Carinaro

Anche Carinaro dice “No alla violenza sulle donne”

Carinaro – Anche l’amministrazione comunale di Carinaro, guidata dal sindaco Annamaria Dell’Aprovitola, aderisce alla Giornata nazionale contro la violenza sulle donne.

Attraverso un messaggio postato sul suo profilo Facebook, il primo cittadino scrive: “Sono 152 i femminicidi commessi in Italia nel corso del 2014, un dato in calo rispetto al numero record del 2013 (-15,1%), che ha tuttavia riguardato le donne uccise dalla criminalità (da 57 a 35, pari a -38,6%), e soltanto marginalmente i femminicidi familiari: questi sono infatti stati 117 nel 2014 (pari al 77% dei femminicidi totali), replicando sostanzialmente il numero censito nell’anno precedente (122 nel 2013). Sono i dati contenuti nel Terzo Rapporto Eures sul Femminicidio in Italia”.

Oggi i 73 centri antiviolenza che aderiscono a D.i.Re saranno impegnati in numerose iniziative di sensibilizzazione sul problema della violenza contro le donne. Durante il 2014 (hanno partecipato alla ricerca 69 centri su 73) sono state oltre 16.678 le donne accolte e fra di esse ci sono anche quelle in percorso dal 2013. Il 26,9% proviene da altri Paesi mentre il 73,1% è composto da italiane. Il 60% delle donne ha un’età compresa tra i 30 e i 49 anni e si tratta di donne che subiscono violenza da partner ed ex partner che costituiscono l’82% degli autori di violenza. In questi casi, cioè quando l’autore delle violenze è un partner o un ex, la richiesta di aiuto avviene circa dopo 2 o 5 anni dal primo episodio di violenza.

Le giovani tra i 18 e i 29 anni rappresentano il 17% delle donne accolte, le ultrasessantenni il 7,3% e le cinquantenni il 15,8%. La ricerca conferma che la mancanza di autonomia economica è un ostacolo ai percorsi di uscita dalla violenza ed ha rilevato che dal 2013 sono aumentate di 2 punti le donne disoccupate. La crisi economica, la disoccupazione e il precariato hanno colpito particolarmente le donne rendendo più difficile la separazione dal partner violento. Un terzo delle donne, circa il 29,2% risulta disoccupata o in cerca di prima occupazione; il 10,4% sono casalinghe, il 4,3% pensionate, il 3,7% studentesse.

E’ importante sottolineare però che la condizione di disoccupazione può essere l’effetto delle violenza subìte. L’autore dei maltrattamenti spesso ostacola il mantenimento del lavoro per il bisogno di controllare la partner oppure le donne perdono il lavoro per le conseguenze della violenza. Complessivamente le donne che hanno un’occupazione sono pari al 50,8% anche se molte lavorano in nero ed hanno lavori precari e saltuari.

Le violenze denunciate sono di tutti i tipi (fisiche, psicologiche, economiche, sessuali) e quasi sempre coesistono tra loro. Il 66,1% dei casi riguarda violenze fisiche, il 77,1% psicologiche, il16,1% stalking, il 32,2% violenze economiche e il 13,6% violenze sessuali. Le violenze nelle relazioni di intimità sono quelle che colpiscono maggiormente le donne perché l’82,9% degli autori di violenze sono partner o ex, i familiari sono il 9,4%, gli amici e conoscenti o colleghi di lavoro il 5,5% e gli estranei costituiscono solo il 2,2%. Viene confermato il dato che purtroppo le donne, al contrario di quello che si crede siano più sicure per strada che non in casa.

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