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Saronno, la storia della “coppia killer”: i retroscena

C’è un abisso di follie dietro la storia della coppia killer di Saronno. C’è la storia di una collega di lavoro che sapeva e che ha barattato il silenzio in cambio dell’assunzione in ospedale. C’è una Commissione d’inchiesta interna alla struttura datata 2013 che si chiuse senza contestazioni di fatto. C’è la freddezza di lei che due ore prima del funerale del marito nel luglio 2013 accredita duemila euro dal conto del suocero morto (su cui si indaga) sul suo per poi comprare un iPhone 4s ad esequie appena finite. E che dà calmanti al figlio nonostante il ragazzino si lamenti.

Ancora: chi era in reparto con loro due cercava di cambiar turno. Da un’intercettazione ambientale tra l’infermiera e l’anestesista emerge la volontà della donna di uccidere un cugino acquisito poiché “colpevole di farsi ancora mantenere dalla ex moglie”.

L’infermiera somministrava farmaci, tra cui ansiolitici, al figlio undicenne, tanto che il ragazzino a un certo punto le chiede di abbassargli la dose. Dalle intercettazioni si vede che i due amanti diabolici facevano prendere al piccolo una pasticca e alcune gocce. Il bimbo, perplesso, chiede il motivo. “Prima la pastiglia e poi le gocce”, gli dice la mamma. E lui: “Pure le gocce?”. E Cazzaniga: “Eh sì. Alla pastiglia ormai ti sei assuefatto”. Cazzaniga gli spiega cosa significhi e il bambino, la mattina dopo, chiede alla madre di dargli meno farmaci: “Non riuscivo neanche ad alzarmi dal letto. potresti fare meno gocce?”.

“Se non ho un lavoro faccio scoppiare un casino! E ho le carte in mano per farlo scoppiare davvero perché adesso sono veramente stanca di essere presa per il c…”. Così la dottoressa Simona Sangion, indagata per falso ideologico nell’inchiesta sulla coppia killer, si sfogava al telefono con il primario dell’ospedale di Saronno Nicola Scoppetta (il gip ha negato i domiciliari) l’anno scorso.

Il medico, scrive il Corriere della Sera, era arrabbiato perché il suo nome era stato eliminato dal piano turni poiché il suo contratto era in scadenza. La donna, sospettata di aver aiutato Laura Taroni a falsificare le analisi del sangue del marito, minacciava di dire tutto ai parenti dei pazienti morti. A settembre, dopo le minacce, il primario la chiamava per dirle che “stiamo preparando un bando ad hoc”. A ottobre la Sangion veniva assunta. Tutto nel nome della “rispettabilità” dell’ospedale.

Dalle carte dell’inchiesta emerge il ritratto di una coppia fredda e spietata. L’infermiera Laura Taroni, secondo ciò che è stato rilevato dagli investigatori, poche ore prima del funerale del marito, il 2 luglio 2013, trasferì duemila euro dal conto del suocero morto, in maniera sospetta, al suo: “Può considerarsi una dato di fatto che il giorno dei funerali del marito Massimo Guerra – scrivono i pm – la Taroni si occupa di sottrarre somme dal conto del suocero e ad esequie concluse effettuava l’acquisto online di un costoso bene voluttuario (un iPhone 4s, ndr)”.

Secondo la Repubblica, sono 45 i decessi avvenuti tra il 2011 e il 2014, quando era di turno Cazzaniga, al vaglio dei carabinieri, che hanno sequestrato le cartelle cliniche di quei 4 anni, con conseguenze giudiziarie anche per i 14 indagati tra medici, dirigenti e Azienda ospedaliera. Una ventina di morti sono state verificate: cinque sono considerati omicidi, tra cui quello di Massimo Guerra e Maria Rita Clerici, marito e madre della Taroni; sei sono sospette; altri nove sono considerati “regolari” ossia non evidenziano anomalie. I casi sospetti sono 35.

Gli avvisi di garanzia sono stati inoltrati anche ai sei membri della Commissione d’inchiesta che venne istituita nel 2013 dopo le denunce di alcuni infermieri sull’attività del viceprimario Cazzaniga. Il pool non aveva evidenziato niente di anomalo. Nei confronti dei sei, tra cui il primario del reparto Nicola Scoppetta e il direttore sanitario del presidio di Saronno Paolo Valenti, pende l’accusa di favoreggiamento e omissione di denuncia. Sette infermieri hanno accertato il “protocollo Cazzaniga”. La Regione Lombardia ha istituito una sua indagine.

Lo descrivono come una persona irascibile e aggressiva. Leonardo Cazzaniga, il “dottor morte”, con il pallino della politica (si era candidato con Sel) e dei tragici greci, era temuto e chi poteva, del personale del Pronto Soccorso, quando era di turno lui, si faceva spostare. “Delle morti sospette non parlo: l’ho già fatto coi carabinieri – racconta un infermiere di Saronno che ha lavorato con lui -, però posso dire che era una persona irascibile. Quando gli andava storta te ne diceva di ogni, ci andava giù anche pesante”. Alcune volte quando dal 118 preannunciavano l’arrivo di un paziente in codice rosso, lui affermava: “Va bene mandatemelo e io applicherò il mio protocollo”. Per alcuni però era anche un “dio”: “Quando arrivava un paziente ci azzeccava subito con la diagnosi”. Per Cazzaniga la morte era una “fuffa”. A Laura Taroni dopo l’omicidio dell madre, diceva: “Adesso sei ancora scossa… ma più si allontana questo evento, vedrai che se ci pensi un attimo stai tranquilla. E’ tutta fuffa”.

Dalle intercettazioni tra l’infermiera e l’anestesista inoltre emerge la volontà di uccidere un cugino acquisito della donna poiché “colpevole di farsi ancora mantenere dalla ex moglie”. “Se un giorno venisse giù in ospedale da noi…Trac! – afferma la Taroni in un’intercettazione – Tra il chiaro e lo scuro, gli è venuto un infartaccio”. La donna ride. L’intercettazione risale al 29 febbraio 2015 ed è una “ambientale” rilevata a bordo di una auto. “I due indagati – annotano i pm nella richiesta d’arresto – parlano dell’omicidio come un modo per risolvere tutte le situazioni con disarmante tranquillità”.

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