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Caserta, appalti e rifiuti: arrestato Di Costanzo, presidente della Provincia

Venti arresti eccellenti scuotono la provincia di Caserta. Una vicenda di corruzione e appalti truccati nel settore dei rifiuti – ed in vari comuni della zona del Matese – coinvolge amministratori pubblici, funzionari, imprenditori. Ad eseguire le misure sono la Guardia di finanza di Caserta, coordinata dal generale Giuseppe Verrocchi e i carabinieri diretti dal colonnello Giancarlo Scafuri.

L’inchiesta della Procura di Santa Maria Capua Vetere, guidata dal procuratore capo Maria Antonietta Troncone, durava da oltre un anno e aveva nel mirino presunte dazioni di danaro “e una serie di altre utilità” in cambio di assegnazioni di lavori nel settore dello smaltimento dei rifiuti. In particolare, la Procura sottolinea in una nota di aver portato alla luce “un vero e proprio sistema criminale finalizzato all’assegnazione illecita di appalti milionari in diversi Comuni del casertano”.

Secondo la Guardia di Finanza gli indagati avrebbero ottenuto l’assunzione di amici e parenti, oltre a buoni benzina, auto di lusso e altri regali, in cambio dell’assegnazione degli appalti al Gruppo Termotetti, una ditta della zona che si occupa dello smaltimento dei rifiuti.

Le ipotesi di reato vanno dall’associazione a delinquere alla corruzione e alla turbata libertà di incanti. Gli inquirenti la definiscono un’associazione a delinquere che aveva come obiettivo condizionare gli affidamenti degli appalti per la gestione del ciclo integrato dei rifiuti, corrompere pubblici ufficiali e truffare gli enti quella venuta alla luce nell’ambito delle indagini di carabinieri e finanza. Tra i reati contestati figura anche l’abuso d’ufficio.

Complessivamente gli indagati sono 35, ma le misure cautelari riguardano venti persone. In carcere sono finiti Luigi Imperadore, Francesco Raucci, Francesco Iavazzi, Luciano Sorbo, Vincenzo Cappello, Pietro Tesseri, Angelo Di Costanzo, Gaetano Rauso, Antonio Manca, Andrea Pietro Cappella, Simone Giannetti, Ernesto Palermiti (responsabile dell’area tecnica del Comune di Teverola) e Vincenzo Franco. Arresti domiciliari per Antonella Tedesco, Giuseppe Simonetti, Elpidio Russo, Giuseppe Imperatore, Fabio Menditto, Gennaro D’Onofrio e Domenico Marra.

Agli arresti finiscono tra gli altri Angelo Di Costanzo, oggi presidente della Provincia di Caserta in quota Forza Italia, nonché sindaco del Comune di Alvignano, insieme a un assessore ed al comandante della polizia municipale dello stesso paese; il sindaco di Piedimonte Matese, Vincenzo Cappello, l’ex sindaco di Casagiove Elpidio Russo ed anche il presidente del consorzio di bonifica Sannio-Alifana, Pietro Cappella. Coinvolto anche Luigi Imperadore, l’imprenditore casertano titolare della ditta che si occupa dello smaltimento.

Per gli inquirenti, Di Costanzo – esponente di Forza Italia e fedelissimo di Maria Rosaria Rossi – avrebbe ottenuto una serie di favori in cambio delle assegnazioni di appalti milionari nel settore dello smaltimento dei rifiuti. Il presidente della Provincia di Caserta avrebbe ottenuto l’assunzione di amici e parenti, oltre a buoni benzina, auto di lusso e altri regali, in cambio dell’assegnazione dei lavori.

GLI ARRESTATI – In carcere: Luigi Imperadore, Francesco Raucci, Francesco Iavazzi, Luciano Sorbo, Vincenzo Cappello, Pietro Terreri, Angelo Di Costanzo, Gaetano Rauso, Antonio Manca, Pietro Andrea Cappella, Simone Luigi Giannetti, Ernesto Palermiti, Vincenzo Mario Franco; ai domiciliari: Antonella Tedesco, Giuseppe Simonetti, Elpidio Russo, Giuseppe Imperadore, Fabio Menditto, Gennaro D’Onofrio, Domenico Marra.

LA NOTA DELLA PROCURA – Oltre 150 militari appartenenti ai comandi  provinciali della Guardia  di Finanza  e dei carabinieri,   hanno  dato  esecuzione  a 20 ordinanze  di custodia  cautelare  emesse  dal  gip  del Tribunale  di  Santa  Maria Capua  Vetere  – su richiesta  della   Procura  – nei confronti  di pubblici  funzionari  e noti imprenditori  operanti  nella provincia  di Caserta.

In  particolare,    la  complessa   ed  imponente   indagine   ha  portato   all’emissione  di  13  ordinanze applicative  della misura cautelare  della custodia  in carcere  e di 7 ordinanze  applicative  della misura cautelare  degli arresti domiciliari.  Oltre ai provvedimenti  cautelari  personali  è stato  disposto il  sequestro   preventivo   di  beni  E disponibilità   finanziarie   per  un valore  complessivo di  oltre  un milione  e mezzo  di euro.

Tra i soggetti  attinti dai gravi provvedimenti  giudiziari vi sono, tra gli altri, l’attuale   presidente  della  Provincia  di Caserta  e già sindaco del comune  di Alvignano,  Angelo  Di Costanzo,   l’assessore   all’Ambiente   dello  stesso  Comune, Simone  Luigi Giannetti,  il sindaco  del Comune  di Piedimonte  Matese,  Vincenzo Cappello, l’ex  Sindaco  del  Comune  di Casagiove,  Elpidio Russo  e il Presidente  del Consorzio  di Bonifica del Sannio  Alifano,  Pietro Andrea Cappella.

L’attività  investigativa,   diretta  dalla  Procura   di  Santa  Maria  Capua   Vetere   e condotta   dal  Nucleo  di  Polizia  Tributaria e dal  Reparto  Operativo   dell’ Anna  dei  Carabinieri   di Caserta,    ha   consentito    di   portare    alla    luce   un’associazione   per   delinquere   finalizzata    alla commissione   dei reati di turbata  libertà degli incanti, corruzione  di pubblici  ufficiali  per atti contrari ai loro doveri d’ufficio,   truffa  ai danni di enti pubblici  e abuso d’ufficio,  tutti compiuti  nell’interesse 0, comunque,   a  vantaggio   della  Termotetti  e di  altre  società  riconducibili   al  gruppo Termotetti,   colosso  imprenditoriale operante  in  vari  settori  e in varie  regioni  d’Italia,   il cui dominus  s’identifica   nell’imprenditore    originario  di San Potito Sannitico,  Luigi Imperadore.

Invero,   le  indagini   hanno   dimostrato   che  la  Termotetti è  riuscita  ad  aggiudicarsi artatamente,  tra il 2013  e il 2015,  le gare d’appalto   per l’affidamento   del servizio  d’igiene   urbana nonché  altre  commesse   pubbliche   relative   al  delicato settore  del  ciclo  integrato   dei  rifiuti,  nei Comuni  di Alvignano,  Piedimonte  Matese  e Casagiove. Un’altra   società   del   gruppo   e,  precisamente,    il  consorzio   Stabile     Sannio    Appalti S.c.a.r.l.,   attraverso  le medesime  modalità  criminali, sempre previa  corresponsione   di utilita  illecite a pubblici   funzionari,   si è aggiudicata,   altresì,  l’appalto  di  lavori  relativo al Lotto  Presenzano  I, presso il Consorzio  di Bonifica  del Sannio Alifano diretto da Cappella.

Più  nel  dettaglio,  le complesse  e articolate  attività  investigative   hanno  consentito  di disvelare   un collaudato   e  sofisticato meccanismo   fraudolento,   essenzialmente   fondato  sull’accordo   illecito  tra Luigi  Imperadore    e i  vari  amministratori   e dirigenti  pubblici   coinvolti  (sindaci,   assessori   0 dirigenti  apicali).  L’accordo si è sostanziato  in un vero  e proprio mercimonio  di commesse pubbliche   a  fronte   della  corresponsione    di  denaro   e  altre  utilità  illecite   ad  amministratori   e funzionari   pubblici,    i   quali    –   grazie    alla   posizione    ricoperta    all’interno     delle    pubbliche amministrazioni   interessate  – hanno  pilotato  l’aggiudicazione    di numerosi  appalti  a vantaggio   del gruppo  Termotetti.

Con   specifico   riferimento    agli   appalti   concernenti    il  ciclo   integrato   dei   rifiuti,   i  minuziosi accertamenti    – condotti   anche   attraverso   intercettazioni    telefoniche   e  ambientali,   perquisizioni locali,  indagini  finanziarie,  nonchè, mediante  la disamina  della  copiosa  documentazione   cartacea  e informatica   sequestrata  presso la sede  del predetto gruppo  societario  e dei predetti  enti pubblici – hanno  evidenziato,   infatti,  come  le  procedure   di  gara  per  l’assegnazione  del  servizio   di  igiene urbana  (raccolta,  conferimento,   trattamento  e smaltimento)  e di altri servizi collaterali,  nei Comuni di  Alvignano,  Piedimonte  Matese  e Casagiove,  siano state profondamente   contaminate  ab origine  e in itinere,  attraverso la concretizzazione   dei  predetti  accordi,  favoriti  dall’intermediazione   dell’ex dirigente  del Cub, Francesco  Raucci,  esperto del settore  dei rifiuti,  entrato  nelle  fila del gruppo Termotetti    col  precipuo   compito   di elaborare   e  realizzare   –  nella qualità   di  coordinatore operativo   della   Termotetti  s.a.s.   di  Tedesco  Antonella   & co.  – i  connotati   essenziali   del programma   criminale  finalizzato  a garantire  l’aggiudicazione,  alla predetta  società,  di un numero indeterminato    di procedure   ad  evidenza   pubblica,   relative   all’affidamento    di  appalti   aventi   ad oggetto  la gestione  dei servizi  di igiene urbana  ed altre  commesse  pubbliche  orbitanti  nell’ambito del ciclo integrato  dei rifiuti.

Proprio  Raucci,  infatti,  su mandato  dei  vertici  societari  – Luigi  Imperadore   e Antonella Tedesco  –  si  e  pervicacemente   ed insidiosamente  ingerito  nelle  procedure   di  gara   oggetto d’indagine,   in quanto,  antecedentemente   0 successivamente alla pubblicazione   degli  atti di gara, ha orientato  – 0 addirittura  personalmente   elaborato  0 modificato  – il contenuto degli stessi,  in modo tale   da  creare   dei   veri   e  propri   “abiti   su   misura”,   confezionati    ad  arte   per   valorizzare    le caratteristiche e le peculiarità  tecniche  della  società  riconducibile   alla famiglia Imperadore.

II tutto  con  la connivenza  degli  amministratori   e dei funzionari  pubblici  direttamente   coinvolti   nelle procedure  stesse 0, comunque,  collocati  ai vertici  delle amministrazioni comunali. In buona  sostanza,  quindi,  gli amministratori   e i funzionari comunali  corrotti,  hanno  aderito  a un vero e proprio  protocollo  criminale  messo  a punto  dai vertici  imprenditoriali   ed operativi  del gruppo Termotetti; protocollo   in  base   al  quale,   già  prima   dell’inizio   della  procedura   di  gara   (0, attraverso   una  vera  e propria  negoziazione,   dopo  la pubblicazione   dei primigeni  atti),  la società  di Gioia  Sannitica  – designata  per l’aggiudicazione    grazie  alla  stipulazione   di un accordo  illecito  con amministratori    0  funzionari   pubblici   –  si  e  mostrata   disposta   a  concedere,   quale   corrispettivo dell’affidamento,     denaro   o  altre  utilità  che  spesso   hanno riguardato   assunzioni    0 promesse  di assunzioni  presso  la Termotetti  e altre società  del gruppo, di parenti  od amici dei pubblici  amministratori,   come accaduto,  ad esempio,  ad Alvignano  e a Piedimonte  Matese.

In tutte  Ie vicende  oggetto  d’indagine,   l’accordo  tra i vertici  dell’amministrazione  e la compagine imprenditoriale si è perfezionato   “in  corso  d’opera”,   ragion  per  cui,  dopo  la formalizzazione  del pactum   sceleris, gli atti della  procedura hanno subito  pregnanti  modifiche   finalizzate   ad attribuire alla  società  predesignata  un vantaggio  competitivo  invincibile e determinante  per l’aggiudicazione delle gare.

Per di più,  la predisposizione   ad hoc degli  atti generali  della  procedura  ha perseguito  l’ulteriore    e deprecabile   finalità  di determinare    un  grave   vulnus   ai  principi   –  di  matrice   comunitaria    –  di concorrenza,   trasparenza  e massima partecipazione   alle procedure  ad evidenza  pubblica. Infatti,  l’inserimento  di clausole  ambigue  e la carente  pubblicità delle modifiche  apportate   agli  atti in  corso  d’opera,   ha  sortito  l’effetto   di  rendere  gli  appalti  poco  appetibili   per  imprese   e  società nazionali o internazionali, così disincentivandole a partecipare o perchè non in possesso di alcuni requisiti appositamente   ed inspiegabilmente   richiesti  dal disciplinare  e dal bando di gara, o perchè non messe  nelle condizioni  di valutare  la convenienza  economica  dell’appalto.

Ciò è avvenuto,  ad esempio,  mediante  la previsione  dell’attribuzione   di punteggi  sproporzionati   per alcuni   servizi aggiuntivi,   come   la  realizzazione    di  un’isola    ecologica,   vera   e  propria    “carta vincente”    del  gruppo   Termotetti,  che ha  consentito   allo  stesso   di  sbaragliare   del  tutto   la concorrenza. Sebbene    l’attività    investigativa    de   qua   abbia avuto   ad   oggetto   precipuamente   le  commesse pubbliche   affidate   alle   società   del   gruppo   Termotetti,    in  realtà   – come   irrefutabilmente dimostrato    dalla  richiesta   di  misura   cautelare   e  come  pienamente    condiviso   dal  giudice delle indagini  preliminari   – e l’intero   sistema  di aggiudicazione   degli  appalti  relativi  alla gestione  del ciclo   integrato   dei   rifiuti    che,   nella   provincia    di   Caserta,    e  caratterizzato     da   dinamiche profondamente   illecite  e penalmente rilevanti.

La ricostruzione analitica  delle dinamiche  criminali  che connotano,  a livello  generale,  l’universo dei rifiuti  e stata  possibile  grazie  alle  dichiarazioni   di  numerosi   imprenditori   del  settore  che  hanno, infatti,  descritto   in modo  compiuto  tutte  Ie molteplici   modalità  di contaminazione   delle  procedure ad  evidenza   pubblica   e  degli   affidamenti    diretti,   Ie  clausole  contrattuali   in  grado   di  offrire all’imprenditore designato   per  l’aggiudicazione   i più  ampi  margini  di  redditività   dell’appalto    e, soprattutto,    tutte   le  molteplici   utilità   oggetto   di  “tangenti”  a  vantaggio   di  amministratori     e funzionari  pubblici  corrotti.

La designazione   della società  aggiudicataria   di ogni singola  gara bandita  da comuni  della provincia di  Caserta,  infatti,  per un  certo  periodo,  e  stata  avvantaggiata   dalla  configurazione   di  un  vero  e proprio  accordo   di  cartello  tra  le maggiori  società  operanti  nel  settore,  le quali,  onde  evitare  di entrare   in  conflitto   nelle  varie  procedure,   hanno  preferito   stringere   un  vero  e  proprio  patto   di spartizione  del territorio.

Tale  patto  ha  visto  una  suddivisione   tra  imprese  che  hanno  operato  in regime  di  oligopolio   nei comuni  ubicati  a sud del fiume Volturno  ed imprese  che hanno  operato,  viceversa,  nei comuni  posti a nord del Volturno. Proprio  la Termotetti Sa.s,  anche grazie  ai rapporti  con uno dei colossi del settore,  ovverosia  la Impresud dei  fratelli   Iavazzi,   ha  iniziato   ad  aggiudicarsi   numerosissime    commesse pubbliche nell’area  del matesino  e dell’alto  casertano.

In un  secondo  momento,  a seguito  della  rottura  tra la stessa  Impresud   S.r.I. e un’altra   impresa leader  del settore,  ovverosia  la Dhi, la Termotetti S.a.s.  – con l’aggiudicazione    del servizio  di igiene  urbana  presso  il  comune  di  Casagiove   (favorita  proprio  dalI’interessamento    di  Francesco Iavazzi)   –  ha  iniziato   ad  ottenere   affidamenti   in  comuni   ubicati a  sud  del  fiume  Voltumo, accingendosi   cosi  a diventare  il nuovo  partner  di elezione  della  Impresud   S.r.I. ed accrescendo sempre pili la sua affermazione  nel settore del ciclo integrato  dei rifiuti.

Quanto  al generale  meccanismo  di contaminazione delle procedure  esso e sostanzialmente identico a quello riscontrato nelle gare ad evidenza  pubblica  aggiudicate  alIa Termotetti e prevede essenzialmente    due  fasi:  la  prima   rase  della  turbativa   e quella  relativa   alla  predisposizione    – originaria   0   sopravvenuta    all’accordo   –  di  un  disciplinare    e/o  di  un  bando che   si  attaglino perfettamente   all’impresa  prescelta  per l’aggiudicazione   della gara. II meccanismo   illecito   ha  origine nell’accordo tra  il  soggetto   che  detiene   il potere   decisionale nell’ambito   della materia  degli appalti  relativi  ai rifiuti”  (che, a seconda  del comune,  può  essere  il sindaco,  l’ assessore  delegato  al ramo  ecologia-ambiente o il dirigente  del settore)  e I’imprenditore disposto  ad aggiudicarsi   La commessa pubblica  corrispondendo   al primo  denaro  od altre utilità.

Tali  soggetti,  sostanzialmente,   pianificano  i tratti  essenziali  del programma   criminale  che vede,  da un lato,  la predisposizione   degli  atti di gara in modo  tale da garantire  l’aggiudicazione  all’impresa designata  e, dall’altro, la corresponsione   all’amministratore    pubblico  di utilità  indebite. L’imprenditore,   infatti,  per il tramite  del suo entourage tecnico  – formato  da veri e propri  esperti  del settore (Raucci per  la Termotetti  S.a.s.) – provvede  direttamente  alla predisposizione   0 alla modi fica  del  contenuto   del  disciplinare   e  del  bando   di  gara,  adattando   i requisiti   necessari   per l’aggiudicazione   a quelli che solo la sua impresa  possiede,  in modo tale da ottenere  un significativo ed invincibile   “vantaggio  competitivo”.

Sovente   –  come    avvenuto,   ad  esempio,   per  gli  appalti   aggiudicati   alla Termotetti  l’impresa   predesignata   fa in modo  che la futura procedura  ad evidenza  pubblica  venga  aggiudicata, anzichè   con   il   criterio    del   massimo    ribasso    con   quello   dell’offerta   economicamente   più vantaggiosa,   che consente  un margine  di discrezionalità   più ampio  nella valutazione  dell’ offerta.

Nel  disciplinare   di gara,  invero,  sono  valorizzati   dei requisiti  tecnico-professionali    ed economico- finanziari  posseduti esclusivamente   dall’impresa  designata. In  particolare,  nelle  ipotesi   in  cui  sia  prevista  l’aggiudicazione   tramite   il criterio   dell’offerta economicamente  più vantaggiosa   (e quindi  i partecipanti  alla gara sono chiamati  a presentare   il “progetto   offerta”),  il più delle  volte,  i disciplinari   preconfezionati   dai tecnici  dell’impresa   designata indicano  dei criteri  e dei sub-criteri  di valutazione   che danno  ampia  discrezionalità   ai componenti delle  commissioni    chiamati  ad assegnare  i punteggi.

Tale  previsione  e funzionale  alla seconda  fase del meccanismo   illecito. Infatti,  la seconda  fase  della  turbativa   fa riferimento   alla nomina  della  commissione   giudicatrice che,  dati  gli  amplissimi   margini  di discrezionalità   valutativa   ad essa  devoluti,  (specie,  per  quanta prima    evidenziato,     nelle   procedure    ad   evidenza    pubblica    aggiudicate   attraverso    il   criterio dell’offerta    economicamente    pili  vantaggiosa)   deve  necessariamente    essere  composta   da  membri che  siano   per  la  maggioranza,    se  non  addirittura   per  la  totalità,   consapevoli   del  meccanismo criminale  in atto e disposti  a portarlo  a compimento.

I commissari   nominati,  dunque,  sono  dei veri e propri  “vigilantes   dell’illegalità”, in quanto hanno il fondamentale  compito di preservare  l’impresa   designata  da qualsiasi  possibile  deviazione   rispetto all’iter  procedurale   prestabilito  attraverso  la predisposizione   degli atti di gara su misura. Tale ruolo  i commissari  10 rivestono  sia nell’ambito   delle gare che si svolgono presso  i comuni,  sia nell’ambito   delle   gare  demandate   alla   gestione   della   “Sua”,   ovverosia della centrale  di committenza   che,  sovente, cura, per conto degli enti aderenti,  l’aggiudicazione di contratti  pubblici per la realizzazione  di Lavori, la prestazione  di servizi e l’acquisizione di forniture.

Nell’ottica    del  legislatore,   la  Sua   è  stata  istituita   al  fine  di   “assicurare   la  trasparenza,    la regolarità    e  l’economicità della   gestione    dei   contratti   pubblici    e  di  prevenire    il   rischio   di infiltrazione  mafiose”. L’istituzione   della  Sua  su base regionale  avrebbe  dovuto  consentire  agli enti locali  di avvalersi  di un  soggetto  sufficientemente  vicino  alla  realtà territoriale,  nella  stesso  tempo  rigorosamente vincolato  al rispetto  della  normativa  vigente in materia  di contratti pubblici, che avesse,  tra i suoi precipui  obiettivi,  quello di garantire l’uniformità delle procedure di scelta del  contraente nell’ambito  del bacino  di competenza.

Tali  pregevoli  propositi,  tuttavia,  non  sono  stati affatto  rispettati  in quanto,  almeno  nella  provincia di Caserta,  il funzionamento   della  Sua è stato negativo,  soprattutto  perché  la composizione   delle commissioni    giudicatrici,   anche  con riferimento   alle  procedure   demandate  alla  centrale  unica  di committenza,  hanno  visto  l’assoluto predominio   dei membri   nominati   dal  singolo   comune   che, pertanto,  hanno  orientato  le attività  della Sua a loro piacimento.

Il pregiudizio  è  stato,  ovviamente,   massimo   nelle  ipotesi   in  cui  i  membri   delle   commissioni giudicatrici  di  nomina  comunale   fossero   al  corrente   del  meccanismo    illecito   alla  base   della predisposizione  degli  atti  di gara  e avessero  il compito  di  salvaguardare,   in seno  alla  Sua,   gli interessi  dell’impresa  predesignata.

Una tale  situazione  si è verificata,  ad esempio,  con riferimento all’appalto  per il servizio  di igiene urbana  del comune  di Casagiove,  aggiudicato  alla Termotetti proprio  grazie  alla connivenza  dei commissari  nominati  presso  la Sua. Come  è emerso  irrefutabilmente   dall’attività    investigativa,   uno  degli  aspetti  essenziali  del  sistema illecito  descritto  e rappresentato   dalla  sistematica  ed indebita  ingerenza  dei vertici politici  degli  enti locali  nell’attivita   amministrativa,    che  dovrebbe   essere  prerogativa    esclusiva  dei  dirigenti,   cosi determinandosi    una   profonda   e  deprecabile   frustrazione    dei   principi   solennizzati    dalle   leggi Bassanini  che vogliono  nettamente  distinte  le funzioni  di indirizzo  politico  da quelle  gestorie. In  tale  quadro   generale,   si collocano   le  specificità   del  meccanismo   illecito  elaborate   per  le  gare destinate  ad essere  aggiudicate  dalla Termotetti.

Tale  meccanismo  si sostanzia  nel “sistema  Raucci”  che, in estrema  sintesi,  si dipana  in questa dinamica:   Raucci   stesso   induce   gli  amministratori    pubblici,   ed  in  particolare   i  sindaci,   a predisporre    –  sempre   per  il  suo  diretto   tramite   –   atti  di  gara  che  prevedano   l’aggiudicazione attraverso  il criterio  “dell ‘offerta  economicamente   più  vantaggiosa”   e, soprattutto,   che valorizzino macroscopicamente    il punteggio  attribuito  “all’offerta  tecnica”  rispetto  a quello  attribuito  all’ offerta economica,   di  modo   che,  quand’ anche   le  altre  ditte  offrano   il  massimo   ribasso,   l’ appalto   sia aggiudicato  sempre  alla ditta che presenti  la migliore  offerta  tecnica.

Negli  appalti  in  cui  partecipa   la Termotetti   Sa.s.,   Raucci   fa  in  modo  che  gli  atti  di  gara prevedano  che l’offerta  tecnica  migliore  sia sempre  caratterizzata   dall’attribuzione    di un punteggio maggiore  per chi  realizzi  un ‘isola ecologica.   L’isola  ecologica  e la vera e propria  “carta  vincente” del  connubio   Raucci-Termotetti,    in  quanto,   da  un  lato,   la  società   in  questione   – provenendo   dal  settore  dell’edilizia  – ha  la possibilità  di realizzarla   a costi  inferiori   rispetto   alle con correnti   e, dall’altro,   proprio  la  realizzazione   di  un’isola   ecologica   consente   di  attribuire   alla stessa Termotetti la “proprieta  del rifiuto”.

L’immotivata   attribuzione   della  “proprietà  del rifiuto”  alla ditta  aggiudicataria   del servizio,  invero, è evocativa  di un’ulteriore   e significativa   condotta  criminale,  perché  vendere  il rifiuto,  in base  agli accordi  Anci-Conai,  è   attività   particolarmente   remunerativa.

Evidentemente,   lasciare    che l’impresa affidataria   gestisca   il  provento   della  vendita  del  rifiuto,   consente   di  offrire   un’utilità enorme   all’imprenditore:    utilità  che  non  gli  sarebbe  spettata  se  fosse  stato  il comune  a gestire   i proventi  della vendita  del rifiuto che, evidentemente,   sarebbero  confluiti  nelle casse comunali. Al  di  là  dell’attribuzione  della proprietà   del  rifiuto   un  ulteriore  e centrale  momento   del  sistema illecito  in genere  – e del microsistema   creato per la Termotetti   in specie – è rappresentato dal rapporto  invischiato  tra le società  affidatarie  dei servizi  di igiene  urbana  e le societa  affidatarie del  servizio  di trattamento  dei rifiuti  (in particolare   della  frazione  umida od organica – codice Cer  200108), tra  le quali  spiccano  la  Impresud   e le società  riconducibili   a  Luciano Sorbo  (detto  Luca).

Infatti, una delle maggiori  preoccupazioni  e dei maggiori  successi  strategici  di Raucci  è costituito dall’ottenimento,  in   via   di   affidamento    diretto   0   tramite    gara,   del   servizio    aggiuntivo     di intermediazione    nel servizio  di smaltimento. In  questa   modo   –  proprio   come   accaduto   Piedimonte    Matese,   Alvignano    e  Casagiove    –  la Termotetti     ha  ottenuto   l’incarico    dal  comune   di  consegnare   i  rifiuti  riciclabili   e  non riciclabili   e,   in   particolare,    l’umido    –   per   il   successivo    trattamento    –   alle   piattaforme     di conferimento . Successivamente,     grazie   ad   un   sistema    di   “trucco    delle   pesate”,     si     riescono    ad   ottenere macroscopici   guadagni  illeciti.

Le  dinamiche   concernenti   gli  accordi   tra  società  affidatarie   del  servizio   di  igiene  urbana   ed  il meccanismo  del “trucco delle pesate”  rappresentano  un momento  cruciale dell’intero  sistema  di contaminazione del ciclo integrato  dei rifiuti. Non   a  caso,   le  misure   cautelari   personali   applicate   hanno   riguardato,    altresì,   i  due   maggior imprenditori   operanti  nell’oligopolio imprenditoriale   delle  piattaforme   di conferimento   venutosi   a creare  in provincia  di Caserta:  FrancescoIavazzi e Luciano Sorbo  (detto  Luca).

I soggetti  –  rispettivamente    titolari  delle  società  Impresudl  e Gesia  S.p.a.  – hanno  concorso   nelle  turbative   d’asta realizzate   nell’ambito    dei  comuni  di  Piedimonte   Matese   e Casagiove  al fine di garantirsi  che il servizio  di igiene  urbana fosse  aggiudicato   alla Termotetti,  la quale  avrebbe  successivamente   conferito   la frazione  umida  dei rifiuti  alle  piattaforme  di loro proprietà,  consentendo   la perpetuazione   del redditizio  meccanismo  del trucco  delle pesate.

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