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Barcellona, commemorate le vittime. 120 bombole in un covo di jihadisti

Commossa e blindatissima, alle ore 10 di domenica è cominciata a Barcellona la cerimonia nella Sagrada Familia, l’imponente simbolo cristiano più celebre della Spagna. E’ la “Misa por la Pau”, e viene celebrata in cinque lingue per commemorare le 15 vittime (di cui 3 italiani) degli attacchi terroristici di giovedì scorso di Barcellona e di Cambrils. In prima fila i reali di Spagna, il premier Mariano Rajoy, il presidente della Catalogna Carles Puigdemont, la sindaca di Barcellona Ada Colau, e il sindaco di Cambrils, Camí Mendoza.

L’evento era aperto a tutti i cittadini fino a quando la chiesa, immensa, viene riempita. Luogo che, secondo i media spagnoli, prima di agire sulla Rambla, era il primo obbiettivo nel mirino dei terroristi. E in fila all’esterno persone comuni, abitanti, turisti.

La messa è stata concelebrata dall’arcivescovo e dal cardinale di Barcellona, Joan Josep Omella, insieme a vescovo ausiliare Sebastià Taltavull. Ed è proprio Omella a sottolineare il messaggio di fratellanza del commovente rito.  “La pace è la migliore amica della nostra vita e chiediamo al Signore che ci dia la maniera di essere artigiani di pace”. Così nell’omelia della messa in corso alla Sagrada Familia il cardinale di Barcellona, Joan Josep Omella. “E’ bello essere qui tutti uniti – aggiunge – questo è il mosaico sul quale si costruisce la socetà. Tutti uniti per un obiettivo comune: la pace, il rispetto e la convivenza fraterna. L’unione ci rafforza, la divisione ci corrode e ci distrugge”.

Stavano preparando “uno o più attentati esplosivi a Barcellona” nella casa di Alcanar. In quell’edificio che era la loro santabarbara “c’erano oltre 120 bombole di gas“. Ma l’edificio è saltato in aria, e all’ultimo momento i terroristi hanno dovuto cambiare i loro piani di morte. La conferma viene dal capo dei Mossos d’Esquadra, la polizia catalana, Josep LLuis Trapero. “Stiamo cominciando a vedere chiaramente le cose – ha aggiunto – questo era il luogo in cui si stavano preparando”.

Trapero ha aggiunto di non sapere se l’uomo ricercato epr gli attentati si trovi ancora in Spagna: “se sapessi che è in spagna e dove si trova lo andremmo a cercare. Non sappiamo dove sia”. Così proseguono le ricerche per catturare il 22enne marocchino Younes Abouyaaqoub, il 22enne accusato ora di essere stato lui alla guida del furgone della strage. Anche la madre gli ha rivolto l’appello di costituirsi. E c’è mistero anche su Yousseff Aallaa e, soprattutto, sull’imam Abdel Baki Essati, di cui, da Ripoll, borgo ai piedi dei Pirenei a meno di 50 chilometri dal confine sulla Francia, si sono perse le tracce. “Per ora continuiamo a lavorare sull’ipotesi che la cella era formata da 12 terroristi”. E ancora: “Stiamo cercando 3 persone in fuga perché non abbiamo ancora la conferma delle identità sui resti biologici di Alcanar”. Così ancora i vertici della polizia catalana.

Una massiccia presenza di polizia è stata segnalata alle prime luci dell’alba proprio a Ripoll, la cittadina da cui provenivano anche altri membri della cellula terroristica che ha colpito a Barcellona e a Cambrils. Lo riferisce El Pais, mentre La Vanguardia parla di un grande dispiegamento di polizia a Girona, a nord di Barcellona, e nella vicina Manlleu, località frequentata abitualmente da Abouyaaqoub, dove era stato trovato uno dei furgoni noleggiati dalla cellula che ha colpito in Catalogna.

Intensificati in queste ore anche i contatti con le autorità dell’antiterrorismo francese anche se, secondo Le Journal de Dimanche, “niente” collega “per ora” i membri della cellula con la Francia. Tuttavia, i servizi segreti di Parigi stanno lavorando ad un numero telefonico francese trovato nell’elenco dei contatti di uno dei sospetti.

E, in attesa delle risposte degli esami sul dna di tutte le vittime dell’esplosione della villetta di Alcanar, gli inquirenti catalani continuano a indagare anche sulla vicenda dell’auto che giovedì scorso, pochi minuti dopo l’attentato sulla Rambla, ha saltato un posto di blocco sulla Diagonal di Barcellona, e in cui è stato trovato il cadavere di un uomo pugnalato. Dopo essere stata colpita dai proiettili degli agenti, la Ford Focus è stata abbandonata a tre chilometri di distanza, all’altezza di Sant Just Desvern. All’interno del mezzo, gli agenti hanno trovato sui sedili posteriori il cadavere del cooperante spagnolo di 34 anni e residente a Vilafranca del Penedès. In un primo momento, gli agenti hanno ipotizzato che l’uomo potesse essere morto per gli spari ma l’autopsia ha confermato la morte per ferite da coltello.

Intanto, estesa a tutta Europa la caccia al killer della Rambla. Le autorità della Catalogna hanno fatto sapere che un mandato di cattura per Younes Abouyaaquoub è stato trasmesso alle forze dell’ordine degli altri Paesi, mentre continuano le perquisizioni nella cittadina sui Pirenei di Ripoll. Secondo El Pais, agenti dei Mossos e della Guardia civil hanno perquisito all’alba un’abitazione al numero 16 di Raval del Sant Pere.

Emerge un dettaglio significativo sull’auto utilizzata per l’attacco a Cambrils. L’Audi A3 era stata fotografata da un autovelox nella regione parigina dell’Ile-de-France una settimana prima degli attentati, scrive Le Parisien, sottolineando che “al momento le indagini non hanno stabilito nessun legame operativo con la Francia”. “Potrebbe trattarsi di un semplice transito su un tragitto più lungo”, scrive il quotidiano. L’informazione proviene dalla cooperazione tra forze dell’ordine organizzata “a livello europeo per identificare eventuali complici”, dice il giornale parigino. Bfmtv ha detto che la macchina, immatricolata in Spagna, non risulta sia stata affittata o rubata.

E mentre il presidente catalano Carles Puigdemont smentisce la notizia secondo cui la Cia aveva preallertato la polizia locale in merito a un possibile attacco nella città di Gaudì, spuntano nuove rivelazioni dagli interrogatori agli arrestati. Il ruolo chiave dell’imam Abdel – E’ in particolare uno dei terroristi che sta collaborando con gli inquirenti fornendo nomi e movimenti del commando e sta facendo luce sul ruolo chiave dell’imam Abdel Baki Essati, secondo quanto rivela Repubblica. A parlare agli inquirenti, scrive il quotidiano, è stato Mohamed Houli Chemlal. 21 anni, Mohamed è “originario di Melilla ed è l’unico sopravvissuto all’esplosione del covo della cellula ad Alcanar”.

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