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Estorsione a Lapo Elkann, altri due arresti per il video-ricatto

Milano – I carabinieri del nucleo investigativo di Milano hanno arrestato altre due persone nell’ambito dell’inchiesta sui presunti ricatti ai danni di Lapo Elkann. Sono stati posti ai domiciliari il fotografo Fabrizio ‘Bicio’ Pensa, ex collaboratore di Fabrizio Corona, e Giovanni Bellavista, fratello di Enrico, il cameriere già sotto processo per la stessa vicenda.

Per Pensa le accuse sono di tentata estorsione per 90mila euro. Per Bellavista di estorsione per 30mila euro e di tentata estorsione per 90mila euro. Il fratello di Bellavista, il cameriere Enrico, era finito in carcere a dicembre ed è già a processo con rito abbreviato.

Al centro del presunto ricatto ai danni del nipote di Gianni Agnelli ci sarebbe un presunto video “compromettente”. Immagini che mostrerebbero un pomeriggio trascorso da Elkann con i fratelli Bellavista nell’aprile del 2014.

Lo stesso Elkann, in un verbale, raccontò di aver incontrato Enrico Bellavista “in occasione di una serata in Milano. Avevo bevuto molti bicchieri di superalcolici e, non completamente cosciente, accettai il suo invito ed entrai nella sua auto”. Finì nell’appartamento del giovane, dove c’era anche il fratello, e l’uomo “distese sul tavolo linee di sostanza di colore bianco, facendomi intendere fosse cocaina”.

Verso la fine di giugno, poi, il cameriere, in concorso con il fratello, che con uno smartphone aveva girato il video, avrebbe minacciato Lapo di diffondere le immagini “via internet o tramite organi di stampa”. E il 19 luglio scorso Elkann, attraverso il suo “stretto collaboratore Nelson Shawn Carlo”, avrebbe consegnato ai fratelli 30mila euro, con tanto di “scrittura privata” e prendendo in cambio il telefono con le immagini. Da qui ora l’accusa di estorsione anche per Giovanni Bellavista.

Fabrizio Pensa, detto “Bicio”, paparazzo ex collaboratore di Corona e già coinvolto nell’inchiesta Vallettopoli, è invece accusato di aver avanzato, per conto dei due fratelli, una “nuova richiesta di denaro affermando che in caso di mancato pagamento le immagini sarebbero state cedute alla stampa.

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