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Colf, scoperta in Veneto evasione fiscale da 5,5 milioni

La Guardia di Finanza di Jesolo ha concluso oltre duecento controlli fiscali nei confronti di altrettanti collaboratori domestici, principalmente colf e badanti, residenti nei principali Comuni del litorale veneto (Jesolo, Cavallino-Treporti e Caorle).

L’attività ha consentito di individuare una diffusa e consistente evasione delle imposte sui redditi da parte di questa specifica categoria di lavoratori, prevalentemente stranieri, realizzata mediante la mancata presentazione delle dichiarazioni fiscali ed il conseguente omesso versamento del debito d’imposta.

Con riferimento alla specifica categoria di lavoratori, si evidenzia che sebbene gli stessi percepiscano una retribuzione assimilata a reddito di lavoro subordinato, il datore di lavoro non funge da sostituto d’imposta. Ne deriva che detti lavoratori – al di fuori dei casi di esonero previsti – per rendere definitiva la loro posizione fiscale debbano presentare la dichiarazione dei redditi e pagare le imposte su quanto dichiarato, non essendo state loro operate le ritenute d’acconto sulle erogazioni percepite.

I soggetti sono connotati dall’avere un datore di lavoro persona fisica – non obbligato ex lege ad operare alcuna ritenuta d’acconto né a presentare alcuna dichiarazione dei sostituti d’imposta -, il quale instaura un regolare contratto di assunzione versando, conseguentemente, i relativi contributi previdenziali ai fini pensionistici.

I controlli sono stati effettuati, in particolare, nei confronti dei collaboratori domestici percettori di redditi superiori agli 8mila euro annui – soglia al di sopra della quale sussiste, con riferimento alla specifica tipologia di reddito, l’obbligo di presentazione della dichiarazione – per i quali non risultava essere presente alcuna dichiarazione fiscale.

I militari della Guardia di Finanza hanno individuato la platea dei soggetti da sottoporre a controllo setacciando centinaia di posizioni fiscali di lavoratori domestici, individuati anche grazie alla fattiva collaborazione instaurata con la locale agenzia Inps, presso la quale sono stati acquisiti i dati delle comunicazioni trasmesse dai datori di lavoro, relative agli estremi contrattuali ed ai contributi previdenziali regolarmente versati.

I controlli, svolti con riferimento ai redditi percepiti nel corso delle annualità comprese tra il 2009 ed il 2013, hanno consentito di accertare la mancata dichiarazione di redditi di lavoro dipendente e assimilati, per un importo complessivo di circa 5 milioni e mezzo di euro. La corrispondente imposta evasa, è stimata in oltre 1 milione e200mila euro.

A fronte dei verbali redatti, vi è stato un consistente ricorso da parte dei contribuenti alla procedura di adesione prevista dalla vigente normativa tributaria, che consentirà ai contribuenti sanzionati intenzionati a saldare il loro debito con l’Erario di beneficiare della riduzione ad un sesto delle sanzioni previste. Ad oggi, la percentuale di adesioni accertate è pari a circa il 40% dei processi verbali notificati.

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