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Jean Paul Bellmondo Leone d’oro alla carriera

C’è anche quel sorriso, il solito, quello che ha fatto innamorare le donne dei suoi tempi, Jean Paul Bellmondo, 83 anni, che è stato premiato da Sophie Marceau con il Leone alla carriera alla 73esima Mostra del cinema di Venezia.

Una camminata lenta, accompagnata da un bastone che sottolinea lo scorrere del tempo ma l’espressione solita di colui che ha fatto innamorare milioni di donne di tutto il mondo solo sorridendo.

“Bebel il patriarca, Bebel il lottatore, Bebel l’audace, grande uomo, grande seduttore, interprete di film che ci hanno fatto vibrare”, ha detto Sophie, mentre tutto il pubblico della Sala Grande del Palazzo del Cinemain è in piedi in una lunga standing ovation. Sophie Marceau, sofisticata ed elegante in tuta nera, era più commossa di lui: “Sei stato un professionista dell’arte e dell’amore, un incorreggibile. Le tue rughe testimonianza di tante storie di vite. Sei stato diretto da grandi maestri, da Truffaut a Godard, da Chabrol a Melville c’era da diventare pazzi ma tu eri già pazzo” ha proseguito con grande affetto la parigina che il 17 novembre compirà 50 anni.

“Un volto affascinante, una simpatia irresistibile, una straordinaria versatilita` – ha dichiarato il direttore Alberto Barbera nella motivazione – che gli ha consentito di interpretare di volta in volta ruoli drammatici, avventurosi e persino comici, e che hanno fatto di lui una star universalmente apprezzata, sia dagli autori impegnati che dal cinema di semplice intrattenimento”.

Jean-Paul Belmondo, icona del cinema francese e internazionale, ha saputo interpretare al meglio lo spirito di modernità tipico della Nouvelle Vague attraverso gli straniati personaggi di ‘A doppia mandata’ (‘A` double tour’, 1959) diClaude Chabrol, ‘Fino all’ultimo respiro’ (1960) e ‘Il bandito delle 11’ (1965, in concorso a Venezia) entrambi di Jean-Luc Godard, o ‘La mia droga si chiama Julie’ (1969) di Francois Truffaut. In particolare, impersonando Michel Poiccard/La´szlo´ Kovacs in ‘Fino all’ultimo respiro’, Belmondo ha imposto la figura di un antieroe provocatorio e seducente, molto diverso dagli stereotipi hollywoodiani ai quali lo stesso Godard si ispirava. La sua recitazione estroversa gli ha consentito poi di interpretare alcuni dei migliori gangster del cinema poliziesco francese, come in ‘Asfalto che scotta’ (1960) di Claude Sautet, ‘Lo spione’ (1962) di Jean-Pierre Melville e ‘Il clan dei marsigliesi’ (1972) di Jose´ Giovanni, ottenendo un enorme successo popolare con i molti film successivi, da ‘L’uomo di Rio’ (1964) di Philippe de Broca a ‘Il poliziotto della brigata criminale’ (1975) di Henri Verneuil, da ‘Joss il professionista’ (1981) di Georges Lautner a ‘Una vita non basta’ (1988) di Claude Lelouch.

Rimpianti nella sua vita? Gli chiedono e lui risponde: “Nessuno, ho fatto tutto quello che volevo fare e oggi amo le cose che ho la vita, il sole e il mare” . Venezia gli ricorda tante cose così come l’Italia, l’incontro con De Sica “mi propose La Ciociara con Sophia Loren“, dice e la voce modula la parola Lorensottintendendo fuochi d’artificio, “e poi Gina Lollobrigida e ancora Claudia Cardinale”: pronuncia quei nomi e si illumina mentre la folla nota e applaude.

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