Aversa

Aversa, l’ex assessore Emanuele: “Il sindaco era a conoscenza della mia proposta sul Puc”

Aversa – “Vorrei chiarire che non è mia intenzione muovere alcuna accusa, né tantomeno dare alcun giudizio: voglio solo condividere una serie passaggi, che mi stanno facendo riflettere, ma di cui non riesco bene a capire le ragioni e i veri motivi”. Inizia con questa premessa il nostro incontro con l’appena defenestrato assessore Gilda Emanuele, che deteneva l’importante delega all’Urbanistica nel momento topico delle redazione del Puc, quando gli appetiti dei palazzinari aversani sono al massimo. “Per uscire da sterili polemiche e da strumentalizzazioni di quanto effettivamente accaduto, – ha continuato l’architetto prestata temporaneamente alla politica – mi limito a sottolineare che la sottoscritta ha tempestivamente posto in essere ogni atto di propria competenza appena ha avuto conoscenza piena dei dovuti atti”.

Invece, ci si trova di fronte ad una lettera di revoca della nomina che qualsiasi avvocato potrebbe facilmente impugnare dinanzi al Tar per come redatta. Non a caso Emanuele fa notare: “Analizzando l’atto di revoca chiarisco: sotto il profilo amministrativo, da una prima lettura dell’atto di revoca, le motivazioni mi sembrano astratte e di stile. In particolare, è chiaramente riportato che avrei elaborato una proposta di delibera non conforme alle linee di indirizzo della maggioranza. Non si considera, però, che l’atto, condiviso con la dirigenza, nasce dall’esecuzione di una sentenza, che non richiedeva, quindi, particolari ‘accordi’ di maggioranza”. “D’altra parte, in nessun passaggio ufficiale o ufficioso la maggioranza – continua l’ex assessore – aveva dichiarato di voler attribuire la destinazione Verde Pubblico a tutte le zone G prive di specifica sotto-classifica. Ho appreso con l’emendamento presentato in Consiglio, e quindi ne ho preso atto, di tale intenzione della maggioranza. Mi auguro solo che resti sempre questa la linea politica, anche e soprattutto durante la redazione del Piano Urbanistico comunale”.

“In ogni caso, il sindaco – è ancora Emanuele a parlare – era a piena conoscenza della proposta di delibera: lo dimostra ufficialmente anche una mia nota risalente all’8 maggio, quindi ben 53 giorni prima del Consiglio comunale. Quindi, mi chiedo: come mai non è intervenuto né ufficialmente né ufficiosamente convocando riunioni per poterne discutere e approfondire? Come mai non ha mai chiarito e comunicato a me di avere un’idea politica diversa sulle aree G senza specifica destinazione? Ciò nonostante, il sindaco motiva il ritiro delle mie deleghe per una mancata condivisione della proposta presentata in Consiglio”. A nostro avviso la verità è una: il sindaco aveva bisogno di un posto in giunta. Ha convinto Capasso a mollare Emanuele che, tra l’altro, non sembrava allineata ai voleri dei “poteri forti”.

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