finanza, veniva poi reinvestito in patrimoni immobiliari e posizioni finanziarie all’estero intestati a persone, fondazioni e società, tutte ovviamente schermate grazie alla complicità di diversi prestanome. E proprio per rintracciare il patrimonio accumulato ed effettuare i sequestri è stata fondamentale la collaborazione di Eurojust e delle autorità giudiziarie di Austria, Svizzera, Regno Unito, Isola di Man, Paesi Bassi, Curacao, Serbia, Albania, Spagna e Malta.

Le nuove mafie hanno bisogno di “quelli che cliccano, che movimentano” i soldi facendoli transitare da un Paese all’altro senza lasciar traccia delle transazioni online, non di quelli che fanno “bam bam”, cioè di quelli che sparano. A confermare il cambio di mentalità delle organizzazioni criminali è uno degli indagati nell’indagine di tre procure che ha portato all’arresto di 68 persone appartenenti a gruppi mafiosi che si erano spartiti il mercato online delle scommesse clandestine, intercettato dalla Guardia di Finanza mentre spiega quale sia la strategia giusta da attuare.

IN ALTO UNA PLAYLIST VIDEO DELLE TRE OPERAZIONI

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