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Regeni, l’Italia non crede alla versione egiziana. Renzi: “Vogliamo la verità”

Ricostruire e approfondire l’iter che ha portato i documenti di Giulio Regeni nella disponibilità della persona presso cui sono stati trovati. E’ la richiesta che inquirenti e investigatori romani intendono fare alla polizia egiziana a Roma il 5 aprile, secondo quanto concordato alla trasferta a Il Cairo del procuratore Giuseppe Pignatone e del sostituto Sergio Colaiocco. Il premier Matteo Renzi: “L’Italia si fermerà soltanto davanti alla verità”.

I magistrati di piazzale Clodio, in particolare, vogliono scoprire da chi e attraverso quale canale i documenti del ricercatore universitario (passaporto, due tesserini universitari e il bancomat, mentre gli altri oggetti mostrati in televisione, a cominciare dallo zainetto con lo stemma dell’Italia, non sono considerati riconducibili a Giulio) sonoarrivati nell’abitazione della parente di uno degli uomini indicato dagli egiziani come sequestratore.

Gli inquirenti romani, inoltre, sono ancora in attesa, come ricordato dallo stesso Pignatone, della documentazione completa relativa agli accertamenti eseguiti a Il Cairo. Il materiale finora consegnato risulta infatti parziale.

“L’Italia non si accontenterà di nessuna verità di comodo” sul caso della morte di Giulio Regeni. Lo ha detto il premier Matteo Renzi. “Consideriamo un passo in avanti importante – ha aggiunto – il fatto che le autorità egiziane abbiano accettato di collaborare, ma proprio per questo potremo fermarci solo davanti alla verità”. E ancora: “Lo dobbiamo alla famiglia di Giulio. E, se mi permettete, lo dobbiamo a tutti noi e alla nostra dignità”.

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