Parete

Omicidio Ruggiero, Guarente pronto a fare i nomi dei complici?

Ciro Guarente sarebbe pronto a rivelare i nomi dei complici dell’omicidio di Vincenzo Ruggiero, il 25enne di Parete ucciso in un’abitazione di Aversa il 7 luglio dello scorso anno. Non avrebbe agito da solo, quindi, l’ex cuoco della Marina Militare, 35 anni, che quella notte, dopo che l’omicidio fu consumato, prelevò dalla casa di via Boccaccio il cadavere di Ruggiero, trasportandolo in auto fino a Ponticelli, quartiere della zona orientale di Napoli, dove vive la famiglia del presunto killer, facendolo a pezzi in un garage. A quasi un anno dall’efferato delitto, Guarente è rimasto in silenzio perché avrebbe paura di conseguenze ai danni della sua famiglia.

Insieme al 35enne, ritenuto l’esecutore materiale del delitto, fu arrestato anche Francesco De Turris, 51enne di Ponticelli, accusato di aver ceduto all’ex marinaio la pistola, una calibro 7,65 mai trovata, usata per colpire due volte Ruggiero. Ma ora, nel caso di rivelazioni di Guarente, potrebbero emergere ulteriori scenari, o comunque il fatto che il 35enne non avrebbe fatto tutto da solo.

Originario di San Giorgio a Cremano ma da tempo residente a Giugliano, secondo gli investigatori Guarente avrebbe avuto un movente passionale, dovuto alla gelosia nei confronti di Vincenzo, giovane commesso al negozio “Carpisa” del centro “Campania” di Marcianise e attivista per i diritti gay, che viveva insieme ad una amica trans, Heven Grimaldi, in un appartamento di Aversa, in via Boccaccio, al confine con Carinaro, a pochi passi da un noto ristorante cinese. Proprio con la bella trans Ciro aveva condiviso un periodo di amore e passione, poi finito. E di questo avrebbe ritenuto responsabile anche Vincenzo. Ma fra la sua ex e il giovane di Parete, invece, c’era solo un rapporto di profonda amicizia, come sottolineato anche dalla stessa Heven in alcuni post su Fb.

Non solo gelosia morbosa. Guarente, da quanto si apprende, viveva un periodo negativo anche dal punto di vista professionale e prettamente umano. Era un militare della Marina ma due anni prima, dopo aver partecipato ad un gay pride, dichiarando quindi il suo orientamento sessuale, fu declassato al ruolo civile e spostato in un ufficio a Roma. Nel frattempo, l’arrivo di Vincenzo in casa di Heven lo aveva finito di mandare su tutte le furie. Quella sera del 7 luglio, mentre la trans Heven era fuori città, Guarente si presentò nell’appartamento di Aversa per un chiarimento con Vincenzo, terminato in una lite che provocò la morte del 25enne. Quello di Vincenzo doveva sembrare un “allontanamento volontario” ma Guaerente veniva incastrato da una videocamera di sorveglianza posta davanti all’ingresso della palazzina di Aversa in cui si notava l’ex militare caricare il cadavere in auto.

Una volta fermato, Guarente aveva riferito ai carabinieri di aver gettato il cadavere di Vincenzo nel mare a Licola, dove per  giorni si sarebbero concentrate le ricerche, facendo poi sparire il cellulare e gli altri oggetti personali della vittima. Ma nelle acque del litorale domizio-flegreo nessuna traccia del corpo che, considerate anche le buone condizioni meteo,  sarebbe dovuto riemergere nel giro di poche ore. Poi, il 29 luglio, il macabro ritrovamento dei resti di Ruggiero in un garage di via Scarpetta, una volta adibito ad autolavaggio. Il cadavere era stato sezionato, cosparso di acido muriatico e in parte occultato sotto uno strato di cemento fresco. Altri resti erano sparsi nel garage e altri addirittura non sono stati finora trovati, tant’è che la famiglia della vittima attende ancora l’autorizzazione per celebrare il funerale di Vincenzo.

Ora emerge che per distruggere il cadavere sarebbe stato usato anche un fucile a pallettoni. Su chi fornì quest’altra arma a Guarente e sul coinvolgimento di eventuali complici che lo aiutarono a sbarazzarsi del cadavere e a cercare di depistare le indagini, o addirittura che già conoscevano l’intenzione di uccidere Ruggiero, gli inquirenti intendono far luce. Un contributo fondamentale potrebbe arrivare proprio da Guarente che, rischiando l’ergastolo, potrebbe convincersi a collaborare.

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