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Genova, furti nei box: coppia in arresto

La polizia di Genova ha arrestato, su ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Gip del Tribunale di Genova, con l’accusa di furto aggravato e ricettazione in concorso, il 33enne ecuadoriano Ochoa Moreira e la compagna Montella Jessica, 26enne genovese. Le indagini sono iniziate nello scorso mese di settembre e hanno portato gli investigatori del Commissariato San Fruttuoso ad addebitare ai due numerosi furti all’interno di box in alcune zone della città compiuti nelle ore notturne, sempre con la stessa tecnica.

Nella notte tra il 6 e il 7 settembre scorsi hanno forzato le saracinesche di alcuni garage in Via Pomposa rubando una Fiat 500 e un’ingente quantità di materiale di diversa natura. Alcuni giorni dopo hanno “colpito” in via Fratelli Cervi impossessandosi di una Kia Rio. La mattina del 18 settembre i proprietari di un garage condominiale di Via Santolini hanno trovato la saracinesca elettrica forzata e ben otto autovetture con i vetri infranti da cui erano stati rubati numerosi oggetti.

La notte tra il 17 e il 18 ottobre è stata la volta di un box in via Coppedè; anche qui i complici hanno infranto i finestrini di otto auto impossessandosi di documenti, chiavi, occhiali, attrezzi da lavoro e giacche. I due sono stati indagati anche per la ricettazione di un furgone risultato rubato ed a bordo del quale sono stati ritrovati indumenti, porta sci, elettrodomestici e chiavi di diverse auto. Anche la perquisizione domiciliare ha permesso di rinvenire ulteriore refurtiva, tutto materiale trafugato all’interno di box.

La refurtiva è stata posta sotto sequestro e l’accurata analisi dei poliziotti del Commissariato San Fruttuoso, che hanno confrontato le numerose denunce di furto del circondario con la refurtiva recuperata, ha permesso di restituire il maltolto ai legittimi proprietari, nonché a recuperare due autovetture ed un motorino rubati. L’articolata attività investigativa ha permesso di identificare i due indagati tramite le riprese di alcuni sistemi di videosorveglianza, che evidenziavano anche le caratteristiche fisiche della giovane donna in stato di gravidanza, nonché grazie ad alcune impronte lasciate sul luogo del reato, sia dalla donna che dall’uomo. Quest’ultimo peraltro risultava già ristretto in regime di arresti domiciliari per reati della medesima natura, ma di fatto si era reso irreperibile eludendo i controlli di polizia.

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