Trentola Ducenta

Trentola Ducenta, Apicella: “Un sindaco Pinocchio inconsapevole del suo ruolo”

Ho appreso dalla stampa alcune dichiarazioni rese dal sindaco in merito all’azione consiliare del gruppo di opposizione. Non sarebbe proprio opportuno dare risposta ad uno scritto approssimativo e privo di elementi politici seri. Ma in qualità di capogruppo dell’opposizione ho il dovere di spendere un po’ del mio tempo per fare chiarezza su quanto dichiarato dal sindaco. In merito alla elezione del presidente del Consiglio comunale, punto posto all’ordine del giorno nella prima assise comunale, i consiglieri d’opposizione avevano semplicemente argomentato sulla anomala procedura di elezione del candidato a presidente. Tale riflessione nasceva dall’esame degli strumenti statutari e regolamentari del nostro Ente. La palese illegittimità di tale votazione si è di fatto manifestata nella convocazione della seconda adunanza a firma del consigliere anziano. Allora il sindaco, invece di screditare il lavoro dell’opposizione, deve spiegare non solo a noi ma all’intera città come giustifica questo cambio di tendenza.

Ora anche accertata la indisponibilità del presidente da loro eletto, convocare il Consiglio comunale è un atto che richiede pochissimo tempo e per ragioni particolari può essere convocato anche da casa! Probabilmente le ragioni sono altre: il sindaco le conosce bene e fa solo finta di ignorarle. E ci accusa di fare la ‘caccia all’uomo’. Questa metodologia è stata usata da lui e dai suoi accoliti durante tutta la campagna elettorale. Lui sa bene a cosa mi riferisco! L’attenzione posta da me e dal mio gruppo consiliare sugli strumenti normativi e regolamentari che disciplinano la vita politica ed amministrativa del nostro Comune devono necessariamente rappresentare le linee guida di tutta l’attività. E’ da qui che si parte! Sono quelli strumenti che l’intera collettività deve conoscere perché rappresentano la garanzia e la trasparenza di ogni azione amministrativa. Solo una persona superficiale e poco avvezza al ruolo di sindaco può interpretare la nostra azione di tutela quale “sgambetto politico”. Ma di cosa stiamo parlando!

In merito, poi, alla mancata istituzione delle “commissioni consiliari permanenti”, il sindaco invece di giustificarsi della non ottemperanza a tale obbligo, dichiara “che il Consiglio comunale può istituire le commissioni”. Evidentemente non conosce l’importanza del lavoro svolto dalle commissioni consiliari né tanto meno l’obbligo della loro convocazione prima di ogni Consiglio comunale. E’ pur vero che il parere espresso dalle commissioni è un parere obbligatorio nella richiesta ma non vincolante. E questo la dice lunga sulla formazione di questo uomo che dovrebbe governare la nostra città. Io sostengo con fermezza che il coinvolgimento di tutti i cittadini nell’attività politico-amministrativa con la conseguente conoscenza degli strumenti regolamentari deve essere un punto di forza e non come invece sostiene il sindaco che tale materia “non interessa i cittadini”.

In mancanza di norme certe e di procedure illegittime i consiglieri d’opposizione hanno ritenuto di lasciare l’assise consiliare in quanto agli stessi non è stata data la possibilità di poter esercitare il proprio ruolo negli atti preparatori del consiglio comunale. Se poi si considera che posto all’ordine del giorno vi era anche la modifica di alcuni articoli dello Statuto comunale, che necessita di procedure attente e particolari, vuol dire che il sindaco è già ai “verbi difettivi”. Non si tratta di aspettare che la maggioranza faccia passi falsi perché essa è partita con il piede sbagliato. Noi abbiamo un grande rispetto dei nostri cittadini, ed è proprio per questo che abbiamo il dovere di tutelarli in tutte le sedi, anche quando si tratta di lasciare un’aula consiliare dove si approvano delibere prive di riferimenti normativi chiari.

Certo, il sindaco nella sua “lucida follia” si spinge a considerazioni sulla mia vita familiare e politica senza conoscere probabilmente lo spirito che ha animato il nostro lavoro. L’impegno politico è stato per noi sempre motivo di orgoglio. Sono fiero di ciò che sono e delle mie origini. La correttezza morale e l’integrità istituzionale mi appartengono da sempre, perché le ho respirate in famiglia. E solo un “rozzo” può avanzare qualche perplessità sulla mia integerrima condotta politica. Essere “figli d’arte” non è necessariamente un valore negativo ma la naturale conseguenza di un impegno nella città e per la città. Solitamente nel nostro impegno politico con le relative candidature a Sindaco di mio padre nel 2007 e nel 2011 e la mia quella recente sono il frutto di un lavoro compiuto insieme ad altri che hanno voluto che noi capeggiassimo le relative coalizioni, mentre la candidatura di Sagliocco nasce da una forte imposizione. Sono questi elementi non trascurabili che fanno la differenza tra gli uomini. Differenza che si è già manifestata nel corso di questi anni quando il Sagliocco ricopriva la carica di assessore comunale nella passata amministrazione. Nessuno si è accorto di lui, nessuna azione importante per la città di Trentola Ducenta. Ora è diventato il “Pinocchio” di un gruppo che pensa di gestire il potere senza alcuna regola, anche quelle più elementari. Ha bisogno del sostegno continuo per ogni decisione perché da solo non è capace di elaborare nessuna proposta ed intraprendere alcuna decisione. E come Pinocchio è sempre mosso da fili che lo orientano da un lato all’altro. Fa enormemente fatica a coordinare il cervello con quello che fa o con quello che dice! Insomma ha bisogno di cure.

La nostra città pensava di avere un sindaco invece si ritrova ora uno dei personaggi di favole più conosciute al mondo. Questa amministrazione allo sbando, ancora prima di cominciare, ci costringe ad attivare tutte le nostre energie e le nostre competenze istituzionali per fare da argine a condotte omissive per il bene della nostra città. La nostra continuerà ad essere una opposizione attenta e sempre diretta alla salvaguardia della trasparenza e della legalità con l’unico obiettivo di tutelare l’interesse collettivo e mai quello personale.

Michele Apicella

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