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La minoranza Pd minaccia “Vietnam parlamentare”

Roma – “Lealtà non è fedeltà acritica: su questo non siamo disposti ad accettare lezioni”. Lo affermano i senatori dem Vannino Chiti (nella foto) e Maurizio Migliavacca. “Nel Pd attuale c’è spazio per chi abbia posizioni diverse su riforma della Costituzione, scuola, lavoro e welfare oppure è un delitto di lesa maestà?”, si chiedono, per poi attaccare: “Prendendo a pretesto titoli anziché dichiarazioni, i soliti pretoriani dell’obbedire si inventano congiure e agguati”.

“Ci si deve poter confrontare sulle proposte che legittimamente, tanto più per le modifiche alla Costituzione, ogni parlamentare ha il dovere, non solo il diritto, di avanzare. Sollevare polveroni per evitare un confronto serve solo a dividere il Pd, tirando il sasso e nascondendo la mano. Finché si è in tempo si considerino le conseguenze di questo modo di fare politica”, sottolineano Chiti e Migliavacca.

La nota congiunta dei parlamentari è stata scritta per rispondere alle polemiche dopo che il governo è stato battuto su un emendamento alla riforma Rai, a causa della posizione di 19 senatori dem dissidenti. Matteo Renzi subito dopo la votazione aveva richiamato il partito affemando che “le polemiche vanno gestite all’interno della direzione e non in aula” mentre per il sottosegretario alla presidenza Luca Lotti si è trattato di “una pugnalata alle spalle”.

“Che alcuni senatori del mio partito minaccino il ‘Vietnam parlamentare’ contro il nostro governo a me pare incredibile. Ma forse sono strano io”. Lo ha scritto su Twitter il presidente del Pd Matteo Orfini, con riferimento all’atteggiamento della minoranza Pd sulle riforme.

“Il presidente Orfini ha usato la parola Vietnam perché altri l’avevano minacciata, da Chiti a altri. Toccherà a noi giovani esser più saggi di senatori che hanno più esperienza parlamentare, ma minacciano la guerriglia contro il proprio partito”, ha detto il ministro per le Riforme, Maria Elena Boschi.

“Si può anche mandare a casa questo governo ma bisogna avere chiaro in testa che l’alternativa si chiama Salvini e Grillo e accettare questo rischio”, ha dichiarato la vice segretaria del Pd Debora Serracchiani.

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