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Attentato Barcellona, ucciso l’autista-killer della Rambla

Younes Abouyaaqoub, 22 anni, l’autista-killer di Barcellona, è stato a ucciso dai Mossos d’Esquadra a Subirats, a nord di Barcellona. Indossava una sospetta cintura esplosiva e gridava ‘Allahu Akbar’.

Stamani erano state pubblicate dai media spagnoli le prime immagini del giovane in fuga. El Pais online ha pubblicato tre foto del jihadista mentre si allontanava dal luogo dell’attentato a piedi, con indosso gli occhiali da sole, attraverso il mercato de La Boqueria, vicino al punto dove il furgone della strage si è schiantato contro un’edicola dopo avere travolto la folla, facendo 14 morti e 134 feriti. Il giovane sarebbe poi uscito dall’ingresso posteriore dirigendosi, a passo sostenuto ma senza correre per non dare nell’occhio, verso la zona universitaria dove poi avrebbe aggredito e accoltellato a morte Pau Perez, la 15esima vittima dell’attacco, per rubargli l’auto.

Gli inquirenti, intanto, i concentrano sui rapporti della cellula catalana con l’estero. Marocco, Svizzera, Belgio e Francia sono alcuni dei Paesi visitati dall’Imam Abdelbaki Es Satty e dai suoi presunti discepoli. Mete significative, per i contatti presi con esponenti del terrorismo internazionale. Allo studio in queste ore c’è la figura di Ahmad Alkhald, un siriano affiliato allo Stato islamico il cui nome figura nella lista dei terroristi del Dipartimento di Stato americano. Alkhald sarebbe entrato in contatto con alcuni membri della cellula catalana con un compito specifico: addestrare gli islamisti all’uso del Tapt, l’esplosivo poi raccolto in centinaia di bombole all’interno di una villetta di Alcanar.

I corsi del siriano, secondo fonti d’intelligence, sarebbero avvenuti ai primi di luglio nella zona di Marsiglia. Gli insegnamenti non sono bastati: le bombole di butano che sarebbero dovute servire per attentati clamorosi a Barcellona, sono esplose prima del dovuto uccidendo alcuni membri del gruppo e costringendo il commando a cambiare piano. Il siriano sarebbe ancora in fuga, cambia i suoi rifugi spesso per non farsi intercettare. Ma, secondo quanto risulta agli investigatori, si troverebbe sempre nel sud della Francia, tra Marsiglia e Nizza. Non è esclusa l’ipotesi che il “bombmaker” sia in contatto con elementi estremisti di base nel nord ovest dell’Italia.

Notizie utili per le indagini potrebbe arrivare dalle dichiarazioni di Mohamed Houli Chemlal, finito in manette dopo l’esplosione del covo di Alcanar. Il giovane sta parlando con gli inquirenti, rivela Repubblica, aiutando a stabilire il numeri dei componenti della base logistica del commando (tre oltre lui) e domani sarà trasferito a Madrid per essere ascoltato dagli inquirenti spagnoli.

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