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Tempa Rossa, ascoltata la Boschi. Renzi: “A potenza mai una sentenza”

Sono ancora in corso gli interrogatori nell’ambito dell’inchiesta sul petrolio: ascoltata a Roma, come persona informata sui fatti, il ministro per le riforme Maria Elena Boschi.

A partecipare all’interrogatorio insieme al  procuratore della repubblica di Potenza Luigi Gay e i pm Basentini e Triassi, titolari dell’inchiesta sul petrolio, anche il magistrato della Direzione Nazionale Antimafia, Elisabetta Pugliese e il dirigente della squadra mobile di Potenza, Carlo Pagano. Al centro dell’audizione del ministro, l’emendamento approvato in legge di stabilità che sbloccava interventi strutturali legati alle estrazioni petrolifere in Val d’Agri, nel potentino. Ancora non è chiaro se nella giornata odierna sarà ascoltato anche l’ex ministro allo Sviluppo Economico, Federica Guidi, che di quell’emendamento parlò in una telefonata con il suo compagno. Sotto interrogatorio di garanzia anche le sei persone finite agli arresti domiciliari: si tratta dell’ex sindaco di Corleto Perticara, Rosaria Vicino (Pd), e di cinque dipendenti dell’Eni.

Una vicenda questa che ha dato man forte alle polemiche del Movimento Cinque Stelle contro Matteo Renzi. I pentastellati continuano ad attaccare il Governo e, portavoce il vicepresidente, Luigi Di Maio, asseriscono che “in questo Affare di “trivellopoli” c’è tutto il governo coinvolto. Il governo ha fatto una legge che consente alla total a tempa rossa di non avere più bisogno di certificazioni, che non avrebbe potuto avere. E un cittadino che vuole aprire un negozio ha bisogno di diecimila certificazioni: la “sburocratizzazione” vale solo per i petrolieri. Il nostro obiettivo con la mozione di sfiducia è mandare via questo governo”. Una presa di posizione per i Cinque Stelle che si concretizza in una protesta – organizzata per martedì 5 aprile – annunciata da Grillo su Twitter: “Trivellopoli: domani mattina alle 8 i parlamentari del Movimento 5 Stelle saranno al giacimento della Total di Tempa Rossa per un’ispezione”.

Il caso di Tempa Rossa è un vero spunto di discussione e contestazione politica, tanto che contro il presidente del Consiglio di schiera anche il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano,che  prende le distanze da Matteo Renzi sul progetto Tempa Rossa. In una intervista rilasciata a Mattino Cinque, Emiliano dice che il premier ha commesso “un errore politico gravissimo nel confondere un’opera privata con un’opera pubblica, nel consentire alle opere private di saltare le Regioni e quindi di non negoziare neanche le compensazioni ambientali”

“Fermo restando – ha proseguito Emiliano – che le Regioni hanno consentito fino ad oggi, con le leggi in vigore, di fare tutti i pozzi di petrolio esistenti. Non li hanno impediti, ma li hanno resi molto sorvegliati, severamente autorizzati e soprattutto li controllano nella loro vita. E qui veniamo al quesito referendario del 17 aprile”. Intanto il Tribunale di Potenza ha condannato a pena comprese fra due e sette anni di reclusione gli ex vertici della Total e alcuni imprenditori e amministratori nell’ambito di un’inchiesta diversa rispetto a quelle in corso. La vicenda si riferisce ai lavori per la costruzione del centro oli di “Tempa rossa”, fra Corleto Perticara (Potenza) e Gorgoglione (Matera). L’inchiesta, coordinata dall’allora pm di Potenza Henry John Woodcock, risale al 2008. Le condanne più gravi sono state inflitte a Roberto Pasi e Roberto Francini, ex dirigenti locali della Total, a sette anni di reclusione ciascuno. L’ex amministratore delegato della compagnia petrolifera francese, Lionel Lehva, è stato condannato a tre anni e sei mesi di reclusione, così come Jean Paul Juguet, ex manager della Total. In totale, gli imputati nel processo sono 31.

“Lo scandalo non è l’emendamento su Tempa Rossa, ma il tempo perso”, dice  Matteo Renzi che continua a a sminuire la faccenda che vede coinvolta la sua legislatura. “Su Tempa Rossa si dice che il governo ha fatto attività di sblocco di un’opera privata che era stata individuata nel 1989”, ha detto il premier parlando alla direzione Pd, “Credo che se si decide che un’opera va fatta nel 1989 (c’era ancora il muro di Berlino) ventisette anni dopo lo scandalo non è l’emendamento approvato ma che per 27 anni sono state buttate via occasioni”. Poi torna a millantare la presunta superiorità morale del suo esecutivo: “La diversità profonda dagli altri è che loro parlavano di legittimo impedimento, io dico interrogatemi, gli altri parlavano di prescrizione io chiedo sentenze e dico di fare i processi, ma veloci. Noi non siamo uguali agli altri: sia stampato in testa a chiunque abbia dubbi. Noi non siamo quelli del legittimo impedimento, ma chiediamo che si facciano le sentenze sul serio, veloci”. Poi sfida direttamente i magistrati di Potenza: “Chiedo alla magistratura italiana non solo di indagare il più velocemente possibile ma di arrivare a sentenza. Ci sono indagini della magistratura a Potenza con la cadenza delle Olimpiadi. E non si è mai arrivati a sentenza. Un Paese civile è un Paese che va a sentenza”.

 

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