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Giornaliste in terra di camorra: l’impegno di Alessandra Tommasino e Tina Cioffo

Una è stata minacciata pubblicamente da un sindaco poi arrestato più volte anche per problemi di camorra, l’altra si è vista rompere lo specchietto retrovisore, o fermare per strada da persone contrarie ai suoi articoli, o attaccare in pubblico per il suo impegno antimafia. Nessuna delle due ha la scorta, ma Alessandra Tommasino e Tina Cioffo (da sin. nella foto in alto), da anni autrici per il quotidiano “Il Mattino” di servizi da comuni del Casertano ad alta densità camorristica e ad alto tasso di illegalità come Casal di Principe, San Cipriano d’Aversa, Casapesenna, Casaluce, Orta di Atella, hanno subìto nel tempo tante piccole minacce o intimidazioni, una delegittimazione costante, che spesso, per un giornalista, è anche peggio di uno schiaffo, perché è l’anticamera dell’isolamento.

Le due croniste hanno comunque continuato, in modo obiettivo e quindi scomodo, a raccontare il territorio, svolgendo attività antimafia in associazioni come Libera e Comitato don Diana. Tommasino, per prima, ha denunciato lo scempio urbanistico avvenuto ad Orta di Atella, comune dove la magistratura ha accertato che interi quartieri sono stati costruiti abusivamente grazie alle collusioni tra la politica locale, imprenditori senza scrupoli e clan come i Casalesi e i Mallardo di Giugliano. Nel corso di una conferenza stampa l’ex sindaco Brancaccio, ora in carcere, l’attaccò davanti a tutti dicendo che scriveva cose non vere. “Sono certa di avere la coscienza a posto perché faccio semplicemente il mio lavoro, non sono certa che tutti qui dentro possano dire lo stesso” rispose la cronista. In un congresso Udeur, partito di Brancaccio, la Tommasino dovette scappare perché attaccata dai simpatizzanti del politico. Altre minacce le ha ricevuto su facebook per pezzi sugli sversamenti abusivi tra Frignano e Casaluce.

“L’intimidazione può arrivare in ogni luogo – dice Tommasino – mentre magari prendi un caffè al bar prima di cominciare la giornata o andando all’ufficio postale. Quando il territorio che racconti non è altro da te, ma il posto in cui vivi, quello dei tuoi affetti e della tua storia, subire atti vessatori o tentativi di delegittimazione è la cosa più semplice del mondo. Fare la giornalista, con l’‘aggravante’ di essere donna e per di più impegnata in attività anticamorra, in certi contesti è ancora un affronto”.

Dal canto suo, Tina Cioffo ha avuto problemi per gli articoli sull’impianto di compostaggio a Casal di Principe (le ruppero lo specchietto), o dopo che parlò dello spaccio ad un liceo di San Cipriano (fu seguita da alcuni ragazzi che le dissero di non scrivere); fu inoltre criticata anche da don Michele Barone, il prete del Tempio di Casapesenna finito in carcere per i presunti abusi sessuali compiuti sulle ragazze che sottoponeva ai riti di esorcismo. Accadde dopo un corso di giornalismo, quando le fu detto di calmarsi e che doveva smettere di occuparsi di antimafia, perché era tutto un business. “Quando intendi fare questa professione con serietà – racconta Cioffo – lo fai anche con il rischio di essere vista come un elemento da espellere più che da ringraziare. Quello che mi pesa non è solo l’influenza criminale nella società che racconto, illuminando le zone d’ombra e mettendoci sempre la faccia. Deludente è pure la subcultura con la quale nei piccoli paesi sei costretta a confrontarti e, peggio ancora se sei una donna che è impegnata a favore dell’antimafia. Il rischio di essere delegittimata è sempre alto”.

Cioffo, peraltro, fu anche seguita da esponenti del clan che volevano attentare alla vita del marito, Gianni Zara, ex sindaco di Casapesenna che ha denunciato il boss Michele Zagaria e lo storico ex primo cittadino del paese Fortunato Zagaria.

(Ansa – di Antonio Pisani)

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