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Isis rivendica la strage in Tunisia: governo chiude 80 moschee

Tunisi – Arriva, nella notte tra venerdì e sabato, attraverso i social network, la rivendicazione dell’Isis per l’attacco compiuto sui due resort in Tunisia, dove hanno perso la vita 39 persone, in gran parte turisti stranieri. Il gruppo estremistico islamico si attribuisce la paternità della mattanza compiuta a Sousse.

Poco prima, sempre l’Isis, aveva annunciato di aver organizzato anche il sanguinoso attentato a Kuwait City costato la vita a 27 persone.

Uno dei terroristi si chiamava Seifeddine Rezgui (nella foto) ed era uno studente di 23 anni di Qayrawan, città santa a 60 chilometri da Sousse. Il giovane risultava incensurato. Secondo le autorità locali, il suo nome di battaglia era Abu Yahya al-Kairouani.

Il governo tunisino ha deciso la chiusura di 80 moschee non controllate dallo Stato, per incitamento alla violenza. Lo ha annunciato il premier Habib Essid.

39 le vittime e 36 i feriti nella strage di Sousse. Le vittime sarebbero di nazionalità tunisina, britannica, tedesca e belga. Uno dei due attentatori è stato ucciso dalla polizia, mentre l’altro è stato arrestato.  Testimonianze diverse parlano di un attacco partito dal mare. Due gli hotel presi di mira: il Riu Imperial Marhaba di Port El Kantaoui, a 10 km dalla città, e il Port el Kantaoui. I due terroristi potrebbero essere arrivati sulla spiaggia a bordo di un’imbarcazione e una volta giunti a terra hanno cominciato a sparare prendendo di mira gli stranieri. Un attacco, quindi, chirurgico. Le forze di sicurezza hanno ucciso Rezgui. Un suo presunto complice è stato fermato nei pressi dell’autostrada.

Beji Caid Essebsi, presidente tunisino, chiede aiuto: “Nello stesso giorno e nella stessa ora, sia la Francia che il Kuwait sono stati bersaglio di un attentato simile. E’ la prova che occorre una strategia globale e che tutti i paesi democratici devono unire le loro forze”. Immediata la solidarietà dal collega francese Francois Hollande e dalla comunità internazionale.

 

 

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