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Il ministro dell’Istruzione senza laurea né diploma: il caso Fedeli

Un Paese dove il ministro dell’Istruzione non ha neanche il diploma di maturità è possibile o si tratta di pura distopia? A giudicare dalla realtà dei fatti italiana è possibilissimo, oltre che quasi normale, agli occhi del mondo politico, non di certo del civile. Sì, perché se la laurea o il voto di diploma non fanno l’‘intelligenza’ è pur vero che sono almeno sinonimo di impegno e, nel caso di un ministro dell’istruzione, sinonimo di piena consapevolezza di ciò che andrà ad “amministrare”.

Valeria Fedeli, neo ministra dell’Istruzione del governo Gentiloni, non ha la laurea e a scuola si è fermata al terzo anno dell’allora Magistrale. Dopo le polemiche scatenate per le false informazioni riportate sul suo curriculum, nel quale si dava conto di una laurea in Scienze Sociali, una nuova bufera e molto più forte sta colpendo la donna, complici le indagini sul suo “Cursus honorum” scolastico.

Anche questa volta a sollevare per primo il caso è il direttore de La Croce Quotidiano Mario Adinolfi: “La Fedeli non ha fatto mai manco la maturità, ma solo i tre anni per fare la maestra. Poi diplomino da assistente sociale, privato. Questo è il nuovo ministro della Pubblica Istruzione che si dichiarava ‘laureata in Scienze Sociali’. Spero che studenti e docenti a ogni incontro la sotterrino di pernacchie”.

Lo staff del ministro, contattato dall’Huffpost, ha confermato: “Lo avevamo già spiegato nei giorni scorsi, lei ha fatto una scuola per conseguire il diploma di maestra nelle scuole materne che dura tre anni” e poi la scuola per assistenti sociali. “Niente di nuovo, Adinolfi esprime legittimamente la sua opinione su quali titoli debba avere o non avere” un ministro dell’Istruzione.

Fedeli si è detta “sconcertata” per gli attacchi subiti in questi giorni, difendendo il suo passato di “sindacalista “. “Non ho mai avuto alcun beneficio da quel pezzo di carta” ha precisato.

È vero che la laurea e il diploma conseguiti da parte di un ministro non sono un requisito necessario per legge, ma i cittadini italiani, almeno da quanto si evince dalle polemiche numerosissime di questi giorni, non accettano che la “numero uno” dell’istruzione italiana non abbia un’istruzione, non completa almeno.

Gli italiani sono irritati dal fatto che al di fuori della politica la laurea è innegabilmente richiesta in automatico (ne restano fuori davvero pochissime attività, per lo più manuali). Inoltre, il settore della scuola ha subito negli anni diverse modifiche (comprendente richieste ai docenti di sempre più titoli, master e concorsi) nella normativa per l’accesso all’insegnamento.

A onor del vero, si deve ricordare che la Fedeli ha frequentato l’Unsas di Milano. Agli inizi degli anni ’70, la scuola rilasciava quello che effettivamente era denominato “diploma di laurea”, ma il problema resta comunque insoluto: la Fedeli ha frequentato, non si è diplomata. Se l’avesse fatto, anche la sua “leggerezza” sulla concezione di laurea sarebbe potuta essere facilmente perdonata. In questo caso, invece, il popolo italiano “non perdona”, soprattutto perché a sua volta, nella ricerca di un lavoro, non è mai giustificato per l’assenza di esperienza o titoli.

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