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Benevento, la madre di Maria: “Mia figlia violentata, uccisa e abbandonata”

San Salvatore Telesino (Benevento) – “Mia figlia violentata, ammazzata e abbandonata”. Così la madre di Maria Ungureanu, la bimba rumena di nove anni trovata morta domenica 19 giugno in una piscina di un casale-resort di San Salvatore Telesino, nel Sannio. Cosa sia successo è ancora tutto da chiarire.

Daniel Ciocan, operaio 21enne, è stato iscritto nel registro degli indagati. E’ l’ultimo ad aver visto la piccola prima della scomparsa. Con lei, infatti, si sarebbe allontanato per un giro in macchina fino alla vicina Telese. Il ragazzo, come raccontato dai genitori di Maria, era “uno di famiglia”. “L’ho incontrato in caserma – ha detto il padre della vittima in un’intervista a la Repubblica – mi ha detto: ‘Ti voglio bene, non ti avrei mai fatto una cosa simile. Volevo telefonarti per dirtelo, ma poi non l’ho più fatto’. Ecco perché non gli credo: se si fosse allontanato con mia figlia senza avere cattive intenzioni, allora per quale motivo non ha chiamato per avvertirmi?”.

“Con le ipotesi accusatorie contestategli – spiega l’avvocato Giuseppe Maturo – ritengo che non ci siano troppi elementi a suo sfavore, altrimenti sarebbe stato già portato in carcere. Difficilmente, con una contestazione di omicidio volontario e violenza sessuale aggravata, si può rimanere a piede libero”. L’iscrizione nel registro degli indagati, sottolinea il legale, “è stato un atto dovuto per permettere la nomina del perito in vista dell’autopsia. Non si strumentalizzi la situazione, credo che le responsabilità della morte della piccola Maria vadano cercate altrove”.

A raccontare la sua versione dei fatti, intanto, è lo stesso Daniel, che si è dichiarato innocente: “Quando ho accompagnato Maria dinanzi alla chiesa era intorno alle 20. Ho visto l’orologio della macchina. E mi hanno visto delle amiche di Maria”. Daniel ha raccontato che Maria lo avrebbe cercato perché c’era una sua coetanea che la infastidiva. Quindi sarebbero andati insieme a Telese Terme in auto per prendere una sorella di Daniel che lì lavora come badante ma che non avrebbero raggiunto il centro termale a causa dell’intenso traffico provocato dallo svolgimento di una gara podistica. A questo punto la decisione di tornare indietro e lasciare Maria dinanzi la chiesa di San Salvatore. “L’unica cosa che mi rimprovero – dice Daniel – è quella di non aver chiamato al telefono il padre per dirgli che la bimba stava con me”.

Dalla mattinata di mercoledì i carabinieri stanno ascoltando i genitori, molto probabilmente per ricostruire le ultime ore di vita della piccola che, secondo quanto emerso dall’autopsia, ha subito violenza sessuale. I militari hanno riaccompagnato a casa la madre nelle prime ore del pomeriggio.

Dall’autopsia, intanto, “sono stati rilevati dei graffi sulla schiena”, come spiega Michele D’Occhio, avvocato della famiglia Ungureanu, senza fornire ulteriori particolari sulla natura dei segni. Né alcun elemento è stato fornito dal legale sugli accertamenti relativi alla violenza sessuale che sarebbe stata subita dalla bambina.

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